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Viaggia, qui ed ora

A volte non è il momento più adatto per viaggiare, a volte non si può per via degli impegni lavorativi, a volte semplicemente non si può. Allora che si fa quando non si può viaggiare? semplice… si viaggia,
qui ed ora.

Ho sempre pensato al viaggio non solo come “l’atto di andare da qualche parte rispetto al posto in cui si è ” ma sopratutto un modo di vivere “Andare oltre rispetto a qualcosa“. Questo non solo perché sono una gemelli, un segno d’aria pronto ad ogni volo pindarico basta che si parta ma sopratutto perché non sempre si può preparare una valigia.

A volte non è il momento più adatto per viaggiare, a volte non si può per via degli impegni lavorativi, a volte semplicemente non si può.

Allora che si fa quando non si può viaggiare? semplice… si viaggia,
qui ed ora.

No, non non sono “fuori dal mondo” so bene le ultime disposizioni governative. Ma il presente è mio. Esiste una locuzione latina “Hic et nucn” (qui ed ora) per indicare un adempimento cui risoluzione non ammette proroghe, è necessario agire adesso.

Il presente non torna, e l’orologio è lì ad fare “tic tac” per ricordarci come questa non sia solo una frase. Allora, bando alle ciance “viaggiamo insieme” perché oggi si può:

10 cose da fare se sei (come me) un wanderlust

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  • Trova una meta, magari è quella tanto desiderata da un po’ o magari è una di cui ne hai appena sentito parlare: fai delle ricerche, informati, prendi appunti e programma il prossimo viaggio.

  • Si può viaggiare anche stando comodamente seduti sul divano, i libri sono quei passaporti universali che ci permettono di andare oltre… a volte anche oltre la nostra immaginazione.

  • Ti ricordi tutte quelle foto messe in un cassetto, che aspettano di essere catalogate?! bene adesso niente scuse, prendi un bel quaderno e crea un album. Scrivi la meta e gioca con la fantasia.

  • Questo è un ottimo modo anche per “decorare casa“, l’ambiente in cui vivi dice molto di te, ti rappresenta , e a me piace sempre avere in giro per casa souvenir e emisferi sulle pareti.

  • Impara una lingua, esistono tanti siti e libri per “fare un po’di pratica“, sarebbe bello se quando facessi quel viaggio oltre il tuo paese, poter dialogare personalmente con persone locali, non trovi?

  • Colora, no non sto scherzando, colorare ha a che fare con i viaggi molto di più di quello che si pensi, stimola la fantasia e “aiuta” il nostro cervello a liberare la tensione e stimolare la creatività.

  • Stare a casa non significa annoiarsi, prova nuove cose, sì curioso: prepara un piatto diverso, prepara il tè, appassionati ad un’altra cultura: sapevi ad esempio che i giapponesi non gradiscono che si pronunci in loro presenza il numero “quattro”? perché molto simile (nella loro lingua) alla parola “morte“, bene neanch’io, l’ho scoperto casualmente!

  • Senti nostalgia delle terme provate nel tuo ultimo viaggio vero? non problem! Oggi, si va alle terme low cost. Prepara un bagno caldo, magari utilizzando degli oli essenziali, rilassati e prenditi cura di te, perché se non stai bene con te stesso non puoi stare bene nel mondo, ovunque tu sia!

  • Ascolta la musica, semplice ma non banale. Ascoltare la musica fa diminuire i livelli di cortisolo nel nostro organismo, ciò significa meno stress più aperti a nuove esperienze.

  • Fai spazio in valigia, quella che ti porti dietro e comprende persone, situazioni, esperienze che non ti fanno stare bene. Svuota tutto, in questo viaggio sei tu a decidere cosa mettere dentro. Non hai limiti di peso, ma un bagaglio leggero è sempre più pratico, ma sopratutto utile a nuove cose.


Un vero viaggio non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi
Marcel Proust

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Roma, Amor eterno: 7 cose imperdibili da vedere

Roma per me è il primo amore. La prima meta, il primo viaggio. Sognata, desiderata, attesa, è stata il regalo del mio diciottesimo compleanno. Grande festa?la macchina? io non avevo dubbi, sarebbe stato visitare Roma, il mio desiderio più grande. Così armata di carta, penna e cartina (eh già, 12 anni fa le cose erano un tantino diverse) mi misi a studiare.
Una settimana, sette giorni per conoscere Roma, quella vera, quella non da guida turistica, consigliata da riviste travel, patinata da “vacanze romane” ma “verace“, così com’è.


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Perché vedete vi è una sottile differenza fra fare la turista e fare la viaggiatrice, bisogna conoscere i posti anche quelli insoliti, fermarsi in qualche piazza di cui neanche conosci il nome solo perché ti piace. I dettagli, sono
quelli che rendono il viaggio irripetibile.  Amo programmare viaggi, conoscere in linee generali le zone da visitare, i luoghi più importanti, ma amo ancor di più far decidere l’istinto. L’istinto è quello che ti porta in posti, persone, che in ogni caso avresti dovuto conoscere. È questo per me viaggiare, perché poi alla fine di ogni viaggio quello che ricordi è l’esperienza del viaggio stesso.

Di Roma, ho amato la sua storia. Ogni pietra ha un passato, una storia da raccontare.
Fondata nel 753 a.c, è la città con la più alta concentrazione di beni architettonici al mondo.
Delimitata dalle mura aureliane, una cinta muraria voluta dall’imperatore Aurelio intorno al 270 a.c per difendere la città dalle invasioni barbariche, è costituita da sette colli: Palatino, Aventino, Campidoglio, Quirinale, Viminale, Esquilino e Celio.
Il numero 7 è un numero che si ripete nella storia di questa antica città, sette infatti furono i re di Roma: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo.

La leggenda narra che Marte, dio della guerra, si invaghì della bella Rea Silvia, nipote di Amulio. Quest’ultimo una volta salito al trono obbligò la giovane a diventare vestale e fare dono di castità in modo tale da non poter procreare, assicurandosi così il trono. L’imperatore Amulio, non poteva sapere che Marte, dopo averla posseduta l’avrebbe resa ben presto madre di due gemelli: Romolo e Remo.

Nacquero così due adorabili bambini e Amulio una volta appreso della nascita ordinò ai suoi soldati l’uccisione, ma quest’ultimi in preda ad un atto di carità decisero di abbandonarli sul lungo Tevere, dentro una cesta, inconsapevoli che il destino dei due pargoli fosse intrecciato con quello dell’intera città di Roma.

Il pianto disperato dei neonati venne udito da una lupa che salvò i bambini e se ne prese cura, allattandoli.
Un pastore, che insieme alla propria moglie si trovò a passare da lì, trovò incustoditi i neonati e decise di prendersene cura come se fossero figli suoi. Fu così che Romolo e Remo, divenuti grandi uccisero Amulio e fondarono una città nei pressi del Tevere, lungo il fiume in cui erano stati trovati dalla lupa.

I due fratelli però erano indecisi su luogo esatto in cui far sorgere la nuova città, decisero così di utilizzare un antico metodo etrusco, ovvero seguire l’orientamento del volo degli uccelli.
Il loro volo, però non fu visto da entrambi allo stesso modo. Romolo ne vide dodici di rondini lungo il colle Palatino mentre Remo sei, su un altro colle. Romolo per delimitare la città tracciò il perimetro, giurando che avrebbe ucciso chiunque l’avrebbe varcato. Remo disobbedì e venne ucciso dal fratello Romolo.
Che divenne così unico re della città di Roma.

Abbiamo detto che sette è il numero legato a questa città, vediamo le 7 cose imperdibili di Roma:

Colosseo
Noto in tutto il mondo è l’emblema della città. L’antico Anfiteatro Flavio è il più grande al mondo, fu edificato nel 71 d.c da Vespasiano, di forma ellittica poteva ospitare fino a 70 mila spettatori.
Anticamente infatti, veniva utilizzato per gli spettacoli dei gladiatori, manifestazioni pubbliche e spettacoli. Nel 1980 viene proclamato dall’UNESCO come Patrimonio dell’umanità, mentre nel 2007 rientra ufficialmente fra le 7 meraviglie del mondo.

