Un viaggetto inaspettato

Sono appena tornata da un breve weekend, uno di quelli improvvisati che fai un po’ per lavoro, un po’ per schiarirti le idee, un po’ perché a volte senti l’esigenza di andare … tanto per andare!

Sono appena tornata da un breve weekend, uno di quelli improvvisati che fai un po’ per lavoro, un po’ per schiarirti le idee, un po’ perché a volte senti l’esigenza di andare… tanto per andare! Inizialmente avrei voluto raccontarvi ogni dettaglio, avrei voluto farvi vedere tante cose e scrivere di tante cose, ma la verità è che questo “viaggetto inaspettato” io me lo sono voluto godere.

Sono partita senza sapere esattamente dove andare. Niente luoghi da scoprire, niente libri a riguardo, niente programmi. Perché io, che a volte ( anzi diciamo spesso) mi divido in questa dualità, ho un lato avventuroso ed un altro che prevede tutto ciò che è possibile prevedere. Amo organizzare, non perdermi nulla, amo sapere e conoscere la storia, i posti, la cucina di un luogo prima di ogni partenza. Questa volta no, questa volta ho detto “lasciamo fare alla vita…

In verità la particolarità di quest’esperienza è stata data dal fatto che son partita con persone che non conoscevo, o meglio che non avevo mai visto prima se non tramite uno schermo, con cui avevo collaborato in pieno lockdown ma che a me è sembrato conoscere da sempre. In verità, io (credevo) di non essere così temeraria, ho una predisposizione genetica alla responsabilità, per cui se alla “Vanessa” di qualche anno fa avessero detto cosa stava andando a fare, sicuramente quella (di Vanessa) avrebbe risposto “Si, certo magari un’altra volta eh…“. La Vanessa, quella di adesso, non ha esitato un attimo. Questa cosa mi ha stupito ed entusiasmato allo stesso tempo.

Stupito perché credevo non fosse da me, in verità credo che sia molto me. Credo di avere la stessa percentuale di predisposizione genetica per essere affascinata dall’avventura e dall’inaspettato.

Tornando a noi, io vorrei scrivere tutto ciò che ho visto a Palermo: la Cattedrale, le viuzze, le borgate, le chiese… un mix di culture ed architetture che trovi solo in Sicilia, perché ogni popolo che ha lasciato qualcosa, ha anche preso qualcosa, determinando qualcosa di nuovo mai visto prima. Solo una terra che ha visto invasioni da popoli differenti può offrire uno scenario così…

Sono partita con Agnese, attrice dai capelli rossi, un po’ blogger, ma tanto romana. E arrivata a Catania ed abbiamo iniziato il nostro tour proprio qui a casa mia, nella Catania barocca, che amo e (a volte) odio allo stesso tempo.

Abbiamo camminato e mangiato (tanto entrambe le cose), abbiamo fatto tantissime scale per poi accorgerci che bisogna sempre salire (giuro, appuntatevelo, se trovate delle scale… salite sempre, sarà faticoso, ma la vista è fantastica). Abbiamo fatto mille foto non instangrammabili, ma sono quelle più vere, quelle in cui dici “Cavolo, quel momento lo ricordo“.

Volevo che lei conoscesse la città ma volevo anche che conoscesse me, le mie abitudini, i posti che amo. Ci tenevo a questo, perché potrei parlarti di me, e delle mie passioni all’infinito, ma ci sono luoghi che portiamo dentro e che a volte è giusto mostrare a qualcuno! Siamo state piccole avventuriere alle Gole dell’Alcantara, ed abbiamo mangiato il famoso Cannolo siciliano, vista mare.

Devi fare la viaggiatrice non la turista, ciò significa che se una piazzetta ti piace, ma nessuna guida la cita, futtitin*i ( per i non siculi: fregatene) siediti e goditi la tua piazzetta, perché potrai vedere mille monumenti ed imparare a memoria i nomi delle ultime dinastie, ma non potrai mai dimenticare le sensazioni di un luogo. Quelle rimarranno tue.

Ed è così che di Palermo, dove siamo state successivamente, vi racconto di come mi sono trovata seduta in una piccola piazzetta di Bagheria, con un calice di vino in mano e “perfetti sconosciuti” accanto, che a me però è sembrato di conoscere da sempre. Chi l’avrebbe mai detto…!

Eppure ero lì, credo che fosse esattamente il luogo in cui mi dovessi trovare. Credo che esistono persone, luoghi, ed esperienze che ci aspettano da sempre.
Questo, che a volte spaventa e sconvolge, altre volte entusiasma terribilmente!

Abbiamo mangiato pane, panelle e crocchè seduti all’università di Palermo.
Perché qui, abbiamo incontrato l’altro, il palermitano con cui ancora dobbiamo trovare un compromesso su quella palla di riso che noi (catanesi) chiamiamo arancino e per loro è femmina (si femmina…assurdo lo so!). Su una cosa però siamo d’accordo, chiamatela come volete ma è buona, tanto a Catania quanto a Palermo!!

