Siate Ribelli

Questo post è uno di quelli a cui penso da tanto… ma tanto tanto!
Parlare di ribellione per me, è un po’ strano ma normale per certi versi. Alla domanda “Tua figlia è una ribelle?” mio padre rispondeva… SI! Ecco, immagino la vostra faccia, era la mia quando mi dicevano che io ribelle non lo ero. Perché se da un lato, in famiglia o chi mi amava, aveva in mente un’idea di me (ribelle). Dall’altro chi mi conosceva

Questo post è uno di quelli a cui penso da tanto… ma tanto tanto!
Parlare di ribellione per me, è un po’ strano ma normale per certi versi.

L’idea di ribellione è per me un paradosso, come aggiungere il cioccolato al gelato alla fragola, quelle cose che fai perché comunque potrebbe andar bene, ma non benissimo! Mi spiego meglio: sono sempre stata molto tranquilla, non ho mai dato problemi ai miei, molto responsabile e riflessiva, molto con la testa sulla spalle ed i pensieri sempre altrove (si, potete dirlo, un po’ rompipalle va).

Quindi alla domanda “Tua figlia è una ribelle?” mio padre rispondeva… SI!

Ecco, immagino la vostra faccia, era la mia quando mi dicevano che io ribelle non lo ero. Perché se da un lato, in famiglia o chi mi amava, aveva in mente un’idea di me (ribelle). Dall’altro chi mi conosceva (amiche, le loro mamme, i vicini, le maestre ecc ecc ..) poteva dire, con assoluta certezza, che io non lo ero per nulla.

Quindi alla domanda oggi: “Sei una ribelle??” mi viene da rispondere no ed invece esce dalla mia bocca sempre un sì, secco! Qualcosa non quadra, già… sono d’accordo con voi, però a me piace capire, per cui mi sono detta “facciamo qualche passo indietro…” e così ho preso loro: bellissime, eleganti, semplici e sempre (o quasi) vestite di rosa: le principesse Disney.

Tutte noi da bambine abbiamo giocato su “Chi sei, delle principesse?”oppure “Qual’è la tua principessa preferita?”. Ecco, io a questa domanda non sapevo mai rispondere, a dire la verità non me ne piaceva nemmeno una.
Posate, perfette, silenziose, stupide (a volte), belle ed eleganti. Insomma non mi ci rivedevo proprio in nessuna. Così finivo per rispondere “Io, sono io” oppure mi inventavo delle principesse di sana pianta. (escludendo categoricamente dal mio outfit, il rosa confetto).

Si forse, già da qui avrei dovuto intravedere quella sfumatura di ribellione, ma sai pensi “Ma sì… chisennefrega, giochiamo“. Ora, perché proprio adesso ripescare questa cosa? perché mi è capitato di andare ad una festa per bambini o comunque stare con bambini ( io non ho figli, ma attiro bambini come il miele attira le api, ho quella predisposizione genetica per essere disegnata, baciata, tenuta per mano da nani entusiasti di avermi lì).
NB: per anni ho fatto la tata, è questa cosa mi ha aiutato..TANTISSIMO!!

Tornando a noi, sentivo dire alle bambine “Io sono Elsa”. Elsa di Frozen ovviamente. E lì sono rimasta perplessa. Elsa?? Io Frozen l’ho visto ( più di una volta a dire il vero) e la protagonista è Anna, o meglio il personaggio attivo è lei.

È lei che prende la decisione di partire alla ricerca della sorella, che disperata pensa bene di andar su in montagna a rinchiudersi con -10 gradi, lontano dal mondo. Tutto perché ha il potere di congelare le persone ( e che sarà mai, dei guanti e si va avanti, esistono cose peggiori nella vita). Ma lei no, lei parte di nascosto e va dove il rischio non è “congelare le persone” con le mani, ma che tu proprio non muova più le mani. Ora vedete quella che non ci pensa un attimo e va… è lei Anna.

Anna, dalle lentiggini, i capelli rossi ed un vestito che (scusate se mi permetto ma tutto è, tranne da principessa). Anna, un po’ (ok, tanto) imbranata, chiacchierona, sfida il ghiaccio, gli eventi solo perché la sorella, in preda ai suoi deliri, decide di sparire dal regno e lasciarla sola. Ora, il punto non è che cos’altro avrebbe potuto fare, chiunque (mi auguro) per una sorella avrebbe sfidato le intemperie, o più comuni orchi e draghi del castello. Il punto è:
“Io sono Elsa”.

Sarà anche vero che Elsa in Frozen 2 è più dinamica e intraprendente. Per proteggere gli abitanti della foresta incantata e di Arendelle, il suo regno parte spedita alla ricerca di risposte e soluzioni. Ma questa storia di “Io sono Elsa” c’è già dal primo Frozen, quello in cui ad essere attiva ed intraprendete è Anna.