Foro Romano
È l’area archeologica che si estende tra il Colosseo, Via dei Fori Imperiali, Campidoglio e Palatino.
Occupata originariamente da una palude, venne, tramite opere di urbanizzazione, bonificata fino alla completa scomparsa della stessa. Qui sono situati i monumenti più significati della civiltà romana: dagli antichi templi romani, tempio di Saturno o dei Dioscuri sino alla Basilica di Giulia e quella di Emilia, del periodo imperiale. Lungo il viale della Via Sacra, troviamo la Curia, in cui si teneva la riunione del senato, ed è uno dei luoghi più importanti della Roma repubblicana.

Phanteon
È il “Tempio di tutti gli Dei”, fondato tra il 25 e il 27 a.c. da Augusto Agrippa, come tempio dedicato a tutte le divinità passate. Di forma circolare, caratterizzata da una cupola circolare con a centro un oculo, un’apertura circolare che indicava “l’occhio del cielo su Roma”. Caratteristica affascinante è che l’oculo è totalmente aperto, ma grazie alla sua forma architettonica, l’acqua piovana non cadrebbe, ma defluisce verso i lati sino a ventidue fori di scolo sul pavimento.
Il tempio durante il periodo cristiano venne convertito in Chiesa cristiana assumendo il nome di Santa Maria della Rotonda, o Santa Maria Martyres.

Fontana di Trevi
È la più celebre fontana della città, vista e rivista in film e cartoline, eppure è uno di quei luoghi magici di Roma. È affascinante sentire il rumore dell’acqua che scorre, nel cuore della città.
Voluta da Papa Clemente XII, con l’intento di realizzare una grande fontana visibile dalla sua residenza al Quirinale, inizialmente venne affidata allo scultore Gian Lorenzo Bernini. I lavori però di realizzazione furono dispendiosi e furono costretti a bloccare i lavori. Successivamente, Papa Clemente XI riprese il progetto, affidando la realizzazione a Nicola Salvi e Giuseppe Pannini. In stile barocco, ancora oggi è una delle maggiori attrazioni della città.
È strettamente collegata all’acquedotto dell’Acqua Vergine, uno dei più antichi della città, ancora in uso e funzionante

Piazza di Spagna
Una scalinata, 136 gradini per trovarci nella piazza più famosa di Roma: Piazza di Spagna.
Denominata così per via del palazzo dei Borboni di Spagna, nel XVII secolo prendeva il nome di Piazza di Francia. Nel 1725 Papa Benedetto XIII inaugurò la scalinata, per collegare la Chiesa della Trinità dei Monti con l’ambasciata dei Borboni. Qui troviamo: la fontana barocca, detta della ” Barcaccia“, il Palazzo di Propaganda Fide, progettata da Bernini e di proprietà della Santa fede. Mentre al centro, la colonna dell’Immacolata Concezione, voluta da re Ferdinando delle Due Sicilie. Oggi la piazza ospita giornalmente numerosi turisti ed è tra le piazze più famose non solo a Roma, ma in tutto il mondo.

Basilica di San Pietro
Le sue origini sono molto antiche, voluta dall’imperatore Costantino nel IV secolo nel luogo in cui vi erano i resti dell’apostolo Pietro. Fu luogo di lunghi pellegrinaggi durante tutto il medioevo, sino al 1506 quando Papa Giulio decise di edificare una nuova basilica. Inizialmente i lavori furono affidati a Donato Bramante, e successivamente a Raffaello Sanzio che non riuscì comunque a finire i lavori, perché scomparve prima. Si occupò Antonio San Gallo di commissionare la continuazione dell’opera, ordinando a Michelangelo Buonarrotti, il quale darà forma definitiva al progetto che però venne ultimato da Bernini che rifinì gli interni

Oggi è la più grande basilica di Roma, nonché considerata la “madre” di tutte le chiese. È anche “Cappella pontificia” in quando adiacente alla dimora del Papa, qui infatti hanno sede le celebrazioni papali. Decine di migliaia di fedeli si recano in occasione delle celebrazioni liturgiche, ma non solo, anche per visitare numerose opere d’arte come la “Pietà” di Michelangelo oltre alle tombe dei Papi, all’interno delle Grotte del Vaticano. La piazza, Piazza San Pietro accoglie in un abbraccio i fedeli, la forma ellissoidale è studiata oltre che per dare movimento anche per donare questo senso di calore e raccolta attorno ai fedeli provenienti da tutto il mondo.

Ovviamente, queste sono solo 7 cose da vedere a Roma, ma ce ne sono moltissime altre che andrebbero sicuramente visitate e approfondite. La città è molto grande, bellissima ed instancabile ed è per questo che è mia intenzione tornarci quest’anno, in fondo c’è sempre qualcosa che vale la pena rivedere, scoprire e riscoprire.


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“Innamorati di te, della vita e poi di chi vuoi”

che l’amore si racchiuda in questa frase “Sei sempre tu”, riconoscere e riconoscersi fra dieci, cento, mille persone…sempre. E non importa se a riconoscersi è un padre con la propria figlia, un fratello con una sorella, due amiche o una zia con suo nipote. È Amore se riconosci quella persona, e quella persona fa parte di te (vale anche per te stesso).

Innamorati di te, della vita e poi di chi vuoi” scriveva Frida Kahlo, e chi più di lei conosce l’amore quello passionale, irrefrenabile, sconcertante, quello che per lei portava un unico nome: Diego Rivera.
Eppure da un amore tormentato, grande e ineguagliabile era arrivata ad accettare un’unica verità, se non ti ami non puoi amare, se non ami la vita non puoi amare, ma soprattutto se non c’è prima tutto questo non puoi amare.

Oggi è il giorno degli innamorati e ad essere sincera io non amo questo giorno, non ho un bel ricordo (anzi…) ed è per questo che avevo in programma di scrivere di qualche mio viaggio. Poi però sono stata in ospedale, e in ascensore c’era un anziano con una rosa in mano. La rosa era per sua moglie, la teneva in mano, fiero di quell’amore. Sembrava un giovane ragazzo al primo appuntamento.
Allora, ho iniziato a pensare alla sua lei… sarebbe stata felice? si, certo. L’avrebbe ringraziato? Sicuramente. Ad un tratto ho sorriso, pensando a quanto noi donne in realtà non ci accontentiamo mai, allora ho iniziato a pensare che sicuramente avrebbe fatto entrambe le cose, ma non prima di avergli detto ”Ma che ti sei messo?! ti avevo messo i vestiti sulla sedia, perché questo pullover che è tutto rovinato… sei sempre tu”.
Ecco credo che l’amore si racchiuda in questa frase “Sei sempre tu”, riconoscere e riconoscersi fra dieci, cento, mille persone…sempre. E non importa se a riconoscersi è un padre con la propria figlia, un fratello con una sorella, due amiche o una zia con suo nipote. È Amore se riconosci quella persona, e quella persona fa parte di te (vale anche per te stesso).

Quindi miei cari amici, se oggi non siete felicemente fidanzati o innamorati poco importa, è il giorno dell’amore e l’amore si sa è pieno di sfumature.
Uscite con amici, preparate il vostro dolce preferito, ascoltate una canzone che vi piace, programmate qualcosa per voi e per chi amate.

Non soffermatevi dove sapete che non potete amare, dove non siete amati, ma amatevi e fatelo in modo tale da saper scegliere a cui dire “sei sempre tu” perché purtroppo o per fortuna non possiamo decidere di chi innamorarci.
Non tutti sanno dimostrare il loro amore, e non tutti se ne ricordano spesso, ciò non significa che non ti amino con tutto ciò di cui sono capaci. È vero l’amore è ogni giorno, non basta una data nel calendario per ricordarlo, non basta una rosa e dei cioccolatini, ma ci sono, esistono e sarà come dice qualcuno puro “marketing” ma perfino il golfino che state indossando in questo momento è stato creato a fronte di un bisogno, ed è stato creato per ricavarne qualcosa. È marketing. Quindi ben vengono i bigliettini scritti a mano, i messaggi dentro un cioccolatino, un tenero peluche, ma soprattutto ben venga tutto ciò che vi fa sorridere.

Vi è l’Amore di Romeo e Gulietta, Tristano e Isotta, Dante e Beatrice, Leopardi e Silvia, Rose e Jack (quest’ultimi sono più familiari eh …) e poi c’è l’Amore quello umano, quello vero, quello che “Mannaggia quando ti ho incontrato, ma per fortuna è successo e comunque sia andata è stato bello incontrarsi”. L’Amore non ha definizione.
Personalmente io non vedo l’ora di poter dire “ Una rosa? Dov’è il mio girasole? che è con l’età ti stai dimenticando il mio fiore preferito?” e lui sicuramente risponderà “Sei sempre tu”.

