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Catania, 5 cose che mi mancano della città fenice.

Per spiegarvi cosa mi manca della mia città, Catania, in questo periodo, provo a fare un breve gioco:

Immaginate di andare in cucina, aprire lo sportello della credenza e prendere qualcosa per placare il vostro appetito. Immaginate che in questa credenza vi sia un barattolo, posto in alto, pieno di caramelle.

Adesso immaginate se io vi dicessi ” Puoi prendere quello che vuoi: biscotti, torte, merendine… tranne le caramelle”. Cosa fareste voi?

Il vostro cervello inizierà a pensare alle caramelle.

Morbide, alla frutta, dal profumo delizioso e confezionate in carta colorata. Inizierete a desiderare delle caramelle, penserete al rumore della carta che si apre, al sapore in bocca squisito e delicato, a loro inebriante profumo.

Ecco il cervello è programmato per il desiderio. Più una cosa è desiderabile, più lui troverà modi e scorciatoie per arrivare dritto all’obiettivo.

Desiderio di ciò che in un dato momento non è possibile avere.

Ed io in questo momento desidero lei, la mia città: Catania, città Fenice.

Io e lei abbiamo un rapporto tutto nostro. Un mix di odio e amore, un “vai via” continuo e un “rimani qui”. Credo di aver iniziato davvero ad amarla quando ho capito che non potevo cambiarla. E in fondo non è questo l’amore?

Negli anni, ho scritto tanto di lei, soffermandomi e ammirandone la bellezza. Ho posto l’obiettivo della mia macchina fotografica soffermandomi sull’essenza e a volte, ammetto, escludendo, la presenza di tanto altro. Ho raccontato a voce, sotto un monumento le sue linee e le sue sfumature, a turisti e ad amici. Ho abbassato gli occhi, di fronte ai stessi turisti, quando qualcosa non è stata all’altezza della sua bellezza. Eppure nonostante sia sempre stata qui, nonostante averla “vissuta” più delle mie aspettative, oggi mi mancano delle cose di lei:

5 Cose che mi mancano di Catania:

  • Il Barocco. Sono catanese, e lei me lo ricorda ovunque. Se c’è una cosa che io e lei abbiamo in comune è la nostra dualità. Pietra nera vulcanica e pietra bianca che combaciano e si alternano in un mix di sfumature tutto nostro. Una carica di decorazione e ornamenti in contraddizione tra loro, opposti che combaciano e che la rendono unica e inimitabile, nonostante tutti i nonostante. Catania è la città barocca per eccellenza. Dichiarato Patrimonio dell’Unesco Unesco (nel 2002 assieme alla Val di Noto) si può ammirare il suo barocco ovunque: palazzi, monumenti, chiese e monasteri.

  • Mi manca “a fera o’ luni”. Il mercato più antico di Catania, in piazza Carlo Alberto. Chiamato così perché un tempo si svolgeva solo il lunedì e per l’esistenza di un tempio dedicato alla dea romana Luna, ovvero Diana. La fiera è “l’anima danzante” della città: non solo perché oggi racchiude tradizioni e culture diverse (Cinesi, turchi, marocchini, catanesi e albanesi) ma perché qui, colori e profumi. inebriano le vie del mercato attraverso una ridondanza magica, la famosa “vanniata“. Quel gridare per ammaliare i clienti con la propria roba, acquisito dagli arabi durante la loro dominazione e che oggi è tutto nostro. Qui, troverete tutto: spezie, stoffe, bottoni, frutta, verdura, e oggetti di ogni tipo, tranne il silenzio.

Oggi, più che mai, vorrei poter “sentire” queste voci che profumano di speranza.

  • Mi manca: Il mare. Avere la fortuna di poter andare (magari dopo una giornata al lavoro) sul litorale, passeggiare e ammirare, l’unico colore che non smetterai mai di poter guardare: l’azzurro. Chi vive a Catania, conosce una piccola spiaggetta a pochi passi dal centro città “San Giovanni li cuti”. Qui il blu, si confonde con la pietra vulcanica, i cosiddetti “cutilisci” (piccoli scogli, tondeggianti e neri) ed una piccola spiaggia di cenere vulcanica, che io non ho mai amato tanto, a dire il vero, però venivo spesso a studiare con le amiche il pomeriggio sotto il sole di maggio. Non per questo si dice che “Quando San Giovanni li cuti prende vita, l’estate è vicina”.
  • Mi manca passeggiare per via Etnea, la via principale della città di Catania. Un tempo via del commercio, con il tempo “via dei turisti“. Mi mancano i loro sguardi sorpresi e confusi, alla vista di una città per certi versi “strana” come Catania che riesce ad esprimere, nel bene e nel male, calore e folklore. Mi manca vederli fermi sul marciapiede, ad assaporare una nostra specialità culinaria. Mi manca “It’s beautiful” esclamato non appena si rendono conto di poter vedere l’Etna dal centro storico.
  • Mi manca uscire la sera ed assaporare un buon bicchiere di vino in Via Gemellaro o al famoso “Borghetto Europa“. Mi mancano i pub e le serate con amici. Mi mancano i cornetti caldi al bar, prima di rincasare. Mi manca poter prendere un caffè seduta al mio tavolo e mi mancano gli aperitivi. Mi manca trovare un motivo per brindare insieme.
E poi (off topic, ma non troppo) mi manca l’attesa di fine Gennaio, quello che ogni catanese conosce per “l’arrivo” della festa più importante della città: Sant’Agata.

In onore della Santa Patrona della città: Agata, La festa di Sant’Agata è la terza festa più importante al mondo, dopo  la Settimana Santa di Siviglia e la Festa del Corpus Domini di Guzco in Perù.

Dal 3 febbraio Catania è in festa, ma per i catanesi, lo è prima: si inizia a preparare il sacco (vestiario di devozione), le bancarelle mostrano dolciumi di tradizioni e le vetrine si “vestono” di frutta Martorana e carretti siculi. La vera festa è il 5 febbraio, giorno di Sant’Agata appunto, ma per noi inizia un po’ prima e finisce un po’ dopo, con un “Arrivederci all’anno prossimo”. Gli occhi verso la cattedrale e lo sguardo in segno di devozione alla Santa Patrona.

É l’evento della città e per la città (dato i turisti che riesce a richiamare da ogni parte del mondo) per eccellenza. Quest’anno non si potrà e a me dispiace non poter sentire il profumo del torrone e la segatura dei ceri di devozione per le strade. (se vuoi saperne di più, ho scritto un post qui tempo fa)

Ci sono cose che mancano, che diamo per scontato, che come il barattolo di caramelle sulla credenze ce ne ricordiamo quando ci vengono “tolte”. Quando non sono permesse. Ci sono periodi di arresto che servono per ripartire.

Non a caso è la città di Catania è detta città Fenice, demolita e ricostruita 7 volte, a causa dei innumerevoli terremoti ed eruzioni laviche. Catania come l’araba Fenice, l’uccello di fuoco della mitologia egizia, risorge dalle sue ceneri. Maestosa e pronta ad affrontare il futuro, con la sapienza del passato e la voglia di guardare a futuro.

Melior de cinere surgo”

“Dalla cenere risorgo sempre più bella”. É la scritta che troviamo incisa su Porta Garibaldi.

fenice

Perché in fondo la verità è che una parte di me, non la cambierebbe con nessun’altra.

E a te, cosa manca della tua città? 😊

Vanessa

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