Carina, chiacchierona (tanto, macché sarà mai, le altre erano canterine), sbadata (sì, questo si ..) ma tra, chi tocca l’unica cosa che non doveva toccare, e chi canta e stende con gli uccellini, un po’ di sbadataggine è considerata normale. Allora perché Elsa e non lei? Semplice. Perché Elsa è una principessa, si VEDE: Bionda, bella, perfetta, (bionda l’ho già detto?!) che aspetta di essere salvata (ed ha pure i poteri, cavolo!).

Anna no, Anna non aspetta nulla. Sarà solo un caso, ma analizzando bene i personaggi, le scene ed il tutto, nella costruzione del personaggio “Anna” non c’è l’idea di una principessa, già in fase di produzione. Nel mondo dei cartoon, così come tutto ciò che viene costruito dai mass media, nulla viene lasciato a caso. Ammetto che amo studiare le dinamiche ( non per nulla mi sono iscritta in comunicazione ed ho fatto una tesina alle superiori sui Cartoon e la loro psiche”. Ma ammetto anche che di base c’è un’idea che negli anni si è addentrata nella nostra società, grazie anche a quelle bellissime principesse disney con cui passavamo ore ed ore a giocare, ed è quella che:

Un bel giorno arriverà qualcuno (sul cavallo magari) e ti salverà dal tuo destino!

Si fa un po’ ridere anche me, perché già oggi è difficile trovar qualcuno che sia pronto a mettersi in gioco con e per te, figuriamoci a badare anche ad un cavallo!!

Ma ironia a parte, l’idea è di dare le chiavi della propria felicità in mano a qualcuno e dire: “dipende da te, la mia felicità”. Ok, io non sarò sempre romantica, a volte mi rendo conto che “La mia vena sognatrice” mi abbandona quando si tratta di relazioni, ma come si fa a guardare e pensare di voler essere:

Biancaneve. Che di ingenuo ha, non l’aver mangiato una mela (oddio, magari le piacciono sul serio) ma l’aver pensato minimamente di andar a vivere con 10 uomini (nani o meno, questo erano)

Cenerentola. Il castello è il suo, le ricchezze sono sue, ma lei si fa trattare da serva. Il problema è il ballo, uno su 365 giorni (assurdo).

Aurora. La Bella addormentata. Un po’ rinc*glionita, tocca l’unica cosa che non avrebbe dovuto toccare: un fuso di un arcolaio, cadendo così in coma profondo.

Belle. Lei rappresenta l’idea utopica delle donne di cambiare un uomo. Si ok, lei c’è riuscita e lui (la Bestia) è più principe di tanti altri. Ma comunque lei ha pensato di poterlo cambiare (Pazzia).

Ariel. La Sirenetta, lei secondo me è quella che si è divertita di più: tra pesci, danze e granchi, sfida il proprio padre.
La più vera.

Le altre per me, sono bozze. Si sicuramente “papà” Disney ha capito negli anni che il mondo è cambiato e noi siamo cambiate: Mulan, Ribelle, Rapunzele. Tentativi di dar alle bambine quello che loro vogliono: una vita più entusiasmante ed intraprendente, un po’di sana emancipazione.
In realtà, sarebbe bello far capire che l’obiettivo vero non sia solo”realizzare i propri sogni” ma L’ENTUSIASMO per far in modo che questo ACCADA! Mettersi in gioco.

Bisognerebbe predisporre le bambine al:“Il viaggio non è la meta”.

Devi prendere in mano la tua vita senza aspettare chi o cosa giunga su un cavallo, per salvarti. Devi TU, far in modo che i tuoi sogni si realizzino. Ecco, essere ribelle non è andare sempre contro, non rispettare le leggi o gli altri, o chissà cosa. Essere ribelli significa credere in se stessi ed in qualcosa, senza dare a qualcuno la responsabilità di renderti felice e soprattutto non fermarsi davanti a nulla, quando vuoi ottenere qualcosa. Credere in qualcosa nonostante tutto.

Se poi magari la vita ti riserva qualcuno con cui, oltre ad invitarti ad andare insieme sul cavallo, ti invita pure a dargli da mangiare o magari (quoto questo) a lasciare quel cavallo a casa, bello tranquillo ed andar a piedi CON TE, sulla spiaggia, in campagna, sull’asfalto .. beh sarebbe meglio! Sarebbe, qualcosa in più!

Ed è per questo che, pur avendo abbandonato: principesse, barby e bamboline, da un bel po’, la mia risposta è sempre questa “Io sono io” – Al massimo: ANNA!