Buon San Valentino a tutti voi.

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Impara l’arte del fallimento

Il vero successo è imparare l’arte del fallimento, capire che, quello che hai affrontato, in ogni caso “è successo” nella tua vita e tu sei riuscito al di là delle aspettative ad affrontarlo.

Tra le cose che ti dicono quando cresci è che più o meno la tua vita si svolgerà così: troverai un buon lavoro, un buon marito/una brava moglie, farai carriera (forse) e costruirai una famiglia (forse), in altre parole… avrai successo.

Non importa quanto sia alto il tuo quoziente intellettivo, dove vivi, chi sposerai… tu avrai successo! Il successo è tutto. Il primo della classe, la ragazza perfetta, il lavoro dei tuoi sogni, una vita perfetta, avrai tutto se solo riuscirai ad avere successo.

Basta digitare la parola “successo” su internet e troverai articoli come:”Guida per il successo“, “I segreti per il successo“, “Come avere successo nella vita“, “Dieci regole per avere successo” ( eh già… in fondo è facile, dai che ci vuole a seguire 10 semplici regole) e ti troverai all’apice del successo.

Ciò che nessuno ti dirà mai è che ci saranno scivoloni, cadrai, ti smarrirai, odierai a volte il lavoro che farai, ti innamorerai di quella sbagliata ma che a te sembra perfetta, arriverai ultimo a quel concorso, dirai fine ad un matrimonio, chiuderai la tua azienda… in altre parole: fallirai.

Nessuna guida per il fallimento, ed ecco che ti ritrovi lì con in mano tutti i cocci dei tuoi fallimenti. Siamo nell’epoca dei grandi successi e tu, o tieni il passo o ti ritrovi ad un passo dal baratro. Il fallimento è qualcosa che non possiamo permetterci, ma chi più e chi meno, ha almeno fallito in qualcosa nella propria vita. Perché che piaccia o no, il fallimento è umano.

In realtà, il successo ed il fallimento hanno un denominatore comune: il far succedere una cosa. È lì, la sottile differenza in cui anche un fallimento potrà diventare un successo.

Che tu ti sia iscritto all’università ma poi hai capito che non eri “portato” per quel percorso di studi, che ti sia sposato con la persona che credevi fosse quella “giusta“quando in realtà non lo era, che tu abbia cambiato lavoro, affrontato mille avversità oppure semplicemente che tu ti sia esercitato, allenato, per quella prova tanto attesa, che poi hai fallito, tutto ciò poco importa, quello che importa, è che tu l’abbia fatto.

Il vero successo è imparare l’arte del fallimento, capire che, quello che hai affrontato, in ogni caso “è successo” nella tua vita e tu sei riuscito al di là delle aspettative ad affrontarlo.

Quindi qualora tu abbia fallito in qualcosa, qualora ti trovassi con i tuoi cocci rotti, sappi che hai due soluzioni: guardare i cocci rotti e rimanere immobile o prendere i cocci rimasti ed andare avanti. I cocci ci sono e tu non puoi far nulla, ciò che farà la differenza è il tuo atteggiamento.

Ti dirò di più, esiste una terza opzione (la mia preferita): lasciare i cocci a terra e andare avanti.

Bisogna “sporcarsi le mani”, impastare, rimpastare, inventare, apprendere e fare meglio. Giocare con i colori della tavolozza, con i neri e con i bianchi , accostare il blu cobalto al giallo e il verde all’arancio. Giocare con le parole, con i suoni, con i dati e i diagrammi, con le viti e i tasselli, con i fili e gli uncinetti. Giocare con la vita e per la vita.

La verità è che abbiamo bisogno di più fallimenti per dare la giusta prospettiva al vero successo. Perché la cosa più brutta che possa capitare nella vita è non aver mai fallito in qualcosa, perché significa che non ti sei mai mosso di un passo dal punto di partenza.

Ho provato , ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio meglio.

Samuel Beckett

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Un po’ di me

Prima di riempire queste pagine virtuali su ciò che farò e dove andrò, mi sembra giusto raccontarvi un po’ di me. Iniziamo dal banale: Ciao, sono Vanessa, ho 29 anni e vivo a Catania. Sono sempre stata una bimba molto curiosa, ma anche molto timida, dagli occhioni grandi e piena d’interessi: danza, pallavolo, pittura, recitazione, pattinaggio, ginnastica artistica e perfino chimica. Sì, anche questa (nella vita bisogna pur provare per trovare la giusta inclinazione, no?!). Ma l’unico punto fisso, invariabile nel tempo, è lei: la scrittura. Non ricordo un momento della mia vita in cui lei non ci fosse. Ho sempre scritto: diari, storie, racconti, favoleScrivere per me è essenziale come respirare.

Da piccolina sognavo dunque di fare la giornalista, ma essendo una bimba molto curiosa, non potevo non innamorarmi di tutto ciò che c’era “al di là del mio naso” e quindi dell’intero emisfero. Ecco che nasce la passione per i viaggi.
In realtà più che una passione la mia è proprio un’esigenza: ho bisogno di “spostarmi” e non mi importa se a pochi kilometri da casa o in un altro Paese (credo di essere, anzi sono una wanderlust).

Crescendo mi sono accorta che tutto ciò che riguarda un’impresa mi affascinava, in particolare l’impresa alberghiera. Così dopo il diploma come operatore turistico ho deciso di studiare comunicazione. Adesso, dopo aver scritto per alcuni travel blog, concluso un corso sul Project management per il turismo ed avere studiato per anni “dietro le quinte” ho deciso di aprire un blog tutto mio.

Un po’ (più) di me

Sono quella che viene definita travel web writer freelance o blogger, anche se in verità mi trovo più tra le parole writer e molto freelance!

Adesso vi racconto chi sono io “davvero”: amo il giallo e i girasoli, ho due cani (Mia e Lia) e un gatto (Cloe). Sono figlia di un’impiegata e un artigiano ed è per questo che amo definirmi un’artigiana delle parole. Amo scrivere, questo si è ben capito, ma amo anche fotografare perché credo che a volte un’immagine conti più di tante parole. Amo il profumo del caffè e odio la cannella. Sono nata il 05 Giugno, sono quindi una gemelli e credo che questo mi definisca tanto: curiosa, chiacchierona, poliedrica e alla continua ricerca di stimoli intellettuali. Sono molto pacata e composta, ma a volte mi diverto a fare selfie “ironici” giusto per ricordarmi che non bisogna mai prendersi troppo sul serio. E per finire: “vivo coi piedi a terra e il naso perennemente all’insù all’insegna di particolari, luoghi insoliti e non ricercati, da poter raccontare attraverso mille sfumature. Scrivo di viaggi ma sogno in giorno di poter viaggiare per scrivere”.
Ma questo già lo sapete!

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Ogni viaggio è un’avventura

La parola Viaggio deriva dal provenzale viatge, a sua volta dal latino viaticum “mettersi in viaggio”.
Mettersi in viaggio da una città ad un’altra, da un Paese che non è nostro, ma che forse lo diventerà.
Mettersi in viaggio nella propria città, perché basta guardare con occhi diversi qualcosa, per scoprire angoli sconosciuti o rivedere posti conosciuti.
Camminare, scoprirsi e scoprire qualcosa diverso da noi!
Ma a volte capita di “mettersi in viaggio” nella vita delle persone e con la vita delle persone.
Capita di incontrare, mescolare, confrontarsi e costruire qualcosa insieme.

La parola viaggio deriva dal provenzale viatge, a sua volta dal latino viatĭcummettersi in viaggio”. Mettersi in viaggio da una città ad un’altra, da un Paese che non è nostro, ma che forse lo diventerà. Mettersi in viaggio nella propria città, perché basta guardare con occhi diversi qualcosa, per scoprire angoli sconosciuti o rivedere posti conosciuti.

Camminare, scoprirsi e scoprire qualcosa diverso da noi!
Ma a volte capita di “mettersi in viaggio” nella vita delle persone e con la vita delle persone.
Capita di incontrare, mescolare, confrontarsi e costruire qualcosa insieme.

Allora la parola viaggio assume un’altra prospettiva, ed è così che inizia un viaggio low cost, senza data e senza meta, ma con la voglia di fare per e con qualcun altro.

