Un viaggetto inaspettato

Sono appena tornata da un breve weekend, uno di quelli improvvisati che fai un po’ per lavoro, un po’ per schiarirti le idee, un po’ perché a volte senti l’esigenza di andare … tanto per andare!

Sono appena tornata da un breve weekend, uno di quelli improvvisati che fai un po’ per lavoro, un po’ per schiarirti le idee, un po’ perché a volte senti l’esigenza di andare… tanto per andare! Inizialmente avrei voluto raccontarvi ogni dettaglio, avrei voluto farvi vedere tante cose e scrivere di tante cose, ma la verità è che questo “viaggetto inaspettato” io me lo sono voluto godere.

Sono partita senza sapere esattamente dove andare. Niente luoghi da scoprire, niente libri a riguardo, niente programmi. Perché io, che a volte ( anzi diciamo spesso) mi divido in questa dualità, ho un lato avventuroso ed un altro che prevede tutto ciò che è possibile prevedere. Amo organizzare, non perdermi nulla, amo sapere e conoscere la storia, i posti, la cucina di un luogo prima di ogni partenza. Questa volta no, questa volta ho detto “lasciamo fare alla vita…

In verità la particolarità di quest’esperienza è stata data dal fatto che son partita con persone che non conoscevo, o meglio che non avevo mai visto prima se non tramite uno schermo, con cui avevo collaborato in pieno lockdown ma che a me è sembrato conoscere da sempre. In verità, io (credevo) di non essere così temeraria, ho una predisposizione genetica alla responsabilità, per cui se alla “Vanessa” di qualche anno fa avessero detto cosa stava andando a fare, sicuramente quella (di Vanessa) avrebbe risposto “Si, certo magari un’altra volta eh…“. La Vanessa, quella di adesso, non ha esitato un attimo. Questa cosa mi ha stupito ed entusiasmato allo stesso tempo.

Stupito perché credevo non fosse da me, in verità credo che sia molto me. Credo di avere la stessa percentuale di predisposizione genetica per essere affascinata dall’avventura e dall’inaspettato.

Tornando a noi, io vorrei scrivere tutto ciò che ho visto a Palermo: la Cattedrale, le viuzze, le borgate, le chiese… un mix di culture ed architetture che trovi solo in Sicilia, perché ogni popolo che ha lasciato qualcosa, ha anche preso qualcosa, determinando qualcosa di nuovo mai visto prima. Solo una terra che ha visto invasioni da popoli differenti può offrire uno scenario così…

Sono partita con Agnese, attrice dai capelli rossi, un po’ blogger, ma tanto romana. E arrivata a Catania ed abbiamo iniziato il nostro tour proprio qui a casa mia, nella Catania barocca, che amo e (a volte) odio allo stesso tempo.

Abbiamo camminato e mangiato (tanto entrambe le cose), abbiamo fatto tantissime scale per poi accorgerci che bisogna sempre salire (giuro, appuntatevelo, se trovate delle scale… salite sempre, sarà faticoso, ma la vista è fantastica). Abbiamo fatto mille foto non instangrammabili, ma sono quelle più vere, quelle in cui dici “Cavolo, quel momento lo ricordo“.

Volevo che lei conoscesse la città ma volevo anche che conoscesse me, le mie abitudini, i posti che amo. Ci tenevo a questo, perché potrei parlarti di me, e delle mie passioni all’infinito, ma ci sono luoghi che portiamo dentro e che a volte è giusto mostrare a qualcuno! Siamo state piccole avventuriere alle Gole dell’Alcantara, ed abbiamo mangiato il famoso Cannolo siciliano, vista mare.

Devi fare la viaggiatrice non la turista, ciò significa che se una piazzetta ti piace, ma nessuna guida la cita, futtitin*i ( per i non siculi: fregatene) siediti e goditi la tua piazzetta, perché potrai vedere mille monumenti ed imparare a memoria i nomi delle ultime dinastie, ma non potrai mai dimenticare le sensazioni di un luogo. Quelle rimarranno tue.