Siate Ribelli!!

Si lo so, questo colore è in perfetto stile ELSA ma per me rappresenta il mio essere ribelle 🙂 :). Io non ho mai amato il rosa, così nonna che è molto all’antica (per cui rosa bimba, azzurro bimbo) non si capacitava del fatto che tutti i vestitini rosa che mi regalava, non andavano indossati. Così, non potendo regalare cose di azzurro (destinati ai maschietti) iniziò con il verde acqua/tiffany. Lei era felice, ed io pure, sia perché non dovevo più veder cose rosa davanti i miei occhi, sia perché ero la sua piccola ribelle!!

 

Che fortuna essere nate prima del 2000!

Riaffiorano ricordi PRIMA di ..! Prima che le Spice girl si fossero divise, prima che il lucidalabbra Tirabaci Bon Bons Malizia lasciasse spazio a prodotti come Kiko, Wycon e Mac, prima che Hilary Duff ( ovvero la nostra amata Lizzie Mcguire) diventasse madre, prima che Britney Spears lasciasse il corridoio del liceo sotto il ritmo di “Baby One more time”, prima che le pagine di “Cioè” perdessero quel ruolo di “Vedemecum” per ragazzine in piena crisi adolescenziale, insomma in altre parole: prima della vita 2.0

Eh sì, a noi nate qualche anno prima (del 2000 si intende) a volte ci capita di esclamare questa frase, un po’ per ironia, un po’per sdrammatizzare quella nostalgia inconscia che ci “assale” quando ascoltiamo qualche canzone o semplicemente riaffiorano ricordi PRIMA di ..! Prima che le Spice girl si fossero divise, prima che il lucidalabbra Tirabaci Bon Bons Malizia lasciasse spazio a prodotti come Kiko, Wycon e Mac, prima che Hilary Duff ( ovvero la nostra amata Lizzie Mcguire) diventasse madre, prima che Britney Spears lasciasse il corridoio del liceo sotto il ritmo di “Baby One more time“, prima che le pagine di “Cioè” perdessero quel ruolo di “Vedemecum” per ragazzine in piena crisi adolescenziale, insomma in altre parole: prima della vita 2.0

Ma oggi il mio “per fortuna sono nata prima…” è dovuta ad un’altra tematica, spesso sottovalutata ma che in realtà è più importante di quanto si pensi, e cioè l’essere una ragazzina oggi.

Questo post nasce da un episodio recente, in cui, in una semplicissima giornata al mare, non posso fare a meno di notare sotto l’ombrellone, un po’ distante da me, una ragazzina vestita totalmente (maglietta maxy, pantaloncini-bermuda, e trucco). Mi ha colpito, non tanto perché vestita al mare, ma per il fatto che guardava gli altri divertirsi e lei no. Aveva lo sguardo di chi vorrebbe ma non può. Lei, con il cellulare in mano, era lì ma non era lì. Lei che sa, che quei chili in più che porta addosso pesano molto più di quello che segna la bilancia.

Perché dico questo? perché ci sono passata anch’io, perché ho visto amiche perdersi gli anni migliori della loro adolescenza, per paura di… per paura dei giudizi! Non l’ho giudicata, non potrei mai, ma avevo una voglia immensa di andare lì e dirgli “Vedi tutto questo? vedi questo momento? domani non ci sarà. Nulla torna, per cui vivi QUI ed ORA”. Sembrano frasi fatte, ma non lo sono.

Io ho sempre avuto qualche chilo in più, (e tutt’ora c’è eh 🙂 ) però fortunatamente non mi sono mai preclusa nulla, semplicemente ho imparato a capire cosa potevo indossare e cosa no, ma non ho fatto in modo che questo mi limitasse. Ma io sono nata prima di quel “cofanetto magico” che portiamo sempre con noi per svagarci un po’, in cui bellissime ragazze, truccate e pettinate, sempre al top ( anche ad inizio giornata) mostrano una vita luccicosa ed affascinante!

No, non è una “frecciatina“alle mie colleghe influencer, il mondo è sempre stato pieno di merchandiser e se è fatto in un determinato modo possono essere risorse importanti per le aziende. La mia frecciatina, è diretta ad un altro mercato, che possiamo definire “last minute” (no, stavolta i viaggi non c’entra nulla), ed è quello del “Tieni questo, è la soluzione al tuo problema“. Tieni questo pantalone per alzare il sedere, tieni questo rossetto per aumentare le labbra, tieni questo maxi pull per coprire ciò che di te non ti piace.