Questo viaggio inizia da Genova con Serena Dettori di Lados “In Vogue We Trust” dove l’amore per la moda si unisce alla passione per la scrittura; sempre in questa splendida città possiamo “perderci” in “Appuntidizelda” in cui l’arte si incontra con la cultura moderna e orientale (e non solo…). Facciamo un “salto” a Brescia da Sara Andreoli di Lifeeofsari” tra dettagli per la moda e la passione per il beauty ed i viaggi, ed infine dalla nostra amica Marianna di Lady Maryann che grazie ai suoi consigli sul natural beauty possiamo conoscere e ricreare tante fantastiche ricette!

Da questo viaggio nasce la nostra collaborazione, con l’idea di condividere, confrontarci insieme e fare rete, perché viaggiare da soli si sa è adrenalinico ma viaggiare insieme è più bello!

Il viaggio però continua con tante tante novità e tanti post da condividere!

Come si dice?  “Il viaggio non è la meta e la meta non è il viaggio… l’importante è tutto ciò che succede strada facendo


Tieniti aggiornato e non perderti i prossimi post!

Siate Ribelli

Questo post è uno di quelli a cui penso da tanto… ma tanto tanto!
Parlare di ribellione per me, è un po’ strano ma normale per certi versi. Alla domanda “Tua figlia è una ribelle?” mio padre rispondeva… SI! Ecco, immagino la vostra faccia, era la mia quando mi dicevano che io ribelle non lo ero. Perché se da un lato, in famiglia o chi mi amava, aveva in mente un’idea di me (ribelle). Dall’altro chi mi conosceva

Questo post è uno di quelli a cui penso da tanto… ma tanto tanto!
Parlare di ribellione per me, è un po’ strano ma normale per certi versi.

L’idea di ribellione è per me un paradosso, come aggiungere il cioccolato al gelato alla fragola, quelle cose che fai perché comunque potrebbe andar bene, ma non benissimo! Mi spiego meglio: sono sempre stata molto tranquilla, non ho mai dato problemi ai miei, molto responsabile e riflessiva, molto con la testa sulla spalle ed i pensieri sempre altrove (si, potete dirlo, un po’ rompipalle va).

Quindi alla domanda “Tua figlia è una ribelle?” mio padre rispondeva… SI!

Ecco, immagino la vostra faccia, era la mia quando mi dicevano che io ribelle non lo ero. Perché se da un lato, in famiglia o chi mi amava, aveva in mente un’idea di me (ribelle). Dall’altro chi mi conosceva (amiche, le loro mamme, i vicini, le maestre ecc ecc ..) poteva dire, con assoluta certezza, che io non lo ero per nulla.

Quindi alla domanda oggi: “Sei una ribelle??” mi viene da rispondere no ed invece esce dalla mia bocca sempre un sì, secco! Qualcosa non quadra, già… sono d’accordo con voi, però a me piace capire, per cui mi sono detta “facciamo qualche passo indietro…” e così ho preso loro: bellissime, eleganti, semplici e sempre (o quasi) vestite di rosa: le principesse Disney.

Tutte noi da bambine abbiamo giocato su “Chi sei, delle principesse?”oppure “Qual’è la tua principessa preferita?”. Ecco, io a questa domanda non sapevo mai rispondere, a dire la verità non me ne piaceva nemmeno una.
Posate, perfette, silenziose, stupide (a volte), belle ed eleganti. Insomma non mi ci rivedevo proprio in nessuna. Così finivo per rispondere “Io, sono io” oppure mi inventavo delle principesse di sana pianta. (escludendo categoricamente dal mio outfit, il rosa confetto).

Si forse, già da qui avrei dovuto intravedere quella sfumatura di ribellione, ma sai pensi “Ma sì… chisennefrega, giochiamo“. Ora, perché proprio adesso ripescare questa cosa? perché mi è capitato di andare ad una festa per bambini o comunque stare con bambini ( io non ho figli, ma attiro bambini come il miele attira le api, ho quella predisposizione genetica per essere disegnata, baciata, tenuta per mano da nani entusiasti di avermi lì).
NB: per anni ho fatto la tata, è questa cosa mi ha aiutato..TANTISSIMO!!

Tornando a noi, sentivo dire alle bambine “Io sono Elsa”. Elsa di Frozen ovviamente. E lì sono rimasta perplessa. Elsa?? Io Frozen l’ho visto ( più di una volta a dire il vero) e la protagonista è Anna, o meglio il personaggio attivo è lei.

È lei che prende la decisione di partire alla ricerca della sorella, che disperata pensa bene di andar su in montagna a rinchiudersi con -10 gradi, lontano dal mondo. Tutto perché ha il potere di congelare le persone ( e che sarà mai, dei guanti e si va avanti, esistono cose peggiori nella vita). Ma lei no, lei parte di nascosto e va dove il rischio non è “congelare le persone” con le mani, ma che tu proprio non muova più le mani. Ora vedete quella che non ci pensa un attimo e va… è lei Anna.

Anna, dalle lentiggini, i capelli rossi ed un vestito che (scusate se mi permetto ma tutto è, tranne da principessa). Anna, un po’ (ok, tanto) imbranata, chiacchierona, sfida il ghiaccio, gli eventi solo perché la sorella, in preda ai suoi deliri, decide di sparire dal regno e lasciarla sola. Ora, il punto non è che cos’altro avrebbe potuto fare, chiunque (mi auguro) per una sorella avrebbe sfidato le intemperie, o più comuni orchi e draghi del castello. Il punto è:
“Io sono Elsa”.

Sarà anche vero che Elsa in Frozen 2 è più dinamica e intraprendente. Per proteggere gli abitanti della foresta incantata e di Arendelle, il suo regno parte spedita alla ricerca di risposte e soluzioni. Ma questa storia di “Io sono Elsa” c’è già dal primo Frozen, quello in cui ad essere attiva ed intraprendete è Anna.

Carina, chiacchierona (tanto, macché sarà mai, le altre erano canterine), sbadata (sì, questo si ..) ma tra, chi tocca l’unica cosa che non doveva toccare, e chi canta e stende con gli uccellini, un po’ di sbadataggine è considerata normale. Allora perché Elsa e non lei? Semplice. Perché Elsa è una principessa, si VEDE: Bionda, bella, perfetta, (bionda l’ho già detto?!) che aspetta di essere salvata (ed ha pure i poteri, cavolo!).

Anna no, Anna non aspetta nulla. Sarà solo un caso, ma analizzando bene i personaggi, le scene ed il tutto, nella costruzione del personaggio “Anna” non c’è l’idea di una principessa, già in fase di produzione. Nel mondo dei cartoon, così come tutto ciò che viene costruito dai mass media, nulla viene lasciato a caso. Ammetto che amo studiare le dinamiche ( non per nulla mi sono iscritta in comunicazione ed ho fatto una tesina alle superiori sui Cartoon e la loro psiche”. Ma ammetto anche che di base c’è un’idea che negli anni si è addentrata nella nostra società, grazie anche a quelle bellissime principesse disney con cui passavamo ore ed ore a giocare, ed è quella che:

Un bel giorno arriverà qualcuno (sul cavallo magari) e ti salverà dal tuo destino!

Si fa un po’ ridere anche me, perché già oggi è difficile trovar qualcuno che sia pronto a mettersi in gioco con e per te, figuriamoci a badare anche ad un cavallo!!

Ma ironia a parte, l’idea è di dare le chiavi della propria felicità in mano a qualcuno e dire: “dipende da te, la mia felicità”. Ok, io non sarò sempre romantica, a volte mi rendo conto che “La mia vena sognatrice” mi abbandona quando si tratta di relazioni, ma come si fa a guardare e pensare di voler essere:

Biancaneve. Che di ingenuo ha, non l’aver mangiato una mela (oddio, magari le piacciono sul serio) ma l’aver pensato minimamente di andar a vivere con 10 uomini (nani o meno, questo erano)

Cenerentola. Il castello è il suo, le ricchezze sono sue, ma lei si fa trattare da serva. Il problema è il ballo, uno su 365 giorni (assurdo).

Aurora. La Bella addormentata. Un po’ rinc*glionita, tocca l’unica cosa che non avrebbe dovuto toccare: un fuso di un arcolaio, cadendo così in coma profondo.