Ed è così che di Palermo, dove siamo state successivamente, vi racconto di come mi sono trovata seduta in una piccola piazzetta di Bagheria, con un calice di vino in mano e “perfetti sconosciuti” accanto, che a me però è sembrato di conoscere da sempre. Chi l’avrebbe mai detto…!

Eppure ero lì, credo che fosse esattamente il luogo in cui mi dovessi trovare. Credo che esistono persone, luoghi, ed esperienze che ci aspettano da sempre.
Questo, che a volte spaventa e sconvolge, altre volte entusiasma terribilmente!

Abbiamo mangiato pane, panelle e crocchè seduti all’università di Palermo.
Perché qui, abbiamo incontrato l’altro, il palermitano con cui ancora dobbiamo trovare un compromesso su quella palla di riso che noi (catanesi) chiamiamo arancino e per loro è femmina (si femmina…assurdo lo so!). Su una cosa però siamo d’accordo, chiamatela come volete ma è buona, tanto a Catania quanto a Palermo!!

Palermo ha tanto da offrire, sia artisticamente che storicamente, ma io mi sono innamorata delle borgate poco fuori la città: Sant’Elia, Porticello, Aspra e lei, quella che più di tutte ha fatto centro, Punta Santa Nicolicchia.

Abbiamo visto spiagge stupende, di notte e di giorno. Visto tramonti bellissimi, ma ci siamo anche goduti il silenzio dopo la sveglia delle 5 del mattino solo per vedere l’alba. Colazione, caffè solo per tornare a letto, soddisfatte e contente di aver vissuto quel momento!

Ecco, vedete quando si incontra qualcuno non sappiamo mai che posto occuperà nella nostra vita, se il tempo di un saluto oppure una mano da stringere sempre.

Nessuno può saperlo, né tu nell’altro. Quello che però è possibile sapere è se quel momento avresti voluto viverlo insieme. Io con lei, che adesso è mia amica, abbiamo parlato tanto, raccontandoci passati, inventandoci prossime avventure e fatto progetti. Nessuno sa cosa si realizzerà eppure entrambe sappiamo che era così che doveva andare. Come mi disse un giorno qualcuno Conoscersi non è mai per caso…” non so se sia vero, ma so che non poteva essere altrimenti!

La fine del viaggio è stato un caro arrivederci, il rientro è stato per me un po’ brutto, uno di quelli che non vorresti mai vivere. Vedere lottare le persone che ami tra la vita e la morte, è una delle sensazioni che non augureresti mai a nessuno. Perché vi racconto questo? perché non avrei voluto scrivere, perché il dolore non se ne va via scrivendo… ma è questo che fa di me quella che sono!

Avrei voluto entusiasmarvi con la mia voglia di andare in giro per il mondo, ma è difficile quando il mondo ti crolla, così non posso che dirvi di vivere la vita come viene: prendete un attimo per voi, lasciate andare ciò che non vi fa bene, lasciatevi guidare dal momento, salite le scale quando ce ne di bisogno, senza dimenticare che tutto costa fatica è vero, ma anche solo per un attimo, quella vista … andava vissuta!

Lampedusa, una meta da “vivere”

Basta guardare una foto come questa per capire che il paradiso esiste e dista dalla Sicilia più o meno 279,48 km!


Qui per essere felice basta poco: un telo mare, delle scarpe comode e un bel costumino. Parola d’ordine: Relax.

Lampedusa è tra le isole più belle al mondo, fa parte dell’arcipelago delle Pelagie, ovvero dei grossi “scogli vulcanici” emersi dal mare.
Il termine Pelagie infatti in greco significa “isole d’alto mare“.
Le sue spiagge offrono panorami unici: l’acqua cristallina, la spiaggia dorata e la sua fauna rende questa piccola isola, un meraviglioso gioiello incastonato nelle acque del mediterraneo.

Lampedusa, come del resto tutta la Sicilia, fu patria di diverse dominazioni: Fenici, Greci, Romani e Arabi. Venne “disabitata” se così possiamo dire per moltissimi secoli, esattamente sino al 1551 quando il re Spagnolo Carlo V tentò di occuparla. Ma fu grazie al re Ferdinando di Borbone, nel 1839 che l’isola iniziò ad essere ad avere stabilmente degli abitanti. Per secoli fu proprietà di una delle famiglie più rinomate in Sicilia “Tomasi”. Si, il “nostroGiuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del famoso romanzo “Il Gattopardo” fa parte proprio di questa prestigiosa casata.