Per un attimo ho pensato com’è difficile essere OGGI una ragazzina, il confronto con le altre, con le mode e con le insicurezze che ancora (ovviamente) non sai gestire. Ho pensato alla loro frustrazione di essere poco più di quindicenni, in corpi da ventenni (scusate eh, ma io alla loro età non ero così! la mia quinta di reggiseno è arrivata dopo e il mio sedere era sì più in forma, ma diciamo che le tute dimensione danza, più che valorizzare le nostre forme, non lasciavano spazio all’immaginazione, nel bene e nel male). Ho pensato al loro modo di guardare le “adulte”. Vedere donne che si comportano da ragazzine e ragazzine da donne e la loro confusione. Ho pensato ai messaggi, alle foto che potrebbero girare sui loro cellulari, al modo in cui possono essere ferite, perché la scuola (ma non solo), il mondo è una giungla e vale sempre la regola del più forte. Ho pensato e per un attimo ho fatto un sospiro di sollievo per non essere nata dopo il fatidico 2000!

Esistono tantissime ragazzine che non si sentono al posto giusto, semplicemente perché non sono come vorrebbero essere, oppure hanno attitudini e interessi diverse dalle coetanee. Vorrei tanto poter dire a tutte loro che il mondo non vive di apparenze, ma purtroppo così non è.
La bellezza non è tutto, è vero. Ma viviamo in un’epoca in cui la bellezza vale. Vale durante un colloquio, vale quando incontri un ragazzo. La bellezza non è tutto, ed è (fortunatamente) sempre relativa, ma esiste. Sta a noi darle la giusta importanza e scegliere la sostanza.

Ma è anche vero che esiste una bellezza che non ha niente a che vedere con lo specchio, ed è quella di riuscire a stare bene con se stessi. Avrei voluto dire tanto a quella ragazzina: Nulla cambia davvero, è solo apparenza. Tutto quello che “vendono” non sono altro che “effetti placebo” destinati a placare senza colmare, delle mancanze.

Nulla cambia se non sei tu a cambiare.
Se credi di non essere abbastanza, il mondo ti tratterà in tale modo.

Semplicemente avrei voluto dirle di saper prendersi cura di se, senza stravolgersi o indossare abiti succinti, ma lavorare su se stessa, sulle sue insicurezze, su quello che possiede perché nessuno le dirà mai: “Tieni, questo posto nel mondo è tuo“. Sei tu che devi andartelo a prendere. Puoi seguire i consigli di mille influencer, comprare vestiti delle migliori brand, ma non sarai mai bella finché credi di non essere abbastanza. Vorrei che le influencer “influenzassero” (scusate il gioco di parole) anche questo modo di vedere le cose.

Vorrei aver potuto dire: pensa al qui ed ora, che questo momento non torna, e quando sarai abbastanza adulta da capire ciò che conta davvero, oltre l’apparenza, sarebbe bello che tu avessi dei bei ricordi di questo periodo.

Perché vi racconto questo? perché sono felice di non essermi persa nulla, di essere andata oltre, e anche se ancora oggi ho i miei kili in più e ricevo più inviti dagli uomini per andare a correre che per un caffè ( giuro che non sto scherzando) sono felice di me e ringrazio di non essere nata negli anni 2000…

Perché pensiamo sempre quanto queste ragazze siano ormai disinibite e “sicure”, in pose tutte uguali ed innaturali, ma non pensiamo mai al peso che poggia sulle loro spalle, cercando di mascherare quello che in realtà sono: ragazzine adolescenti.

“Il mondo che vorrei è quello in cui ogni donna pensa di essere abbastanza, tanto da essere il tipo di donna che desidera essere, qualunque essa sia”.

Innamorati di te

Con Gaia my friend

Stare bene con se stessi è la cosa più difficile per ogni donna, anzi per ogni essere umano sulla Terra. Ci guardiamo allo specchio e vediamo mille difetti: troppo bassa, troppo grassa, troppo magra, troppo alta, troppo sproporzionata… e la lista potrebbe essere molto lunga, perché se c’è una cosa che noi tutti sappiamo fare bene è quella di trovare dei difetti.


Ma i difetti sono davvero tali? Oppure semplicemente non sappiamo valorizzarci abbastanza? Il nostro armadio ci rappresenta davvero?


A volte prima di fare il cambio di stagione, dovremmo lasciare andare tutte quelle insicurezze come “buttiamo o ricicliamo” i nostri capi. Inizialmente ci sarà sempre quel capo a cui siamo affezionati, che non vogliamo assolutamente disfarcene, magari è usato e datato, eppure ci troviamo bene, semplicemente perché rappresenta la nostra “comfort zone”, poi man mano ci innamoriamo del nuovo acquisto e il nostro “amato e datato” capo diventa come tutti gli altri. E così facciamo anche con i difetti, gli diamo così tanta importanza da indossare qualcosa senza osare. Parola d’ordine “lasciare andare” e ricostruire, inizia da te insieme a Giaiamyfriend:

Ascoltati. Le emozioni sono importanti, sono il primo capo che indossiamo. È per questo che ti sarà utile la funzione di Gaia. Rintraccia le emozioni, ti aiuta a capire a te stessa.