Palermo ha tanto da offrire, sia artisticamente che storicamente, ma io mi sono innamorata delle borgate poco fuori la città: Sant’Elia, Porticello, Aspra e lei, quella che più di tutte ha fatto centro, Punta Santa Nicolicchia.

Abbiamo visto spiagge stupende, di notte e di giorno. Visto tramonti bellissimi, ma ci siamo anche goduti il silenzio dopo la sveglia delle 5 del mattino solo per vedere l’alba. Colazione, caffè solo per tornare a letto, soddisfatte e contente di aver vissuto quel momento!

Ecco, vedete quando si incontra qualcuno non sappiamo mai che posto occuperà nella nostra vita, se il tempo di un saluto oppure una mano da stringere sempre.

Nessuno può saperlo, né tu nell’altro. Quello che però è possibile sapere è se quel momento avresti voluto viverlo insieme. Io con lei, che adesso è mia amica, abbiamo parlato tanto, raccontandoci passati, inventandoci prossime avventure e fatto progetti. Nessuno sa cosa si realizzerà eppure entrambe sappiamo che era così che doveva andare. Come mi disse un giorno qualcuno Conoscersi non è mai per caso…” non so se sia vero, ma so che non poteva essere altrimenti!

La fine del viaggio è stato un caro arrivederci, il rientro è stato per me un po’ brutto, uno di quelli che non vorresti mai vivere. Vedere lottare le persone che ami tra la vita e la morte, è una delle sensazioni che non augureresti mai a nessuno. Perché vi racconto questo? perché non avrei voluto scrivere, perché il dolore non se ne va via scrivendo… ma è questo che fa di me quella che sono!

Avrei voluto entusiasmarvi con la mia voglia di andare in giro per il mondo, ma è difficile quando il mondo ti crolla, così non posso che dirvi di vivere la vita come viene: prendete un attimo per voi, lasciate andare ciò che non vi fa bene, lasciatevi guidare dal momento, salite le scale quando ce ne di bisogno, senza dimenticare che tutto costa fatica è vero, ma anche solo per un attimo, quella vista … andava vissuta!

Un po’ di me

Prima di riempire queste pagine virtuali su ciò che farò e dove andrò, mi sembra giusto raccontarvi un po’ di me. Iniziamo dal banale: Ciao, sono Vanessa, ho 29 anni e vivo a Catania. Sono sempre stata una bimba molto curiosa, ma anche molto timida, dagli occhioni grandi e piena d’interessi: danza, pallavolo, pittura, recitazione, pattinaggio, ginnastica artistica e perfino chimica. Sì, anche questa (nella vita bisogna pur provare per trovare la giusta inclinazione, no?!). Ma l’unico punto fisso, invariabile nel tempo, è lei: la scrittura. Non ricordo un momento della mia vita in cui lei non ci fosse. Ho sempre scritto: diari, storie, racconti, favoleScrivere per me è essenziale come respirare.

Da piccolina sognavo dunque di fare la giornalista, ma essendo una bimba molto curiosa, non potevo non innamorarmi di tutto ciò che c’era “al di là del mio naso” e quindi dell’intero emisfero. Ecco che nasce la passione per i viaggi.
In realtà più che una passione la mia è proprio un’esigenza: ho bisogno di “spostarmi” e non mi importa se a pochi kilometri da casa o in un altro Paese (credo di essere, anzi sono una wanderlust).

Crescendo mi sono accorta che tutto ciò che riguarda un’impresa mi affascinava, in particolare l’impresa alberghiera. Così dopo il diploma come operatore turistico ho deciso di studiare comunicazione. Adesso, dopo aver scritto per alcuni travel blog, concluso un corso sul Project management per il turismo ed avere studiato per anni “dietro le quinte” ho deciso di aprire un blog tutto mio.

Un po’ (più) di me

Sono quella che viene definita travel web writer freelance o blogger, anche se in verità mi trovo più tra le parole writer e molto freelance!

Adesso vi racconto chi sono io “davvero”: amo il giallo e i girasoli, ho due cani (Mia e Lia) e un gatto (Cloe). Sono figlia di un’impiegata e un artigiano ed è per questo che amo definirmi un’artigiana delle parole. Amo scrivere, questo si è ben capito, ma amo anche fotografare perché credo che a volte un’immagine conti più di tante parole. Amo il profumo del caffè e odio la cannella. Sono nata il 05 Giugno, sono quindi una gemelli e credo che questo mi definisca tanto: curiosa, chiacchierona, poliedrica e alla continua ricerca di stimoli intellettuali. Sono molto pacata e composta, ma a volte mi diverto a fare selfie “ironici” giusto per ricordarmi che non bisogna mai prendersi troppo sul serio. E per finire: “vivo coi piedi a terra e il naso perennemente all’insù all’insegna di particolari, luoghi insoliti e non ricercati, da poter raccontare attraverso mille sfumature. Scrivo di viaggi ma sogno in giorno di poter viaggiare per scrivere”.
Ma questo già lo sapete!