Un po’ di me

Prima di riempire queste pagine virtuali su ciò che farò e dove andrò, mi sembra giusto raccontarvi un po’ di me. Iniziamo dal banale: Ciao, sono Vanessa, ho 29 anni e vivo a Catania. Sono sempre stata una bimba molto curiosa, ma anche molto timida, dagli occhioni grandi e piena d’interessi: danza, pallavolo, pittura, recitazione, pattinaggio, ginnastica artistica e perfino chimica. Sì, anche questa (nella vita bisogna pur provare per trovare la giusta inclinazione, no?!). Ma l’unico punto fisso, invariabile nel tempo, è lei: la scrittura. Non ricordo un momento della mia vita in cui lei non ci fosse. Ho sempre scritto: diari, storie, racconti, favoleScrivere per me è essenziale come respirare.

Da piccolina sognavo dunque di fare la giornalista, ma essendo una bimba molto curiosa, non potevo non innamorarmi di tutto ciò che c’era “al di là del mio naso” e quindi dell’intero emisfero. Ecco che nasce la passione per i viaggi.
In realtà più che una passione la mia è proprio un’esigenza: ho bisogno di “spostarmi” e non mi importa se a pochi kilometri da casa o in un altro Paese (credo di essere, anzi sono una wanderlust).

Crescendo mi sono accorta che tutto ciò che riguarda un’impresa mi affascinava, in particolare l’impresa alberghiera. Così dopo il diploma come operatore turistico ho deciso di studiare comunicazione. Adesso, dopo aver scritto per alcuni travel blog, concluso un corso sul Project management per il turismo ed avere studiato per anni “dietro le quinte” ho deciso di aprire un blog tutto mio.

Un po’ (più) di me

Sono quella che viene definita travel web writer freelance o blogger, anche se in verità mi trovo più tra le parole writer e molto freelance!

Adesso vi racconto chi sono io “davvero”: amo il giallo e i girasoli, ho due cani (Mia e Lia) e un gatto (Cloe). Sono figlia di un’impiegata e un artigiano ed è per questo che amo definirmi un’artigiana delle parole. Amo scrivere, questo si è ben capito, ma amo anche fotografare perché credo che a volte un’immagine conti più di tante parole. Amo il profumo del caffè e odio la cannella. Sono nata il 05 Giugno, sono quindi una gemelli e credo che questo mi definisca tanto: curiosa, chiacchierona, poliedrica e alla continua ricerca di stimoli intellettuali. Sono molto pacata e composta, ma a volte mi diverto a fare selfie “ironici” giusto per ricordarmi che non bisogna mai prendersi troppo sul serio. E per finire: “vivo coi piedi a terra e il naso perennemente all’insù all’insegna di particolari, luoghi insoliti e non ricercati, da poter raccontare attraverso mille sfumature. Scrivo di viaggi ma sogno in giorno di poter viaggiare per scrivere”.
Ma questo già lo sapete!

Cliente, buon vecchio influencer

Era il 2005, e come tutti i ragazzi nati più o meno negli anni ’90 era per me l’anno del primo superiore.

Era il 2005, e come tutti i ragazzi nati più o meno negli anni ’90, era per me l’anno del primo superiore. Frequentai la scuola alberghiera, scelta voluta perché desideravo lavorare nel campo del turismo. Era il 2005, e parlando con una mia amica ci rendemmo conto che, nonostante la teoria/pratica (è una scuola professionale) mancava qualcosa…! Mancava vedere sul serio come funzionasse un albergo. Così armati di carta e penna decidemmo di stilare una lista degli alberghi più o meno “conosciuti” e ci presentammo (di Sabato, quando non c’era scuola). “Salve, mi scusi possiamo vedere il vostro hotel? e le cucine? Quanto costa una camera? Per il meeting c’è una figura?“. Molti furono entusiasti, altri no, rispondendo con un retorico: “Andate a divertirvi” ( ed in fondo avevano ragione).

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I criteri della nostra lista erano molto standard: estetica/comfort/personale/pulizia/cose che piacciono/cosa cambieresti.
All’epoca non c’era Tripadvisor, Booking e simili, ciò significa niente recensioni, niente social e soprattutto niente foto istantanee.
Tutto rimaneva lì con noi su quei fogli, ignari che un giorno qualcuno ne facesse davvero un lavoro. Era divertente perché non solo per un giorno ci faceva sentire “parte di qualcosa”, ma perché riuscivamo a cogliere ciò che spesso si dava per scontato: una sala troppo cupa, un cameriere poco cordiale o semplicemente un lavoro frenetico e ripetitivo che faceva disperdere tutta la bellezza di una location.

Perché vi racconto questo? Perché oggi nel 2020 mi è capitato di presentarmi in alcuni di questi posti e di notare come alcuni negli anni abbiano chiuso, altri cambiato (fortunatamente) immagine e altri rimasti sempre gli stessi. Mi è capitato di sentirmi dire: “Signorina, ha troppe competenze per questo ruolo” o “non ne ha abbastanza” ; ” noi puntiamo su altro” o “abbiamo sempre fatto così“. E io rispondevo ironicamente: “Sì, lo so… La ringrazio comunque”. La verità è che è giusto puntare su altro: novità, APP, travelblogger, e via di seguito, ma è ancora più giusto ascoltare il Cliente!
Perché se è vero che ci sono tante cose che non vanno, è anche vero che ce ne sono tante altre che possono essere evidenziate e farne una forza. Questo è ciò che fa la differenza fra un’azienda che lavora per sé e una che lavora per l’azienda futura: quella fatta da chi ci lavora, chi acquista e soprattutto chi se ne ricorderà in futuro.

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