Gioca, con i colori, con le stoffe, con gli stili. Indossa, combina e riadatta tutto ciò che c’è nel tuo armadio. In questo Gaia è perfetta.

Allenati, pratica sport… lo puoi fare anche a casa, esistono tanti workout come questo di fix fit. Fare sport aiuta non solo a ridefinire il tuo corpo ma a stare bene con te stessa.

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Segui la moda, ma crea un tuo stile. Chiedi a Gaia consigli su cosa indossare. Vedrai, hai uno stile anche tu.

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Valorizzati, non nascondere le tue forme, giocaci. Quello che tu reputi difetti, a volte hanno bisogno solo di essere valorizzati. Se proprio vuoi nasconderli, punta sui tuoi pregi. Indossa capi che mettono in risalto ciò che ti piace più di te. Se stai bene con te stessa, stai bene ovunque.

Tutte noi abbiamo cose che non ci piacciono e che vorremmo cambiare, ma non sei sola, con Gaia hai un’amica a cui chiedere consiglio e da cui trarre ispirazioni. Tieniti aggiornata seguendo anche il suo blog e per qualsiasi cosa, ricorda c’è GAIA!!

Quarantena a modo mio!

Questa quarantena è stata come la pioggia improvvisa in una giornata d’agosto.

Tu sei lì con le tue infradito e il telo da mare pronta per il mare ed ad un tratto piove.

Ed in quel momento c’è chi cerca riparo, chi rinuncia alla sua giornata a mare e chi invece cambia piani e si adatta.

Per indole io sono sempre stata propensa a far così, a trovare il lato positivo o qualcosa che più o meno si avvicina ad essa e cambiare i miei piani.

Ma oggi no, oggi non riesco. Oggi mi manca andare a mare anche solo per un po’, mi manca la birra con gli amici e le canzoni in macchina.

Oggi mi manca fare la fila per sedermi ad un tavolo, entrare in un negozio e dire “Grazie, stavo solo guardando“, mi manca il famoso caffè dentro un bar, mi manca la passeggiata in solitaria a fotografare la mia città. E mi manca passare per la fiera e sentire tutto quel vociferare. Mi manca “sbuffare” nell’attesa che il semaforo diventi verde. Mi manca provare rossetti e guardare le vetrine dei negozi pensando che certi vestiti non avrò mai l’occasione di indossarli.

Ma quello che mi manca di più sono le “riunioni ” attorno ad un tavolo, e non importa se sia quello di un locale, o a casa di amici, o di casa mia. Mi mancano gli affetti, e non perché le persone che mi vogliono bene non mi siano vicino… anzi! Ma semplicemente perché nulla può sostituire quell’atmosfera che si crea quando “vorresti” far capire a qualcuno qualcosa ma finisci per riderci su (nelle migliori delle ipotesi!).

Mi mancano gli abbracci, nonostante io sia una di quelle persone che non abbraccia piuttosto fa una battuta (è un abbraccio platonico il mio).

Mi manca perfino il mio lavoro da commessa, in cui da apprendista cercavo di far dei bei pacchetti con tanto di nastrino colorato e consigliavo regali come se a riceverli fossi poi io!! Mi manca tutto questo.

Ma nonostante ciò (ecco l’indole 🙂 ) sono contenta perché nonostante le mie mille mancanze, non ho mandato messaggi a random, a gente solo per sentirmi meno sola. Ho sentito, risentito solo chi, in modi diversi… diversissimi fa parte della mia vita.

Offline ed Online per me non fa differenza.

In questo periodo non mi sono sforzata a trovare il lato positivo, semplicemente mi sono promessa mai contro te stessa, fai quello che senti.

Ho colorato, ho scritto, ho fatto giardinaggio, ho letto, ho preparato dolci, ho guardato serie tv, ho studiato… ma NON ho fatto tanto altro. Perché nonostante quello che si pensi questo non è un periodo regalato, semplicemente è un momento che tutti, nessuno escluso, sta vivendo : A modo suo!

E così, nel giorno in cui si festeggia la libertà a me di libertà manca la mia.


Poi però mi ricordo che è solo un momento…e come tale passerà!!

Donna, come dico!