Belle. Lei rappresenta l’idea utopica delle donne di cambiare un uomo. Si ok, lei c’è riuscita e lui (la Bestia) è più principe di tanti altri. Ma comunque lei ha pensato di poterlo cambiare (Pazzia).

Ariel. La Sirenetta, lei secondo me è quella che si è divertita di più: tra pesci, danze e granchi, sfida il proprio padre.
La più vera.

Le altre per me, sono bozze. Si sicuramente “papà” Disney ha capito negli anni che il mondo è cambiato e noi siamo cambiate: Mulan, Ribelle, Rapunzele. Tentativi di dar alle bambine quello che loro vogliono: una vita più entusiasmante ed intraprendente, un po’di sana emancipazione.
In realtà, sarebbe bello far capire che l’obiettivo vero non sia solo”realizzare i propri sogni” ma L’ENTUSIASMO per far in modo che questo ACCADA! Mettersi in gioco.

Bisognerebbe predisporre le bambine al:“Il viaggio non è la meta”.

Devi prendere in mano la tua vita senza aspettare chi o cosa giunga su un cavallo, per salvarti. Devi TU, far in modo che i tuoi sogni si realizzino. Ecco, essere ribelle non è andare sempre contro, non rispettare le leggi o gli altri, o chissà cosa. Essere ribelli significa credere in se stessi ed in qualcosa, senza dare a qualcuno la responsabilità di renderti felice e soprattutto non fermarsi davanti a nulla, quando vuoi ottenere qualcosa. Credere in qualcosa nonostante tutto.

Se poi magari la vita ti riserva qualcuno con cui, oltre ad invitarti ad andare insieme sul cavallo, ti invita pure a dargli da mangiare o magari (quoto questo) a lasciare quel cavallo a casa, bello tranquillo ed andar a piedi CON TE, sulla spiaggia, in campagna, sull’asfalto .. beh sarebbe meglio! Sarebbe, qualcosa in più!

Ed è per questo che, pur avendo abbandonato: principesse, barby e bamboline, da un bel po’, la mia risposta è sempre questa “Io sono io” – Al massimo: ANNA!

Siate Ribelli!!

Si lo so, questo colore è in perfetto stile ELSA ma per me rappresenta il mio essere ribelle 🙂 :). Io non ho mai amato il rosa, così nonna che è molto all’antica (per cui rosa bimba, azzurro bimbo) non si capacitava del fatto che tutti i vestitini rosa che mi regalava, non andavano indossati. Così, non potendo regalare cose di azzurro (destinati ai maschietti) iniziò con il verde acqua/tiffany. Lei era felice, ed io pure, sia perché non dovevo più veder cose rosa davanti i miei occhi, sia perché ero la sua piccola ribelle!!

 

Un viaggetto inaspettato

Sono appena tornata da un breve weekend, uno di quelli improvvisati che fai un po’ per lavoro, un po’ per schiarirti le idee, un po’ perché a volte senti l’esigenza di andare … tanto per andare!

Sono appena tornata da un breve weekend, uno di quelli improvvisati che fai un po’ per lavoro, un po’ per schiarirti le idee, un po’ perché a volte senti l’esigenza di andare… tanto per andare! Inizialmente avrei voluto raccontarvi ogni dettaglio, avrei voluto farvi vedere tante cose e scrivere di tante cose, ma la verità è che questo “viaggetto inaspettato” io me lo sono voluto godere.

Sono partita senza sapere esattamente dove andare. Niente luoghi da scoprire, niente libri a riguardo, niente programmi. Perché io, che a volte ( anzi diciamo spesso) mi divido in questa dualità, ho un lato avventuroso ed un altro che prevede tutto ciò che è possibile prevedere. Amo organizzare, non perdermi nulla, amo sapere e conoscere la storia, i posti, la cucina di un luogo prima di ogni partenza. Questa volta no, questa volta ho detto “lasciamo fare alla vita…

In verità la particolarità di quest’esperienza è stata data dal fatto che son partita con persone che non conoscevo, o meglio che non avevo mai visto prima se non tramite uno schermo, con cui avevo collaborato in pieno lockdown ma che a me è sembrato conoscere da sempre. In verità, io (credevo) di non essere così temeraria, ho una predisposizione genetica alla responsabilità, per cui se alla “Vanessa” di qualche anno fa avessero detto cosa stava andando a fare, sicuramente quella (di Vanessa) avrebbe risposto “Si, certo magari un’altra volta eh…“. La Vanessa, quella di adesso, non ha esitato un attimo. Questa cosa mi ha stupito ed entusiasmato allo stesso tempo.

Stupito perché credevo non fosse da me, in verità credo che sia molto me. Credo di avere la stessa percentuale di predisposizione genetica per essere affascinata dall’avventura e dall’inaspettato.

Tornando a noi, io vorrei scrivere tutto ciò che ho visto a Palermo: la Cattedrale, le viuzze, le borgate, le chiese… un mix di culture ed architetture che trovi solo in Sicilia, perché ogni popolo che ha lasciato qualcosa, ha anche preso qualcosa, determinando qualcosa di nuovo mai visto prima. Solo una terra che ha visto invasioni da popoli differenti può offrire uno scenario così…

Sono partita con Agnese, attrice dai capelli rossi, un po’ blogger, ma tanto romana. E arrivata a Catania ed abbiamo iniziato il nostro tour proprio qui a casa mia, nella Catania barocca, che amo e (a volte) odio allo stesso tempo.

Abbiamo camminato e mangiato (tanto entrambe le cose), abbiamo fatto tantissime scale per poi accorgerci che bisogna sempre salire (giuro, appuntatevelo, se trovate delle scale… salite sempre, sarà faticoso, ma la vista è fantastica). Abbiamo fatto mille foto non instangrammabili, ma sono quelle più vere, quelle in cui dici “Cavolo, quel momento lo ricordo“.

Volevo che lei conoscesse la città ma volevo anche che conoscesse me, le mie abitudini, i posti che amo. Ci tenevo a questo, perché potrei parlarti di me, e delle mie passioni all’infinito, ma ci sono luoghi che portiamo dentro e che a volte è giusto mostrare a qualcuno! Siamo state piccole avventuriere alle Gole dell’Alcantara, ed abbiamo mangiato il famoso Cannolo siciliano, vista mare.

Devi fare la viaggiatrice non la turista, ciò significa che se una piazzetta ti piace, ma nessuna guida la cita, futtitin*i ( per i non siculi: fregatene) siediti e goditi la tua piazzetta, perché potrai vedere mille monumenti ed imparare a memoria i nomi delle ultime dinastie, ma non potrai mai dimenticare le sensazioni di un luogo. Quelle rimarranno tue.

Ed è così che di Palermo, dove siamo state successivamente, vi racconto di come mi sono trovata seduta in una piccola piazzetta di Bagheria, con un calice di vino in mano e “perfetti sconosciuti” accanto, che a me però è sembrato di conoscere da sempre. Chi l’avrebbe mai detto…!

Eppure ero lì, credo che fosse esattamente il luogo in cui mi dovessi trovare. Credo che esistono persone, luoghi, ed esperienze che ci aspettano da sempre.
Questo, che a volte spaventa e sconvolge, altre volte entusiasma terribilmente!

Abbiamo mangiato pane, panelle e crocchè seduti all’università di Palermo.
Perché qui, abbiamo incontrato l’altro, il palermitano con cui ancora dobbiamo trovare un compromesso su quella palla di riso che noi (catanesi) chiamiamo arancino e per loro è femmina (si femmina…assurdo lo so!). Su una cosa però siamo d’accordo, chiamatela come volete ma è buona, tanto a Catania quanto a Palermo!!

Palermo ha tanto da offrire, sia artisticamente che storicamente, ma io mi sono innamorata delle borgate poco fuori la città: Sant’Elia, Porticello, Aspra e lei, quella che più di tutte ha fatto centro, Punta Santa Nicolicchia.

Abbiamo visto spiagge stupende, di notte e di giorno. Visto tramonti bellissimi, ma ci siamo anche goduti il silenzio dopo la sveglia delle 5 del mattino solo per vedere l’alba. Colazione, caffè solo per tornare a letto, soddisfatte e contente di aver vissuto quel momento!

Ecco, vedete quando si incontra qualcuno non sappiamo mai che posto occuperà nella nostra vita, se il tempo di un saluto oppure una mano da stringere sempre.

