Quarantena a modo mio!

Questa quarantena è stata come la pioggia improvvisa in una giornata d’agosto.

Tu sei lì con le tue infradito e il telo da mare pronta per il mare ed ad un tratto piove.

Ed in quel momento c’è chi cerca riparo, chi rinuncia alla sua giornata a mare e chi invece cambia piani e si adatta.

Per indole io sono sempre stata propensa a far così, a trovare il lato positivo o qualcosa che più o meno si avvicina ad essa e cambiare i miei piani.

Ma oggi no, oggi non riesco. Oggi mi manca andare a mare anche solo per un po’, mi manca la birra con gli amici e le canzoni in macchina.

Oggi mi manca fare la fila per sedermi ad un tavolo, entrare in un negozio e dire “Grazie, stavo solo guardando“, mi manca il famoso caffè dentro un bar, mi manca la passeggiata in solitaria a fotografare la mia città. E mi manca passare per la fiera e sentire tutto quel vociferare. Mi manca “sbuffare” nell’attesa che il semaforo diventi verde. Mi manca provare rossetti e guardare le vetrine dei negozi pensando che certi vestiti non avrò mai l’occasione di indossarli.

Ma quello che mi manca di più sono le “riunioni ” attorno ad un tavolo, e non importa se sia quello di un locale, o a casa di amici, o di casa mia. Mi mancano gli affetti, e non perché le persone che mi vogliono bene non mi siano vicino… anzi! Ma semplicemente perché nulla può sostituire quell’atmosfera che si crea quando “vorresti” far capire a qualcuno qualcosa ma finisci per riderci su (nelle migliori delle ipotesi!).

Mi mancano gli abbracci, nonostante io sia una di quelle persone che non abbraccia piuttosto fa una battuta (è un abbraccio platonico il mio).

Mi manca perfino il mio lavoro da commessa, in cui da apprendista cercavo di far dei bei pacchetti con tanto di nastrino colorato e consigliavo regali come se a riceverli fossi poi io!! Mi manca tutto questo.

Ma nonostante ciò (ecco l’indole 🙂 ) sono contenta perché nonostante le mie mille mancanze, non ho mandato messaggi a random, a gente solo per sentirmi meno sola. Ho sentito, risentito solo chi, in modi diversi… diversissimi fa parte della mia vita.

Offline ed Online per me non fa differenza.

In questo periodo non mi sono sforzata a trovare il lato positivo, semplicemente mi sono promessa mai contro te stessa, fai quello che senti.

Ho colorato, ho scritto, ho fatto giardinaggio, ho letto, ho preparato dolci, ho guardato serie tv, ho studiato… ma NON ho fatto tanto altro. Perché nonostante quello che si pensi questo non è un periodo regalato, semplicemente è un momento che tutti, nessuno escluso, sta vivendo : A modo suo!

E così, nel giorno in cui si festeggia la libertà a me di libertà manca la mia.


Poi però mi ricordo che è solo un momento…e come tale passerà!!

Impara l’arte del fallimento

Il vero successo è imparare l’arte del fallimento, capire che, quello che hai affrontato, in ogni caso “è successo” nella tua vita e tu sei riuscito al di là delle aspettative ad affrontarlo.

Tra le cose che ti dicono quando cresci è che più o meno la tua vita si svolgerà così: troverai un buon lavoro, un buon marito/una brava moglie, farai carriera (forse) e costruirai una famiglia (forse), in altre parole… avrai successo.

Non importa quanto sia alto il tuo quoziente intellettivo, dove vivi, chi sposerai… tu avrai successo! Il successo è tutto. Il primo della classe, la ragazza perfetta, il lavoro dei tuoi sogni, una vita perfetta, avrai tutto se solo riuscirai ad avere successo.

Basta digitare la parola “successo” su internet e troverai articoli come:”Guida per il successo“, “I segreti per il successo“, “Come avere successo nella vita“, “Dieci regole per avere successo” ( eh già… in fondo è facile, dai che ci vuole a seguire 10 semplici regole) e ti troverai all’apice del successo.