A tutte le donne, quelle che sanno perfettamente chi sono, quelle che cercano di scoprirlo ogni giorno e quelle che ancora non sanno quale essere. A tutte loro auguro buona festa delle Donne.

Esistono tanti modi di essere donna, puoi essere: estroversa, introversa, amabile, ribelle, generosa, conformista ed anticonformista. Solare, lunatica, scontrosa e gentile. Bella, intelligente, brutta e birichina.

Sui tacchi a spillo e con il seno pronto ad allattare. Silenziosa e irriverente, studiosa e banale. Coi tacchi alti e i capelli raccolti. In vestaglia o indossando un reggicalze. Casta e in divisa. Irrequieta e sportiva. Decisa e imprevedibile. Poetessa ed influencer. Introversa ed organizzata, attrice e studentessa.

Dottoressa e consulente. Ragioniera o operaia. Mamma o amica. Sorella o nonna. Per la vita o solo per un po’. Ambiziosa ed ordinaria. Sognatrice o “pazza da legare“. Ballerina o astrofisica. Avvocato o venditrice. Disobbediente e maestra. Zia o poliziotta. Fotografa o modella. Ginnasta o scrittrice.

Amata o amante. Desiderosa o riconoscente. Umile o altolocata. Bionda o mora. Coi capelli lunghi oppure corti ed anche senza. Inguaribile romantica o cinica da far paura. Talentuosa ed impacciata. Diffidente o socievole. Cantante e spettatrice. Impiegata o onorevole.

Con la gonna sopra il ginocchio e i pantaloni a zampa. Con le mani piene di colore o con al collo un tastevin per il vino. Con una chitarra o in tunica. Scalza o con le scarpe da ginnastica. Intraprendete o riservata. Con uno scialle sulle spalle o con un grembiule. Tra le note di un teatro o dentro le corsie di un ospedale. Combattive o rassegnate. Premurose o schive.

Esistono tanti modi di esser donna, non importa chi tu scelga di essere… alla fine l’importante è che la scelta sia solo tua. Non esiste un modo giusto di essere donna, puoi cambiare o puoi non farlo mai. Puoi essere tutto o niente. Puoi esserlo in parte o solo per un po’. Essere libere di esser donna, nel modo in cui ci sentiamo di essere.

A tutte le donne, quelle che sanno perfettamente chi sono, quelle che cercano di scoprirlo ogni giorno e quelle che ancora non sanno quale essere.
A tutte loro auguro buona festa delle Donne.

“Innamorati di te, della vita e poi di chi vuoi”

che l’amore si racchiuda in questa frase “Sei sempre tu”, riconoscere e riconoscersi fra dieci, cento, mille persone…sempre. E non importa se a riconoscersi è un padre con la propria figlia, un fratello con una sorella, due amiche o una zia con suo nipote. È Amore se riconosci quella persona, e quella persona fa parte di te (vale anche per te stesso).

Innamorati di te, della vita e poi di chi vuoi” scriveva Frida Kahlo, e chi più di lei conosce l’amore quello passionale, irrefrenabile, sconcertante, quello che per lei portava un unico nome: Diego Rivera.
Eppure da un amore tormentato, grande e ineguagliabile era arrivata ad accettare un’unica verità, se non ti ami non puoi amare, se non ami la vita non puoi amare, ma soprattutto se non c’è prima tutto questo non puoi amare.

Oggi è il giorno degli innamorati e ad essere sincera io non amo questo giorno, non ho un bel ricordo (anzi…) ed è per questo che avevo in programma di scrivere di qualche mio viaggio. Poi però sono stata in ospedale, e in ascensore c’era un anziano con una rosa in mano. La rosa era per sua moglie, la teneva in mano, fiero di quell’amore. Sembrava un giovane ragazzo al primo appuntamento.
Allora, ho iniziato a pensare alla sua lei… sarebbe stata felice? si, certo. L’avrebbe ringraziato? Sicuramente. Ad un tratto ho sorriso, pensando a quanto noi donne in realtà non ci accontentiamo mai, allora ho iniziato a pensare che sicuramente avrebbe fatto entrambe le cose, ma non prima di avergli detto ”Ma che ti sei messo?! ti avevo messo i vestiti sulla sedia, perché questo pullover che è tutto rovinato… sei sempre tu”.
Ecco credo che l’amore si racchiuda in questa frase “Sei sempre tu”, riconoscere e riconoscersi fra dieci, cento, mille persone…sempre. E non importa se a riconoscersi è un padre con la propria figlia, un fratello con una sorella, due amiche o una zia con suo nipote. È Amore se riconosci quella persona, e quella persona fa parte di te (vale anche per te stesso).