Nessuno può saperlo, né tu nell’altro. Quello che però è possibile sapere è se quel momento avresti voluto viverlo insieme. Io con lei, che adesso è mia amica, abbiamo parlato tanto, raccontandoci passati, inventandoci prossime avventure e fatto progetti. Nessuno sa cosa si realizzerà eppure entrambe sappiamo che era così che doveva andare. Come mi disse un giorno qualcuno Conoscersi non è mai per caso…” non so se sia vero, ma so che non poteva essere altrimenti!

La fine del viaggio è stato un caro arrivederci, il rientro è stato per me un po’ brutto, uno di quelli che non vorresti mai vivere. Vedere lottare le persone che ami tra la vita e la morte, è una delle sensazioni che non augureresti mai a nessuno. Perché vi racconto questo? perché non avrei voluto scrivere, perché il dolore non se ne va via scrivendo… ma è questo che fa di me quella che sono!

Avrei voluto entusiasmarvi con la mia voglia di andare in giro per il mondo, ma è difficile quando il mondo ti crolla, così non posso che dirvi di vivere la vita come viene: prendete un attimo per voi, lasciate andare ciò che non vi fa bene, lasciatevi guidare dal momento, salite le scale quando ce ne di bisogno, senza dimenticare che tutto costa fatica è vero, ma anche solo per un attimo, quella vista … andava vissuta!

Che fortuna essere nate prima del 2000!

Riaffiorano ricordi PRIMA di ..! Prima che le Spice girl si fossero divise, prima che il lucidalabbra Tirabaci Bon Bons Malizia lasciasse spazio a prodotti come Kiko, Wycon e Mac, prima che Hilary Duff ( ovvero la nostra amata Lizzie Mcguire) diventasse madre, prima che Britney Spears lasciasse il corridoio del liceo sotto il ritmo di “Baby One more time”, prima che le pagine di “Cioè” perdessero quel ruolo di “Vedemecum” per ragazzine in piena crisi adolescenziale, insomma in altre parole: prima della vita 2.0

Eh sì, a noi nate qualche anno prima (del 2000 si intende) a volte ci capita di esclamare questa frase, un po’ per ironia, un po’per sdrammatizzare quella nostalgia inconscia che ci “assale” quando ascoltiamo qualche canzone o semplicemente riaffiorano ricordi PRIMA di ..! Prima che le Spice girl si fossero divise, prima che il lucidalabbra Tirabaci Bon Bons Malizia lasciasse spazio a prodotti come Kiko, Wycon e Mac, prima che Hilary Duff ( ovvero la nostra amata Lizzie Mcguire) diventasse madre, prima che Britney Spears lasciasse il corridoio del liceo sotto il ritmo di “Baby One more time“, prima che le pagine di “Cioè” perdessero quel ruolo di “Vedemecum” per ragazzine in piena crisi adolescenziale, insomma in altre parole: prima della vita 2.0

Ma oggi il mio “per fortuna sono nata prima…” è dovuta ad un’altra tematica, spesso sottovalutata ma che in realtà è più importante di quanto si pensi, e cioè l’essere una ragazzina oggi.

Questo post nasce da un episodio recente, in cui, in una semplicissima giornata al mare, non posso fare a meno di notare sotto l’ombrellone, un po’ distante da me, una ragazzina vestita totalmente (maglietta maxy, pantaloncini-bermuda, e trucco). Mi ha colpito, non tanto perché vestita al mare, ma per il fatto che guardava gli altri divertirsi e lei no. Aveva lo sguardo di chi vorrebbe ma non può. Lei, con il cellulare in mano, era lì ma non era lì. Lei che sa, che quei chili in più che porta addosso pesano molto più di quello che segna la bilancia.

Perché dico questo? perché ci sono passata anch’io, perché ho visto amiche perdersi gli anni migliori della loro adolescenza, per paura di… per paura dei giudizi! Non l’ho giudicata, non potrei mai, ma avevo una voglia immensa di andare lì e dirgli “Vedi tutto questo? vedi questo momento? domani non ci sarà. Nulla torna, per cui vivi QUI ed ORA”. Sembrano frasi fatte, ma non lo sono.

Io ho sempre avuto qualche chilo in più, (e tutt’ora c’è eh 🙂 ) però fortunatamente non mi sono mai preclusa nulla, semplicemente ho imparato a capire cosa potevo indossare e cosa no, ma non ho fatto in modo che questo mi limitasse. Ma io sono nata prima di quel “cofanetto magico” che portiamo sempre con noi per svagarci un po’, in cui bellissime ragazze, truccate e pettinate, sempre al top ( anche ad inizio giornata) mostrano una vita luccicosa ed affascinante!

No, non è una “frecciatina“alle mie colleghe influencer, il mondo è sempre stato pieno di merchandiser e se è fatto in un determinato modo possono essere risorse importanti per le aziende. La mia frecciatina, è diretta ad un altro mercato, che possiamo definire “last minute” (no, stavolta i viaggi non c’entra nulla), ed è quello del “Tieni questo, è la soluzione al tuo problema“. Tieni questo pantalone per alzare il sedere, tieni questo rossetto per aumentare le labbra, tieni questo maxi pull per coprire ciò che di te non ti piace.

Per un attimo ho pensato com’è difficile essere OGGI una ragazzina, il confronto con le altre, con le mode e con le insicurezze che ancora (ovviamente) non sai gestire. Ho pensato alla loro frustrazione di essere poco più di quindicenni, in corpi da ventenni (scusate eh, ma io alla loro età non ero così! la mia quinta di reggiseno è arrivata dopo e il mio sedere era sì più in forma, ma diciamo che le tute dimensione danza, più che valorizzare le nostre forme, non lasciavano spazio all’immaginazione, nel bene e nel male). Ho pensato al loro modo di guardare le “adulte”. Vedere donne che si comportano da ragazzine e ragazzine da donne e la loro confusione. Ho pensato ai messaggi, alle foto che potrebbero girare sui loro cellulari, al modo in cui possono essere ferite, perché la scuola (ma non solo), il mondo è una giungla e vale sempre la regola del più forte. Ho pensato e per un attimo ho fatto un sospiro di sollievo per non essere nata dopo il fatidico 2000!

Esistono tantissime ragazzine che non si sentono al posto giusto, semplicemente perché non sono come vorrebbero essere, oppure hanno attitudini e interessi diverse dalle coetanee. Vorrei tanto poter dire a tutte loro che il mondo non vive di apparenze, ma purtroppo così non è.
La bellezza non è tutto, è vero. Ma viviamo in un’epoca in cui la bellezza vale. Vale durante un colloquio, vale quando incontri un ragazzo. La bellezza non è tutto, ed è (fortunatamente) sempre relativa, ma esiste. Sta a noi darle la giusta importanza e scegliere la sostanza.

Ma è anche vero che esiste una bellezza che non ha niente a che vedere con lo specchio, ed è quella di riuscire a stare bene con se stessi. Avrei voluto dire tanto a quella ragazzina: Nulla cambia davvero, è solo apparenza. Tutto quello che “vendono” non sono altro che “effetti placebo” destinati a placare senza colmare, delle mancanze.

Nulla cambia se non sei tu a cambiare.
Se credi di non essere abbastanza, il mondo ti tratterà in tale modo.

Semplicemente avrei voluto dirle di saper prendersi cura di se, senza stravolgersi o indossare abiti succinti, ma lavorare su se stessa, sulle sue insicurezze, su quello che possiede perché nessuno le dirà mai: “Tieni, questo posto nel mondo è tuo“. Sei tu che devi andartelo a prendere. Puoi seguire i consigli di mille influencer, comprare vestiti delle migliori brand, ma non sarai mai bella finché credi di non essere abbastanza. Vorrei che le influencer “influenzassero” (scusate il gioco di parole) anche questo modo di vedere le cose.

Vorrei aver potuto dire: pensa al qui ed ora, che questo momento non torna, e quando sarai abbastanza adulta da capire ciò che conta davvero, oltre l’apparenza, sarebbe bello che tu avessi dei bei ricordi di questo periodo.

Perché vi racconto questo? perché sono felice di non essermi persa nulla, di essere andata oltre, e anche se ancora oggi ho i miei kili in più e ricevo più inviti dagli uomini per andare a correre che per un caffè ( giuro che non sto scherzando) sono felice di me e ringrazio di non essere nata negli anni 2000…

Perché pensiamo sempre quanto queste ragazze siano ormai disinibite e “sicure”, in pose tutte uguali ed innaturali, ma non pensiamo mai al peso che poggia sulle loro spalle, cercando di mascherare quello che in realtà sono: ragazzine adolescenti.