Ma tornando a noi, dicevamo che è un’isola meravigliosa e ricca di fascino, ma cosa c’è da visitare?

Innanzitutto è bene sapere che l’isola si concentra maggiormente in un’unica via: via Roma. Ristoranti, pub (non tanti), piccoli negozi, farmacie, sono concentrate tutti qui. Se amate le destinazioni ricche di movida, discoteche e quant’altro, ecco non è proprio la meta ideale.

È una destinazione per l’anima, qui l’unica movida che vedrete è quella dei pesciolini sui fondali marini.

La prima spiaggia è Cala Guitgia, situata vicino alla grande insenatura del porto che ospita Porto Vecchio, Cala Palme, Porto Nuovo, è sicuramente quella più accessibile, nonché la più piccola.

Spostandoci verso est vi è Cala Croce. Una piccola spiaggetta facilmente accessibile, ed è per questo che molto frequentata, ideale per bambini ed anziani! Qui trovate strutture attrezzate con sdraio, lettini ed ombrelloni.


Sempre nelle vicinanze troviamo una spiaggia ancor più piccola Portu’Ntoni, mentre qualche metro più avanti, verso est vi è Cala Madonna. Piccola spiaggia attrezzata, in cui si trova la statua della Madonna, posta all’interno di un’insenatura.

Continuando verso sud-est troviamo: Cala Greca e Cala Galera.

Procedendo sempre verso est si arriva alla Tabaccara, considerato il posto più rinomato dell’isola.

Una piscina a cielo aperto, raggiungibile solo via mare. Per visitare Lampedusa potrete affittare (anche giornalmente) una macchina o uno scouter, ma per rendersi conto della sua bellezza occorre visionarla dal mare. Questo è possibile grazie a tanti tour di imbarcazioni che organizzano appositamente “un giro” attorno all’isola.

Poco più avanti troviamo quello che è il “Paradiso” di quest’isola ovvero: l’Isola dei Conigli. Si narra che l’ammiraglio Smith, nel 1842 la indicò nei suoi scritti con il termine “Rabit Island“, erroneamente diedero per scontato che il nome avesse due”B”, da qui “Rabbit Island” spiaggia dei conigli.
In realtà il termine rabit in arabo significava collegare, evidentemente si diede questo nome al fatto che con la bassa marea si forma un tratto di sabbia che collega la spiaggia all’isolotto vicino.

NON si può venire a Lampedusa senza aver visto la bellezza di questo posto. Acqua limpida, mare cristallino, sabbia dorata e pesciolini che si ricorrono nei fondali è lo scenario stupendo di questo posto. La linea sottile fra l’azzurro del cielo si confonde (letteralmente) con il blu marino del mare.

Come tutti i “paradisi” per godere di tanta bellezza, bisogna un po’ soffrire, ed è per questo che si arriva sulla spiaggia dopo aver percorso un tratto a piedi. L’isolotto è una riserva naturale protetta ed è per questo che per accedervi vi sono ha degli orari: dalle 10.00 alle 18.00! Molto importante, la spiaggia è affidata a Legambiente, perché è il posto in cui le tartarughe marine Caretta Caretta depositano le uova. è considerata la spiaggia più bella del mondo dagli utenti di TripAdvisor nel 2013, d’Europa e dell’italia nel 2014, 2015 e 2019.

Insomma non potete assolutamente perdere tale bellezza!!

Un’altra Cala da poter visionare è Cala Pulcino, raggiungibile solo dopo aver percorso un lungo sentiero. La maggior parte di queste cale, sono sabbiose e facilmente accessibili, per chi ama invece la costiera rocciosa, bisogna andare sul lato ovest e nord dell’isola.