Quindi miei cari amici, se oggi non siete felicemente fidanzati o innamorati poco importa, è il giorno dell’amore e l’amore si sa è pieno di sfumature.
Uscite con amici, preparate il vostro dolce preferito, ascoltate una canzone che vi piace, programmate qualcosa per voi e per chi amate.

Non soffermatevi dove sapete che non potete amare, dove non siete amati, ma amatevi e fatelo in modo tale da saper scegliere a cui dire “sei sempre tu” perché purtroppo o per fortuna non possiamo decidere di chi innamorarci.
Non tutti sanno dimostrare il loro amore, e non tutti se ne ricordano spesso, ciò non significa che non ti amino con tutto ciò di cui sono capaci. È vero l’amore è ogni giorno, non basta una data nel calendario per ricordarlo, non basta una rosa e dei cioccolatini, ma ci sono, esistono e sarà come dice qualcuno puro “marketing” ma perfino il golfino che state indossando in questo momento è stato creato a fronte di un bisogno, ed è stato creato per ricavarne qualcosa. È marketing. Quindi ben vengono i bigliettini scritti a mano, i messaggi dentro un cioccolatino, un tenero peluche, ma soprattutto ben venga tutto ciò che vi fa sorridere.

Vi è l’Amore di Romeo e Gulietta, Tristano e Isotta, Dante e Beatrice, Leopardi e Silvia, Rose e Jack (quest’ultimi sono più familiari eh …) e poi c’è l’Amore quello umano, quello vero, quello che “Mannaggia quando ti ho incontrato, ma per fortuna è successo e comunque sia andata è stato bello incontrarsi”. L’Amore non ha definizione.
Personalmente io non vedo l’ora di poter dire “ Una rosa? Dov’è il mio girasole? che è con l’età ti stai dimenticando il mio fiore preferito?” e lui sicuramente risponderà “Sei sempre tu”.

Buon San Valentino a tutti voi.

Impara l’arte del fallimento

Il vero successo è imparare l’arte del fallimento, capire che, quello che hai affrontato, in ogni caso “è successo” nella tua vita e tu sei riuscito al di là delle aspettative ad affrontarlo.

Tra le cose che ti dicono quando cresci è che più o meno la tua vita si svolgerà così: troverai un buon lavoro, un buon marito/una brava moglie, farai carriera (forse) e costruirai una famiglia (forse), in altre parole… avrai successo.

Non importa quanto sia alto il tuo quoziente intellettivo, dove vivi, chi sposerai… tu avrai successo! Il successo è tutto. Il primo della classe, la ragazza perfetta, il lavoro dei tuoi sogni, una vita perfetta, avrai tutto se solo riuscirai ad avere successo.

Basta digitare la parola “successo” su internet e troverai articoli come:”Guida per il successo“, “I segreti per il successo“, “Come avere successo nella vita“, “Dieci regole per avere successo” ( eh già… in fondo è facile, dai che ci vuole a seguire 10 semplici regole) e ti troverai all’apice del successo.

Ciò che nessuno ti dirà mai è che ci saranno scivoloni, cadrai, ti smarrirai, odierai a volte il lavoro che farai, ti innamorerai di quella sbagliata ma che a te sembra perfetta, arriverai ultimo a quel concorso, dirai fine ad un matrimonio, chiuderai la tua azienda… in altre parole: fallirai.

Nessuna guida per il fallimento, ed ecco che ti ritrovi lì con in mano tutti i cocci dei tuoi fallimenti. Siamo nell’epoca dei grandi successi e tu, o tieni il passo o ti ritrovi ad un passo dal baratro. Il fallimento è qualcosa che non possiamo permetterci, ma chi più e chi meno, ha almeno fallito in qualcosa nella propria vita. Perché che piaccia o no, il fallimento è umano.

In realtà, il successo ed il fallimento hanno un denominatore comune: il far succedere una cosa. È lì, la sottile differenza in cui anche un fallimento potrà diventare un successo.

Che tu ti sia iscritto all’università ma poi hai capito che non eri “portato” per quel percorso di studi, che ti sia sposato con la persona che credevi fosse quella “giusta“quando in realtà non lo era, che tu abbia cambiato lavoro, affrontato mille avversità oppure semplicemente che tu ti sia esercitato, allenato, per quella prova tanto attesa, che poi hai fallito, tutto ciò poco importa, quello che importa, è che tu l’abbia fatto.

Il vero successo è imparare l’arte del fallimento, capire che, quello che hai affrontato, in ogni caso “è successo” nella tua vita e tu sei riuscito al di là delle aspettative ad affrontarlo.