“Il mondo che vorrei è quello in cui ogni donna pensa di essere abbastanza, tanto da essere il tipo di donna che desidera essere, qualunque essa sia”.

Trent’anni, Adesso.

I miei trent’anni. Cosa ho imparato in 10957.5 giorni

Eccoci qui, oggi è il “gran giorno“quello che ogni anno puntuale si presenta ( o almeno si spera sia così). Quello che alcuni amano ed altri odiano. C’è chi lo teme e chi lo ringrazia, chi lo attende intensamente, chi semplicemente lo saluta e continua la sua strada senza dargli tanta importanza!


Oggi è il MIO COMPLEANNO ed essendo nata nel 1990, oggi è il mio 30ESIMO COMPLEANNO! AIUTO!!

Cosa significa avere per me 30 anni? Mah, diciamo che non so perché ma a me i 30 sono sempre piaciuti, ci pensavo già ai 18. Anni che per me erano insignificanti. Ma questi, beh… questi hanno un loro perché per me!

Io un po’ di cose però le ho imparate:

Per prima cosa, ho imparato che l’amore è eterno finché dura, chiunque vi dica il contrario mente. Al di là delle nostre aspettative, dei nostri giuramenti, dei nostri buoni propositivi, nessuno… nemmeno noi, possiamo giurare amore eterno. L’amore se ne va così come viene e tu non puoi far nulla, anche quando lo vorresti immensamente, tu puoi solo essere fedele a te stesso e alla persona a te di fronte.
Questo si chiama Amore.

Ho imparato che odio le etichette, che chi si sente discriminato, a volte è proprio colui che discrimina. Ci vuole molta pratica a trattare le persone tutte uguali, anche quando vorresti proteggerle. Questo si chiama dare dignità e aver rispetto verso qualcun’altro. Non far sentire diverso ma uguale, con i pro e i contro!

Ho capito che il dolore è unico. Non esiste, un modo giusto per affrontarlo, ognuno ha diritto di viverlo come ritiene opportuno.
Che al dolore però devi dare un nome, altrimenti ti lacera dentro fino a logorarti. Il dolore può aiutarti a distruggere o a creare, la scelta è solo tua. Ma sentirlo è inevitabile.

Ho capito che in qualunque circostanza mi trovi, l’unica mano che troverò sempre… è quella alla fine del mio braccio. A volte per darmi una sberla altre per aiutarmi ad alzare. Ma chiedere aiuto o ricevere l’amore delle persone che ti vogliono bene davvero, a volte è fondamentale. Lasciare che ogni tanto qualcuno si occupi di te è necessario, quanto rialzarsi con le proprie gambe. Esistono gesti, come preparare un caffè, fare un dolce per qualcuno, mandare un msg solo per chiedere “Come stai?”, inviare una canzone, abbracciare qualcuno, strappare un sorriso... che vogliono solo dire Ti voglio bene, io ci sono.

Ho imparato che la mia libertà non è in vendita. Se ti va, puoi sederti accanto a me, viaggiare insieme, creare… ma non sarò mai un briciolo in meno di ciò che sono, ne chiederò altrettanto. Ognuno è unico, non puoi cambiarlo. L’amore è libertà, in qualsiasi rapporto.

Che è possibile non sbagliare mai ed essere sempre perfetti. Semplicemente quando non si fa nulla! Che cambiare le cose è possibile, solo se muovi il culo per ottenerle.

Ho imparato che la speranza, è come una piccola fiamma di un fiammifero. Ed anche quando attorno a te è buio, nessuno ha diritto di spegnerla. La luce che vedi è solo tua. L’unione di più fiammiferi però può illuminare il tuo cammino. Circondati di persone che credono in te, che ti sostengono, che ti sgridano e ti urlano in faccia la verità, perché sono coloro che ci tengono davvero a te.

Ho imparato anche che conoscere gente nuova, è una cosa bella! Il confronto è vitale. Non importa se con alcuni farai un breve tragitto oppure no, quello che importa è il vostro Qui ed Ora. Essersi incontrati qui, in questa vita. Le anime, si riconoscono. Nessun incontro è casuale, anche quello più insignificante.

Ho imparato a sorridere di me. Mettermi alla prova, e non solo come artigiana delle parole, ma anche in versione modella o meglio curvy model. Non prendersi troppo sul serio, è vitale. Se possiedi una buona autoironia non puoi fallire, perché mal che vada ti sei fatto comunque una risata!!

Ho imparato, che cambiare è necessario. Che pensare di rimanere sempre gli stessi è una follia. La vita è un flusso. Si cambia ed in qualsiasi momento della vita tu ti rendi conto di non essere più quello di dieci anni prima, hai il diritto di rimettere insieme i pezzi e proseguire. L’essenza di quello che sei davvero non cambierà mai, se hai radici forti, devi solo rifiorire.

Ho imparato che quello che diventerai, semplicemente lo sei già. Quando da bambina giocavo a far la giornalista, quando scrivevo e fotografavo, non sapevo che poi fosse parte del mio lavoro o meglio sapevo che la strada fosse quella, ma non sapevo in che modo. Ma sopratutto, cosa molto importante, non sapevo che tutto ciò mi avrebbe salvato. Ognuno di noi ha un’attitudine. Basta solo scoprirla.

Ho imparato che a volte ti trovi vicino persone che non avresti mai pensato, a volte sconosciuti, ma che in qualche modo non arrivano per caso nella tua vita.

Ho imparato cosa significa venir delusi. A buttar giù il magone, ma che al di là di quanto si voglia bene a qualcuno, farli uscire dalla propria vita, pur augurandogli ogni bene è vitale. Si chiama amore per se stessi.

C’è solo una cosa che ancora credo di non aver imparato:

Che la vita spesso non è giusta, che a volte ti fa lo sgambetto,uno di quelli brutti, dolorosi, che ti fa rimanere a terrà per un bel po’. E puoi cercare di analizzare i motivi, del perché è successo… ma la verità è che non c’è un motivo. Amare la vita anche quando lei non ti ama, credo sia una delle cose più difficili.

La me di qualche decennio fa, si sarebbe già immaginata con qualche sogno realizzato o almeno vicino al raggiungimento di qualcuno di essi… la verità è che non è così… ma mi guardo allo specchio e mi riconosco.

Testarda, sognatrice, ribelle, ottimista, dolce e (a volte) nevrotica, leale e permalosa. Eppure me stessa, senza se … senza ma! Controvento ma mai contro me stessa!

C’è solo un vero tipo di successo nella vita… Essere se stessi!

Ed io OGGI (5 Giugno 2020) lo sono profondamente… a volte anzi troppo!

Al resto ci pensa la vita… mi han detto così” cantava qualcuno… 😊

Alla fine è solo una candelina in piùma sempre una in meno.


Non dimentichiamolo mai! 😉

Auguri a me!

Lampedusa, una meta da “vivere”

Basta guardare una foto come questa per capire che il paradiso esiste e dista dalla Sicilia più o meno 279,48 km!


Qui per essere felice basta poco: un telo mare, delle scarpe comode e un bel costumino. Parola d’ordine: Relax.

Lampedusa è tra le isole più belle al mondo, fa parte dell’arcipelago delle Pelagie, ovvero dei grossi “scogli vulcanici” emersi dal mare.
Il termine Pelagie infatti in greco significa “isole d’alto mare“.
Le sue spiagge offrono panorami unici: l’acqua cristallina, la spiaggia dorata e la sua fauna rende questa piccola isola, un meraviglioso gioiello incastonato nelle acque del mediterraneo.

Lampedusa, come del resto tutta la Sicilia, fu patria di diverse dominazioni: Fenici, Greci, Romani e Arabi. Venne “disabitata” se così possiamo dire per moltissimi secoli, esattamente sino al 1551 quando il re Spagnolo Carlo V tentò di occuparla. Ma fu grazie al re Ferdinando di Borbone, nel 1839 che l’isola iniziò ad essere ad avere stabilmente degli abitanti. Per secoli fu proprietà di una delle famiglie più rinomate in Sicilia “Tomasi”. Si, il “nostroGiuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del famoso romanzo “Il Gattopardo” fa parte proprio di questa prestigiosa casata.