Ciò che nessuno ti dirà mai è che ci saranno scivoloni, cadrai, ti smarrirai, odierai a volte il lavoro che farai, ti innamorerai di quella sbagliata ma che a te sembra perfetta, arriverai ultimo a quel concorso, dirai fine ad un matrimonio, chiuderai la tua azienda… in altre parole: fallirai.

Nessuna guida per il fallimento, ed ecco che ti ritrovi lì con in mano tutti i cocci dei tuoi fallimenti. Siamo nell’epoca dei grandi successi e tu, o tieni il passo o ti ritrovi ad un passo dal baratro. Il fallimento è qualcosa che non possiamo permetterci, ma chi più e chi meno, ha almeno fallito in qualcosa nella propria vita. Perché che piaccia o no, il fallimento è umano.

In realtà, il successo ed il fallimento hanno un denominatore comune: il far succedere una cosa. È lì, la sottile differenza in cui anche un fallimento potrà diventare un successo.

Che tu ti sia iscritto all’università ma poi hai capito che non eri “portato” per quel percorso di studi, che ti sia sposato con la persona che credevi fosse quella “giusta“quando in realtà non lo era, che tu abbia cambiato lavoro, affrontato mille avversità oppure semplicemente che tu ti sia esercitato, allenato, per quella prova tanto attesa, che poi hai fallito, tutto ciò poco importa, quello che importa, è che tu l’abbia fatto.

Il vero successo è imparare l’arte del fallimento, capire che, quello che hai affrontato, in ogni caso “è successo” nella tua vita e tu sei riuscito al di là delle aspettative ad affrontarlo.

Quindi qualora tu abbia fallito in qualcosa, qualora ti trovassi con i tuoi cocci rotti, sappi che hai due soluzioni: guardare i cocci rotti e rimanere immobile o prendere i cocci rimasti ed andare avanti. I cocci ci sono e tu non puoi far nulla, ciò che farà la differenza è il tuo atteggiamento.

Ti dirò di più, esiste una terza opzione (la mia preferita): lasciare i cocci a terra e andare avanti.

Bisogna “sporcarsi le mani”, impastare, rimpastare, inventare, apprendere e fare meglio. Giocare con i colori della tavolozza, con i neri e con i bianchi , accostare il blu cobalto al giallo e il verde all’arancio. Giocare con le parole, con i suoni, con i dati e i diagrammi, con le viti e i tasselli, con i fili e gli uncinetti. Giocare con la vita e per la vita.

La verità è che abbiamo bisogno di più fallimenti per dare la giusta prospettiva al vero successo. Perché la cosa più brutta che possa capitare nella vita è non aver mai fallito in qualcosa, perché significa che non ti sei mai mosso di un passo dal punto di partenza.

Ho provato , ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio meglio.

Samuel Beckett

Un po’ di me

Prima di riempire queste pagine virtuali su ciò che farò e dove andrò, mi sembra giusto raccontarvi un po’ di me. Iniziamo dal banale: Ciao, sono Vanessa, ho 29 anni e vivo a Catania. Sono sempre stata una bimba molto curiosa, ma anche molto timida, dagli occhioni grandi e piena d’interessi: danza, pallavolo, pittura, recitazione, pattinaggio, ginnastica artistica e perfino chimica. Sì, anche questa (nella vita bisogna pur provare per trovare la giusta inclinazione, no?!). Ma l’unico punto fisso, invariabile nel tempo, è lei: la scrittura. Non ricordo un momento della mia vita in cui lei non ci fosse. Ho sempre scritto: diari, storie, racconti, favoleScrivere per me è essenziale come respirare.

Da piccolina sognavo dunque di fare la giornalista, ma essendo una bimba molto curiosa, non potevo non innamorarmi di tutto ciò che c’era “al di là del mio naso” e quindi dell’intero emisfero. Ecco che nasce la passione per i viaggi.
In realtà più che una passione la mia è proprio un’esigenza: ho bisogno di “spostarmi” e non mi importa se a pochi kilometri da casa o in un altro Paese (credo di essere, anzi sono una wanderlust).