Prima però di spostarci sul lato ovest, bisogna andare a sud dell’isola, esattamente a Porta di Lampedusa. Qui troviamo, la Porta d’Europa. Un monumento dedicato ai migranti, inaugurato nel 2009. Una porta, una realizzazione semplice, ma ricca di significato, per dare il benvenuto a chi mette la propria vita in balia delle onde in cerca una vita migliore.

Sulla costa orientare troviamo: Cala Uccello, una piccola spiaggia; Cala Pisana, caratterizzata da un piano marmoreo e da un’insenatura profonda che la ripara dalle correnti e Cala Creta. Quest’ultima è consigliata a gli amanti del snorkeling. L’acqua cristallina infatti rende affascinante questo posto, per chi ama immergersi in profondità ed ammirare i fondali marini.

Sempre sulla parte orientale troviamo Capo Grecale, in cui sorge il grande Faro.
Alto 19 metri è il più alto di tutta isola ed ha una forma poligonale.

Nella parte nord, non si può non andare nel punto più alto dell’isola: Albero Sole.


Raggiungibile in auto o in scouter è il posto più suggestivo, magico ed eclatante di tutta l’isola. Guardare il tramonto qui, è una delle cose da fare nella vita. In lontananza si può vedere Lampione, un isolotto vicino e un faraglione detto a “forma di vela” perché appunto ricorda un’imbarcazione a vela. Grazie ad un piccolo “chioscetto ambulante” è possibile prendere qualcosa da bere e godere di un panorama mozzafiato.

Curiosità: Essendo nel cuor del mediterraneo, fu uno dei centri di produzione delle spugne. La pesca ha da sempre rappresentato per quest’isola la maggior fonte di guadagno, prima ancora del turismo, oggi settore trainante dell’isola. La lavorazione delle spugne di mare risale a secoli antichissimi, si deve a Leonardo Augugliaro, che nel 1870 scoprì “spuonze” ovvero dei piccoli animaletti marini che attraverso una laboriosa lavorazione danno vita a queste simpatiche spugne. Una lunga tradizione, che ancora oggi affascina moltissimi turisti. Troverete infatti botteghe dove poter acquistarle e scoprire le tante varietà.

La mascotte dell’isola è sicuramente lei: la tartaruga Caretta Caretta.

Non potete non notare questo piccolo animaletto, un po’ ovunque: candele,calamite, quadri, bijoux, sulle pareti, insomma gli isolani sono legati moltissimo alla Caretta Caretta. Bellissimo ed entusiasmante, è il Centro recupero Tartarughe Marine patrocinato da WWF Italia. Si occupano di salvar guardare la vita di questi esserini, dai danni causati dall’uomo e dall’inquinamento. Con una piccola offerta è possibile visitare il museo ed ammirare esemplari veri che vengono ospitati momentaneamente, prima di essere ricondotti alla loro vita. Tutto questo grazie ai volontari del centro.

Lampedusa non è molto grande ma è uno di quei luoghi in cui ogni angolo, racconta qualcosa…! Panorami unici, suggestivi ed emozionanti.
Per questo è una delle mete preferite per gli amanti della natura, del relax e dell’amore per la vita. Credo che esistono pochi luoghi al mondo che siano belli semplicemente per il fatto di esistere, così come sono. Qui l’uomo non ha dovuto creare nulla e non perché ciò non sia stato possibile, ma semplicemente perché tutto ciò che di bello esiste al mondo, ecco qui già c’è!

E voi siete mai stati a Lampedusa? o vorreste andarci appena possibile?

Viaggia, qui ed ora

A volte non è il momento più adatto per viaggiare, a volte non si può per via degli impegni lavorativi, a volte semplicemente non si può. Allora che si fa quando non si può viaggiare? semplice… si viaggia,
qui ed ora.

Ho sempre pensato al viaggio non solo come “l’atto di andare da qualche parte rispetto al posto in cui si è ” ma sopratutto un modo di vivere “Andare oltre rispetto a qualcosa“. Questo non solo perché sono una gemelli, un segno d’aria pronto ad ogni volo pindarico basta che si parta ma sopratutto perché non sempre si può preparare una valigia.

A volte non è il momento più adatto per viaggiare, a volte non si può per via degli impegni lavorativi, a volte semplicemente non si può.