Quindi qualora tu abbia fallito in qualcosa, qualora ti trovassi con i tuoi cocci rotti, sappi che hai due soluzioni: guardare i cocci rotti e rimanere immobile o prendere i cocci rimasti ed andare avanti. I cocci ci sono e tu non puoi far nulla, ciò che farà la differenza è il tuo atteggiamento.

Ti dirò di più, esiste una terza opzione (la mia preferita): lasciare i cocci a terra e andare avanti.

Bisogna “sporcarsi le mani”, impastare, rimpastare, inventare, apprendere e fare meglio. Giocare con i colori della tavolozza, con i neri e con i bianchi , accostare il blu cobalto al giallo e il verde all’arancio. Giocare con le parole, con i suoni, con i dati e i diagrammi, con le viti e i tasselli, con i fili e gli uncinetti. Giocare con la vita e per la vita.

La verità è che abbiamo bisogno di più fallimenti per dare la giusta prospettiva al vero successo. Perché la cosa più brutta che possa capitare nella vita è non aver mai fallito in qualcosa, perché significa che non ti sei mai mosso di un passo dal punto di partenza.

Ho provato , ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio meglio.

Samuel Beckett

Ogni viaggio è un’avventura

La parola Viaggio deriva dal provenzale viatge, a sua volta dal latino viaticum “mettersi in viaggio”.
Mettersi in viaggio da una città ad un’altra, da un Paese che non è nostro, ma che forse lo diventerà.
Mettersi in viaggio nella propria città, perché basta guardare con occhi diversi qualcosa, per scoprire angoli sconosciuti o rivedere posti conosciuti.
Camminare, scoprirsi e scoprire qualcosa diverso da noi!
Ma a volte capita di “mettersi in viaggio” nella vita delle persone e con la vita delle persone.
Capita di incontrare, mescolare, confrontarsi e costruire qualcosa insieme.

La parola viaggio deriva dal provenzale viatge, a sua volta dal latino viatĭcummettersi in viaggio”. Mettersi in viaggio da una città ad un’altra, da un Paese che non è nostro, ma che forse lo diventerà. Mettersi in viaggio nella propria città, perché basta guardare con occhi diversi qualcosa, per scoprire angoli sconosciuti o rivedere posti conosciuti.

Camminare, scoprirsi e scoprire qualcosa diverso da noi!
Ma a volte capita di “mettersi in viaggio” nella vita delle persone e con la vita delle persone.
Capita di incontrare, mescolare, confrontarsi e costruire qualcosa insieme.

Allora la parola viaggio assume un’altra prospettiva, ed è così che inizia un viaggio low cost, senza data e senza meta, ma con la voglia di fare per e con qualcun altro.

Questo viaggio inizia da Genova con Serena Dettori di Lados “In Vogue We Trust” dove l’amore per la moda si unisce alla passione per la scrittura; sempre in questa splendida città possiamo “perderci” in “Appuntidizelda” in cui l’arte si incontra con la cultura moderna e orientale (e non solo…). Facciamo un “salto” a Brescia da Sara Andreoli di Lifeeofsari” tra dettagli per la moda e la passione per il beauty ed i viaggi, ed infine dalla nostra amica Marianna di Lady Maryann che grazie ai suoi consigli sul natural beauty possiamo conoscere e ricreare tante fantastiche ricette!

Da questo viaggio nasce la nostra collaborazione, con l’idea di condividere, confrontarci insieme e fare rete, perché viaggiare da soli si sa è adrenalinico ma viaggiare insieme è più bello!

Il viaggio però continua con tante tante novità e tanti post da condividere!

Come si dice?  “Il viaggio non è la meta e la meta non è il viaggio… l’importante è tutto ciò che succede strada facendo


Tieniti aggiornato e non perderti i prossimi post!

Le prime volte

Le prime volte… il primo giorno di scuola, il primo bacio, il primo amore, la prima migliore amica, la prima delusione, il primo giorno di lavoro..! Il primo si sa, ha sempre qualcosa di “speciale”, volente o meno rimane sempre tra i nostri ricordi.
È così anche il primo post assume un ruolo importante, ma c’è una cosa che mi piace pensare, che le prime volte saranno anche belle ed uniche, ma esistono (fortunatamente) le seconde, le terze, le quarte e perché no, anche le quinte!
Quello che nessuno ti dice mai è che si cresce, si cambia, si mette tutto in discussione con passi indietro e spinte in avanti, qualora sia necessario. Si studia, si impara, si prova.
Ecco, questo è il primo post, ma spero, anzi mi auguro, che sia il primo di tanti altri ma non il migliore… perché l’unico modo per vivere è “sporcarsi le mani” , cadere, rialzarsi, fare r rifare più di prima ..meglio di prima!

Ciao io sono Vanessa, è questo è il mio blog!


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