Crescendo mi sono accorta che tutto ciò che riguarda un’impresa mi affascinava, in particolare l’impresa alberghiera. Così dopo il diploma come operatore turistico ho deciso di studiare comunicazione. Adesso, dopo aver scritto per alcuni travel blog, concluso un corso sul Project management per il turismo ed avere studiato per anni “dietro le quinte” ho deciso di aprire un blog tutto mio.

Un po’ (più) di me

Sono quella che viene definita travel web writer freelance o blogger, anche se in verità mi trovo più tra le parole writer e molto freelance!

Adesso vi racconto chi sono io “davvero”: amo il giallo e i girasoli, ho due cani (Mia e Lia) e un gatto (Cloe). Sono figlia di un’impiegata e un artigiano ed è per questo che amo definirmi un’artigiana delle parole. Amo scrivere, questo si è ben capito, ma amo anche fotografare perché credo che a volte un’immagine conti più di tante parole. Amo il profumo del caffè e odio la cannella. Sono nata il 05 Giugno, sono quindi una gemelli e credo che questo mi definisca tanto: curiosa, chiacchierona, poliedrica e alla continua ricerca di stimoli intellettuali. Sono molto pacata e composta, ma a volte mi diverto a fare selfie “ironici” giusto per ricordarmi che non bisogna mai prendersi troppo sul serio. E per finire: “vivo coi piedi a terra e il naso perennemente all’insù all’insegna di particolari, luoghi insoliti e non ricercati, da poter raccontare attraverso mille sfumature. Scrivo di viaggi ma sogno in giorno di poter viaggiare per scrivere”.
Ma questo già lo sapete!

Cliente, buon vecchio influencer

Era il 2005, e come tutti i ragazzi nati più o meno negli anni ’90 era per me l’anno del primo superiore.

Era il 2005, e come tutti i ragazzi nati più o meno negli anni ’90, era per me l’anno del primo superiore. Frequentai la scuola alberghiera, scelta voluta perché desideravo lavorare nel campo del turismo. Era il 2005, e parlando con una mia amica ci rendemmo conto che, nonostante la teoria/pratica (è una scuola professionale) mancava qualcosa…! Mancava vedere sul serio come funzionasse un albergo. Così armati di carta e penna decidemmo di stilare una lista degli alberghi più o meno “conosciuti” e ci presentammo (di Sabato, quando non c’era scuola). “Salve, mi scusi possiamo vedere il vostro hotel? e le cucine? Quanto costa una camera? Per il meeting c’è una figura?“. Molti furono entusiasti, altri no, rispondendo con un retorico: “Andate a divertirvi” ( ed in fondo avevano ragione).

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I criteri della nostra lista erano molto standard: estetica/comfort/personale/pulizia/cose che piacciono/cosa cambieresti.
All’epoca non c’era Tripadvisor, Booking e simili, ciò significa niente recensioni, niente social e soprattutto niente foto istantanee.
Tutto rimaneva lì con noi su quei fogli, ignari che un giorno qualcuno ne facesse davvero un lavoro. Era divertente perché non solo per un giorno ci faceva sentire “parte di qualcosa”, ma perché riuscivamo a cogliere ciò che spesso si dava per scontato: una sala troppo cupa, un cameriere poco cordiale o semplicemente un lavoro frenetico e ripetitivo che faceva disperdere tutta la bellezza di una location.

Perché vi racconto questo? Perché oggi nel 2020 mi è capitato di presentarmi in alcuni di questi posti e di notare come alcuni negli anni abbiano chiuso, altri cambiato (fortunatamente) immagine e altri rimasti sempre gli stessi. Mi è capitato di sentirmi dire: “Signorina, ha troppe competenze per questo ruolo” o “non ne ha abbastanza” ; ” noi puntiamo su altro” o “abbiamo sempre fatto così“. E io rispondevo ironicamente: “Sì, lo so… La ringrazio comunque”. La verità è che è giusto puntare su altro: novità, APP, travelblogger, e via di seguito, ma è ancora più giusto ascoltare il Cliente!
Perché se è vero che ci sono tante cose che non vanno, è anche vero che ce ne sono tante altre che possono essere evidenziate e farne una forza. Questo è ciò che fa la differenza fra un’azienda che lavora per sé e una che lavora per l’azienda futura: quella fatta da chi ci lavora, chi acquista e soprattutto chi se ne ricorderà in futuro.