Allora che si fa quando non si può viaggiare? semplice… si viaggia,
qui ed ora.

No, non non sono “fuori dal mondo” so bene le ultime disposizioni governative. Ma il presente è mio. Esiste una locuzione latina “Hic et nucn” (qui ed ora) per indicare un adempimento cui risoluzione non ammette proroghe, è necessario agire adesso.

Il presente non torna, e l’orologio è lì ad fare “tic tac” per ricordarci come questa non sia solo una frase. Allora, bando alle ciance “viaggiamo insieme” perché oggi si può:

10 cose da fare se sei (come me) un wanderlust

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  • Trova una meta, magari è quella tanto desiderata da un po’ o magari è una di cui ne hai appena sentito parlare: fai delle ricerche, informati, prendi appunti e programma il prossimo viaggio.

  • Si può viaggiare anche stando comodamente seduti sul divano, i libri sono quei passaporti universali che ci permettono di andare oltre… a volte anche oltre la nostra immaginazione.

  • Ti ricordi tutte quelle foto messe in un cassetto, che aspettano di essere catalogate?! bene adesso niente scuse, prendi un bel quaderno e crea un album. Scrivi la meta e gioca con la fantasia.

  • Questo è un ottimo modo anche per “decorare casa“, l’ambiente in cui vivi dice molto di te, ti rappresenta , e a me piace sempre avere in giro per casa souvenir e emisferi sulle pareti.

  • Impara una lingua, esistono tanti siti e libri per “fare un po’di pratica“, sarebbe bello se quando facessi quel viaggio oltre il tuo paese, poter dialogare personalmente con persone locali, non trovi?

  • Colora, no non sto scherzando, colorare ha a che fare con i viaggi molto di più di quello che si pensi, stimola la fantasia e “aiuta” il nostro cervello a liberare la tensione e stimolare la creatività.

  • Stare a casa non significa annoiarsi, prova nuove cose, sì curioso: prepara un piatto diverso, prepara il tè, appassionati ad un’altra cultura: sapevi ad esempio che i giapponesi non gradiscono che si pronunci in loro presenza il numero “quattro”? perché molto simile (nella loro lingua) alla parola “morte“, bene neanch’io, l’ho scoperto casualmente!

  • Senti nostalgia delle terme provate nel tuo ultimo viaggio vero? non problem! Oggi, si va alle terme low cost. Prepara un bagno caldo, magari utilizzando degli oli essenziali, rilassati e prenditi cura di te, perché se non stai bene con te stesso non puoi stare bene nel mondo, ovunque tu sia!

  • Ascolta la musica, semplice ma non banale. Ascoltare la musica fa diminuire i livelli di cortisolo nel nostro organismo, ciò significa meno stress più aperti a nuove esperienze.

  • Fai spazio in valigia, quella che ti porti dietro e comprende persone, situazioni, esperienze che non ti fanno stare bene. Svuota tutto, in questo viaggio sei tu a decidere cosa mettere dentro. Non hai limiti di peso, ma un bagaglio leggero è sempre più pratico, ma sopratutto utile a nuove cose.


Un vero viaggio non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi
Marcel Proust

Roma, Amor eterno: 7 cose imperdibili da vedere

Roma per me è il primo amore. La prima meta, il primo viaggio. Sognata, desiderata, attesa, è stata il regalo del mio diciottesimo compleanno. Grande festa?la macchina? io non avevo dubbi, sarebbe stato visitare Roma, il mio desiderio più grande. Così armata di carta, penna e cartina (eh già, 12 anni fa le cose erano un tantino diverse) mi misi a studiare.
Una settimana, sette giorni per conoscere Roma, quella vera, quella non da guida turistica, consigliata da riviste travel, patinata da “vacanze romane” ma “verace“, così com’è.


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Perché vedete vi è una sottile differenza fra fare la turista e fare la viaggiatrice, bisogna conoscere i posti anche quelli insoliti, fermarsi in qualche piazza di cui neanche conosci il nome solo perché ti piace. I dettagli, sono
quelli che rendono il viaggio irripetibile.  Amo programmare viaggi, conoscere in linee generali le zone da visitare, i luoghi più importanti, ma amo ancor di più far decidere l’istinto. L’istinto è quello che ti porta in posti, persone, che in ogni caso avresti dovuto conoscere. È questo per me viaggiare, perché poi alla fine di ogni viaggio quello che ricordi è l’esperienza del viaggio stesso.

