Viaggia, qui ed ora

A volte non è il momento più adatto per viaggiare, a volte non si può per via degli impegni lavorativi, a volte semplicemente non si può. Allora che si fa quando non si può viaggiare? semplice… si viaggia,
qui ed ora.

Ho sempre pensato al viaggio non solo come “l’atto di andare da qualche parte rispetto al posto in cui si è ” ma sopratutto un modo di vivere “Andare oltre rispetto a qualcosa“. Questo non solo perché sono una gemelli, un segno d’aria pronto ad ogni volo pindarico basta che si parta ma sopratutto perché non sempre si può preparare una valigia.

A volte non è il momento più adatto per viaggiare, a volte non si può per via degli impegni lavorativi, a volte semplicemente non si può.

Allora che si fa quando non si può viaggiare? semplice… si viaggia,
qui ed ora.

No, non non sono “fuori dal mondo” so bene le ultime disposizioni governative. Ma il presente è mio. Esiste una locuzione latina “Hic et nucn” (qui ed ora) per indicare un adempimento cui risoluzione non ammette proroghe, è necessario agire adesso.

Il presente non torna, e l’orologio è lì ad fare “tic tac” per ricordarci come questa non sia solo una frase. Allora, bando alle ciance “viaggiamo insieme” perché oggi si può:

10 cose da fare se sei (come me) un wanderlust

Visualizza articolo

  • Trova una meta, magari è quella tanto desiderata da un po’ o magari è una di cui ne hai appena sentito parlare: fai delle ricerche, informati, prendi appunti e programma il prossimo viaggio.

  • Si può viaggiare anche stando comodamente seduti sul divano, i libri sono quei passaporti universali che ci permettono di andare oltre… a volte anche oltre la nostra immaginazione.

  • Ti ricordi tutte quelle foto messe in un cassetto, che aspettano di essere catalogate?! bene adesso niente scuse, prendi un bel quaderno e crea un album. Scrivi la meta e gioca con la fantasia.

  • Questo è un ottimo modo anche per “decorare casa“, l’ambiente in cui vivi dice molto di te, ti rappresenta , e a me piace sempre avere in giro per casa souvenir e emisferi sulle pareti.

  • Impara una lingua, esistono tanti siti e libri per “fare un po’di pratica“, sarebbe bello se quando facessi quel viaggio oltre il tuo paese, poter dialogare personalmente con persone locali, non trovi?

  • Colora, no non sto scherzando, colorare ha a che fare con i viaggi molto di più di quello che si pensi, stimola la fantasia e “aiuta” il nostro cervello a liberare la tensione e stimolare la creatività.

  • Stare a casa non significa annoiarsi, prova nuove cose, sì curioso: prepara un piatto diverso, prepara il tè, appassionati ad un’altra cultura: sapevi ad esempio che i giapponesi non gradiscono che si pronunci in loro presenza il numero “quattro”? perché molto simile (nella loro lingua) alla parola “morte“, bene neanch’io, l’ho scoperto casualmente!

  • Senti nostalgia delle terme provate nel tuo ultimo viaggio vero? non problem! Oggi, si va alle terme low cost. Prepara un bagno caldo, magari utilizzando degli oli essenziali, rilassati e prenditi cura di te, perché se non stai bene con te stesso non puoi stare bene nel mondo, ovunque tu sia!

  • Ascolta la musica, semplice ma non banale. Ascoltare la musica fa diminuire i livelli di cortisolo nel nostro organismo, ciò significa meno stress più aperti a nuove esperienze.

  • Fai spazio in valigia, quella che ti porti dietro e comprende persone, situazioni, esperienze che non ti fanno stare bene. Svuota tutto, in questo viaggio sei tu a decidere cosa mettere dentro. Non hai limiti di peso, ma un bagaglio leggero è sempre più pratico, ma sopratutto utile a nuove cose.


Un vero viaggio non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi
Marcel Proust

Cliente, buon vecchio influencer

Era il 2005, e come tutti i ragazzi nati più o meno negli anni ’90 era per me l’anno del primo superiore.

Era il 2005, e come tutti i ragazzi nati più o meno negli anni ’90, era per me l’anno del primo superiore. Frequentai la scuola alberghiera, scelta voluta perché desideravo lavorare nel campo del turismo. Era il 2005, e parlando con una mia amica ci rendemmo conto che, nonostante la teoria/pratica (è una scuola professionale) mancava qualcosa…! Mancava vedere sul serio come funzionasse un albergo. Così armati di carta e penna decidemmo di stilare una lista degli alberghi più o meno “conosciuti” e ci presentammo (di Sabato, quando non c’era scuola). “Salve, mi scusi possiamo vedere il vostro hotel? e le cucine? Quanto costa una camera? Per il meeting c’è una figura?“. Molti furono entusiasti, altri no, rispondendo con un retorico: “Andate a divertirvi” ( ed in fondo avevano ragione).

l

I criteri della nostra lista erano molto standard: estetica/comfort/personale/pulizia/cose che piacciono/cosa cambieresti.
All’epoca non c’era Tripadvisor, Booking e simili, ciò significa niente recensioni, niente social e soprattutto niente foto istantanee.
Tutto rimaneva lì con noi su quei fogli, ignari che un giorno qualcuno ne facesse davvero un lavoro. Era divertente perché non solo per un giorno ci faceva sentire “parte di qualcosa”, ma perché riuscivamo a cogliere ciò che spesso si dava per scontato: una sala troppo cupa, un cameriere poco cordiale o semplicemente un lavoro frenetico e ripetitivo che faceva disperdere tutta la bellezza di una location.

Perché vi racconto questo? Perché oggi nel 2020 mi è capitato di presentarmi in alcuni di questi posti e di notare come alcuni negli anni abbiano chiuso, altri cambiato (fortunatamente) immagine e altri rimasti sempre gli stessi. Mi è capitato di sentirmi dire: “Signorina, ha troppe competenze per questo ruolo” o “non ne ha abbastanza” ; ” noi puntiamo su altro” o “abbiamo sempre fatto così“. E io rispondevo ironicamente: “Sì, lo so… La ringrazio comunque”. La verità è che è giusto puntare su altro: novità, APP, travelblogger, e via di seguito, ma è ancora più giusto ascoltare il Cliente!
Perché se è vero che ci sono tante cose che non vanno, è anche vero che ce ne sono tante altre che possono essere evidenziate e farne una forza. Questo è ciò che fa la differenza fra un’azienda che lavora per sé e una che lavora per l’azienda futura: quella fatta da chi ci lavora, chi acquista e soprattutto chi se ne ricorderà in futuro.

photo of pen on top of notebook
Photo by fauxels on Pexels.com