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Ogni viaggio è un’avventura

La parola Viaggio deriva dal provenzale viatge, a sua volta dal latino viaticum “mettersi in viaggio”.
Mettersi in viaggio da una città ad un’altra, da un Paese che non è nostro, ma che forse lo diventerà.
Mettersi in viaggio nella propria città, perché basta guardare con occhi diversi qualcosa, per scoprire angoli sconosciuti o rivedere posti conosciuti.
Camminare, scoprirsi e scoprire qualcosa diverso da noi!
Ma a volte capita di “mettersi in viaggio” nella vita delle persone e con la vita delle persone.
Capita di incontrare, mescolare, confrontarsi e costruire qualcosa insieme.

La parola viaggio deriva dal provenzale viatge, a sua volta dal latino viatĭcummettersi in viaggio”. Mettersi in viaggio da una città ad un’altra, da un Paese che non è nostro, ma che forse lo diventerà. Mettersi in viaggio nella propria città, perché basta guardare con occhi diversi qualcosa, per scoprire angoli sconosciuti o rivedere posti conosciuti.

Camminare, scoprirsi e scoprire qualcosa diverso da noi!
Ma a volte capita di “mettersi in viaggio” nella vita delle persone e con la vita delle persone.
Capita di incontrare, mescolare, confrontarsi e costruire qualcosa insieme.

Allora la parola viaggio assume un’altra prospettiva, ed è così che inizia un viaggio low cost, senza data e senza meta, ma con la voglia di fare per e con qualcun altro.

Questo viaggio inizia da Genova con Serena Dettori di Lados “In Vogue We Trust” dove l’amore per la moda si unisce alla passione per la scrittura; sempre in questa splendida città possiamo “perderci” in “Appuntidizelda” in cui l’arte si incontra con la cultura moderna e orientale (e non solo…). Facciamo un “salto” a Brescia da Sara Andreoli di Lifeeofsari” tra dettagli per la moda e la passione per il beauty ed i viaggi, ed infine dalla nostra amica Marianna di Lady Maryann che grazie ai suoi consigli sul natural beauty possiamo conoscere e ricreare tante fantastiche ricette!

Da questo viaggio nasce la nostra collaborazione, con l’idea di condividere, confrontarci insieme e fare rete, perché viaggiare da soli si sa è adrenalinico ma viaggiare insieme è più bello!

Il viaggio però continua con tante tante novità e tanti post da condividere!

Come si dice?  “Il viaggio non è la meta e la meta non è il viaggio… l’importante è tutto ciò che succede strada facendo


Tieniti aggiornato e non perderti i prossimi post!

Le prime volte

Le prime volte… il primo giorno di scuola, il primo bacio, il primo amore, la prima migliore amica, la prima delusione, il primo giorno di lavoro..! Il primo si sa, ha sempre qualcosa di “speciale”, volente o meno rimane sempre tra i nostri ricordi.
È così anche il primo post assume un ruolo importante, ma c’è una cosa che mi piace pensare, che le prime volte saranno anche belle ed uniche, ma esistono (fortunatamente) le seconde, le terze, le quarte e perché no, anche le quinte!
Quello che nessuno ti dice mai è che si cresce, si cambia, si mette tutto in discussione con passi indietro e spinte in avanti, qualora sia necessario. Si studia, si impara, si prova.
Ecco, questo è il primo post, ma spero, anzi mi auguro, che sia il primo di tanti altri ma non il migliore… perché l’unico modo per vivere è “sporcarsi le mani” , cadere, rialzarsi, fare r rifare più di prima ..meglio di prima!

Ciao io sono Vanessa, è questo è il mio blog!


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