Di Roma, ho amato la sua storia. Ogni pietra ha un passato, una storia da raccontare.
Fondata nel 753 a.c, è la città con la più alta concentrazione di beni architettonici al mondo.
Delimitata dalle mura aureliane, una cinta muraria voluta dall’imperatore Aurelio intorno al 270 a.c per difendere la città dalle invasioni barbariche, è costituita da sette colli: Palatino, Aventino, Campidoglio, Quirinale, Viminale, Esquilino e Celio.
Il numero 7 è un numero che si ripete nella storia di questa antica città, sette infatti furono i re di Roma: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo.

La leggenda narra che Marte, dio della guerra, si invaghì della bella Rea Silvia, nipote di Amulio. Quest’ultimo una volta salito al trono obbligò la giovane a diventare vestale e fare dono di castità in modo tale da non poter procreare, assicurandosi così il trono. L’imperatore Amulio, non poteva sapere che Marte, dopo averla posseduta l’avrebbe resa ben presto madre di due gemelli: Romolo e Remo.

Nacquero così due adorabili bambini e Amulio una volta appreso della nascita ordinò ai suoi soldati l’uccisione, ma quest’ultimi in preda ad un atto di carità decisero di abbandonarli sul lungo Tevere, dentro una cesta, inconsapevoli che il destino dei due pargoli fosse intrecciato con quello dell’intera città di Roma.

Il pianto disperato dei neonati venne udito da una lupa che salvò i bambini e se ne prese cura, allattandoli.
Un pastore, che insieme alla propria moglie si trovò a passare da lì, trovò incustoditi i neonati e decise di prendersene cura come se fossero figli suoi. Fu così che Romolo e Remo, divenuti grandi uccisero Amulio e fondarono una città nei pressi del Tevere, lungo il fiume in cui erano stati trovati dalla lupa.

I due fratelli però erano indecisi su luogo esatto in cui far sorgere la nuova città, decisero così di utilizzare un antico metodo etrusco, ovvero seguire l’orientamento del volo degli uccelli.
Il loro volo, però non fu visto da entrambi allo stesso modo. Romolo ne vide dodici di rondini lungo il colle Palatino mentre Remo sei, su un altro colle. Romolo per delimitare la città tracciò il perimetro, giurando che avrebbe ucciso chiunque l’avrebbe varcato. Remo disobbedì e venne ucciso dal fratello Romolo.
Che divenne così unico re della città di Roma.

Abbiamo detto che sette è il numero legato a questa città, vediamo le 7 cose imperdibili di Roma:

Colosseo
Noto in tutto il mondo è l’emblema della città. L’antico Anfiteatro Flavio è il più grande al mondo, fu edificato nel 71 d.c da Vespasiano, di forma ellittica poteva ospitare fino a 70 mila spettatori.
Anticamente infatti, veniva utilizzato per gli spettacoli dei gladiatori, manifestazioni pubbliche e spettacoli. Nel 1980 viene proclamato dall’UNESCO come Patrimonio dell’umanità, mentre nel 2007 rientra ufficialmente fra le 7 meraviglie del mondo.

Foro Romano
È l’area archeologica che si estende tra il Colosseo, Via dei Fori Imperiali, Campidoglio e Palatino.
Occupata originariamente da una palude, venne, tramite opere di urbanizzazione, bonificata fino alla completa scomparsa della stessa. Qui sono situati i monumenti più significati della civiltà romana: dagli antichi templi romani, tempio di Saturno o dei Dioscuri sino alla Basilica di Giulia e quella di Emilia, del periodo imperiale. Lungo il viale della Via Sacra, troviamo la Curia, in cui si teneva la riunione del senato, ed è uno dei luoghi più importanti della Roma repubblicana.

Phanteon
È il “Tempio di tutti gli Dei”, fondato tra il 25 e il 27 a.c. da Augusto Agrippa, come tempio dedicato a tutte le divinità passate. Di forma circolare, caratterizzata da una cupola circolare con a centro un oculo, un’apertura circolare che indicava “l’occhio del cielo su Roma”. Caratteristica affascinante è che l’oculo è totalmente aperto, ma grazie alla sua forma architettonica, l’acqua piovana non cadrebbe, ma defluisce verso i lati sino a ventidue fori di scolo sul pavimento.
Il tempio durante il periodo cristiano venne convertito in Chiesa cristiana assumendo il nome di Santa Maria della Rotonda, o Santa Maria Martyres.

Fontana di Trevi
È la più celebre fontana della città, vista e rivista in film e cartoline, eppure è uno di quei luoghi magici di Roma. È affascinante sentire il rumore dell’acqua che scorre, nel cuore della città.
Voluta da Papa Clemente XII, con l’intento di realizzare una grande fontana visibile dalla sua residenza al Quirinale, inizialmente venne affidata allo scultore Gian Lorenzo Bernini. I lavori però di realizzazione furono dispendiosi e furono costretti a bloccare i lavori. Successivamente, Papa Clemente XI riprese il progetto, affidando la realizzazione a Nicola Salvi e Giuseppe Pannini. In stile barocco, ancora oggi è una delle maggiori attrazioni della città.
È strettamente collegata all’acquedotto dell’Acqua Vergine, uno dei più antichi della città, ancora in uso e funzionante

Piazza di Spagna
Una scalinata, 136 gradini per trovarci nella piazza più famosa di Roma: Piazza di Spagna.
Denominata così per via del palazzo dei Borboni di Spagna, nel XVII secolo prendeva il nome di Piazza di Francia. Nel 1725 Papa Benedetto XIII inaugurò la scalinata, per collegare la Chiesa della Trinità dei Monti con l’ambasciata dei Borboni. Qui troviamo: la fontana barocca, detta della ” Barcaccia“, il Palazzo di Propaganda Fide, progettata da Bernini e di proprietà della Santa fede. Mentre al centro, la colonna dell’Immacolata Concezione, voluta da re Ferdinando delle Due Sicilie. Oggi la piazza ospita giornalmente numerosi turisti ed è tra le piazze più famose non solo a Roma, ma in tutto il mondo.

Basilica di San Pietro
Le sue origini sono molto antiche, voluta dall’imperatore Costantino nel IV secolo nel luogo in cui vi erano i resti dell’apostolo Pietro. Fu luogo di lunghi pellegrinaggi durante tutto il medioevo, sino al 1506 quando Papa Giulio decise di edificare una nuova basilica. Inizialmente i lavori furono affidati a Donato Bramante, e successivamente a Raffaello Sanzio che non riuscì comunque a finire i lavori, perché scomparve prima. Si occupò Antonio San Gallo di commissionare la continuazione dell’opera, ordinando a Michelangelo Buonarrotti, il quale darà forma definitiva al progetto che però venne ultimato da Bernini che rifinì gli interni

Oggi è la più grande basilica di Roma, nonché considerata la “madre” di tutte le chiese. È anche “Cappella pontificia” in quando adiacente alla dimora del Papa, qui infatti hanno sede le celebrazioni papali. Decine di migliaia di fedeli si recano in occasione delle celebrazioni liturgiche, ma non solo, anche per visitare numerose opere d’arte come la “Pietà” di Michelangelo oltre alle tombe dei Papi, all’interno delle Grotte del Vaticano. La piazza, Piazza San Pietro accoglie in un abbraccio i fedeli, la forma ellissoidale è studiata oltre che per dare movimento anche per donare questo senso di calore e raccolta attorno ai fedeli provenienti da tutto il mondo.

Ovviamente, queste sono solo 7 cose da vedere a Roma, ma ce ne sono moltissime altre che andrebbero sicuramente visitate e approfondite. La città è molto grande, bellissima ed instancabile ed è per questo che è mia intenzione tornarci quest’anno, in fondo c’è sempre qualcosa che vale la pena rivedere, scoprire e riscoprire.