Ma tornando a noi, dicevamo che è un’isola meravigliosa e ricca di fascino, ma cosa c’è da visitare?

Innanzitutto è bene sapere che l’isola si concentra maggiormente in un’unica via: via Roma. Ristoranti, pub (non tanti), piccoli negozi, farmacie, sono concentrate tutti qui. Se amate le destinazioni ricche di movida, discoteche e quant’altro, ecco non è proprio la meta ideale.

È una destinazione per l’anima, qui l’unica movida che vedrete è quella dei pesciolini sui fondali marini.

La prima spiaggia è Cala Guitgia, situata vicino alla grande insenatura del porto che ospita Porto Vecchio, Cala Palme, Porto Nuovo, è sicuramente quella più accessibile, nonché la più piccola.

Spostandoci verso est vi è Cala Croce. Una piccola spiaggetta facilmente accessibile, ed è per questo che molto frequentata, ideale per bambini ed anziani! Qui trovate strutture attrezzate con sdraio, lettini ed ombrelloni.


Sempre nelle vicinanze troviamo una spiaggia ancor più piccola Portu’Ntoni, mentre qualche metro più avanti, verso est vi è Cala Madonna. Piccola spiaggia attrezzata, in cui si trova la statua della Madonna, posta all’interno di un’insenatura.

Continuando verso sud-est troviamo: Cala Greca e Cala Galera.

Procedendo sempre verso est si arriva alla Tabaccara, considerato il posto più rinomato dell’isola.

Una piscina a cielo aperto, raggiungibile solo via mare. Per visitare Lampedusa potrete affittare (anche giornalmente) una macchina o uno scouter, ma per rendersi conto della sua bellezza occorre visionarla dal mare. Questo è possibile grazie a tanti tour di imbarcazioni che organizzano appositamente “un giro” attorno all’isola.

Poco più avanti troviamo quello che è il “Paradiso” di quest’isola ovvero: l’Isola dei Conigli. Si narra che l’ammiraglio Smith, nel 1842 la indicò nei suoi scritti con il termine “Rabit Island“, erroneamente diedero per scontato che il nome avesse due”B”, da qui “Rabbit Island” spiaggia dei conigli.
In realtà il termine rabit in arabo significava collegare, evidentemente si diede questo nome al fatto che con la bassa marea si forma un tratto di sabbia che collega la spiaggia all’isolotto vicino.

NON si può venire a Lampedusa senza aver visto la bellezza di questo posto. Acqua limpida, mare cristallino, sabbia dorata e pesciolini che si ricorrono nei fondali è lo scenario stupendo di questo posto. La linea sottile fra l’azzurro del cielo si confonde (letteralmente) con il blu marino del mare.

Come tutti i “paradisi” per godere di tanta bellezza, bisogna un po’ soffrire, ed è per questo che si arriva sulla spiaggia dopo aver percorso un tratto a piedi. L’isolotto è una riserva naturale protetta ed è per questo che per accedervi vi sono ha degli orari: dalle 10.00 alle 18.00! Molto importante, la spiaggia è affidata a Legambiente, perché è il posto in cui le tartarughe marine Caretta Caretta depositano le uova. è considerata la spiaggia più bella del mondo dagli utenti di TripAdvisor nel 2013, d’Europa e dell’italia nel 2014, 2015 e 2019.

Insomma non potete assolutamente perdere tale bellezza!!

Un’altra Cala da poter visionare è Cala Pulcino, raggiungibile solo dopo aver percorso un lungo sentiero. La maggior parte di queste cale, sono sabbiose e facilmente accessibili, per chi ama invece la costiera rocciosa, bisogna andare sul lato ovest e nord dell’isola.

Prima però di spostarci sul lato ovest, bisogna andare a sud dell’isola, esattamente a Porta di Lampedusa. Qui troviamo, la Porta d’Europa. Un monumento dedicato ai migranti, inaugurato nel 2009. Una porta, una realizzazione semplice, ma ricca di significato, per dare il benvenuto a chi mette la propria vita in balia delle onde in cerca una vita migliore.

Sulla costa orientare troviamo: Cala Uccello, una piccola spiaggia; Cala Pisana, caratterizzata da un piano marmoreo e da un’insenatura profonda che la ripara dalle correnti e Cala Creta. Quest’ultima è consigliata a gli amanti del snorkeling. L’acqua cristallina infatti rende affascinante questo posto, per chi ama immergersi in profondità ed ammirare i fondali marini.

Sempre sulla parte orientale troviamo Capo Grecale, in cui sorge il grande Faro.
Alto 19 metri è il più alto di tutta isola ed ha una forma poligonale.

Nella parte nord, non si può non andare nel punto più alto dell’isola: Albero Sole.


Raggiungibile in auto o in scouter è il posto più suggestivo, magico ed eclatante di tutta l’isola. Guardare il tramonto qui, è una delle cose da fare nella vita. In lontananza si può vedere Lampione, un isolotto vicino e un faraglione detto a “forma di vela” perché appunto ricorda un’imbarcazione a vela. Grazie ad un piccolo “chioscetto ambulante” è possibile prendere qualcosa da bere e godere di un panorama mozzafiato.

Curiosità: Essendo nel cuor del mediterraneo, fu uno dei centri di produzione delle spugne. La pesca ha da sempre rappresentato per quest’isola la maggior fonte di guadagno, prima ancora del turismo, oggi settore trainante dell’isola. La lavorazione delle spugne di mare risale a secoli antichissimi, si deve a Leonardo Augugliaro, che nel 1870 scoprì “spuonze” ovvero dei piccoli animaletti marini che attraverso una laboriosa lavorazione danno vita a queste simpatiche spugne. Una lunga tradizione, che ancora oggi affascina moltissimi turisti. Troverete infatti botteghe dove poter acquistarle e scoprire le tante varietà.

La mascotte dell’isola è sicuramente lei: la tartaruga Caretta Caretta.

Non potete non notare questo piccolo animaletto, un po’ ovunque: candele,calamite, quadri, bijoux, sulle pareti, insomma gli isolani sono legati moltissimo alla Caretta Caretta. Bellissimo ed entusiasmante, è il Centro recupero Tartarughe Marine patrocinato da WWF Italia. Si occupano di salvar guardare la vita di questi esserini, dai danni causati dall’uomo e dall’inquinamento. Con una piccola offerta è possibile visitare il museo ed ammirare esemplari veri che vengono ospitati momentaneamente, prima di essere ricondotti alla loro vita. Tutto questo grazie ai volontari del centro.

Lampedusa non è molto grande ma è uno di quei luoghi in cui ogni angolo, racconta qualcosa…! Panorami unici, suggestivi ed emozionanti.
Per questo è una delle mete preferite per gli amanti della natura, del relax e dell’amore per la vita. Credo che esistono pochi luoghi al mondo che siano belli semplicemente per il fatto di esistere, così come sono. Qui l’uomo non ha dovuto creare nulla e non perché ciò non sia stato possibile, ma semplicemente perché tutto ciò che di bello esiste al mondo, ecco qui già c’è!

E voi siete mai stati a Lampedusa? o vorreste andarci appena possibile?

Innamorati di te

Con Gaia my friend

Stare bene con se stessi è la cosa più difficile per ogni donna, anzi per ogni essere umano sulla Terra. Ci guardiamo allo specchio e vediamo mille difetti: troppo bassa, troppo grassa, troppo magra, troppo alta, troppo sproporzionata… e la lista potrebbe essere molto lunga, perché se c’è una cosa che noi tutti sappiamo fare bene è quella di trovare dei difetti.


Ma i difetti sono davvero tali? Oppure semplicemente non sappiamo valorizzarci abbastanza? Il nostro armadio ci rappresenta davvero?


A volte prima di fare il cambio di stagione, dovremmo lasciare andare tutte quelle insicurezze come “buttiamo o ricicliamo” i nostri capi. Inizialmente ci sarà sempre quel capo a cui siamo affezionati, che non vogliamo assolutamente disfarcene, magari è usato e datato, eppure ci troviamo bene, semplicemente perché rappresenta la nostra “comfort zone”, poi man mano ci innamoriamo del nuovo acquisto e il nostro “amato e datato” capo diventa come tutti gli altri. E così facciamo anche con i difetti, gli diamo così tanta importanza da indossare qualcosa senza osare. Parola d’ordine “lasciare andare” e ricostruire, inizia da te insieme a Giaiamyfriend:

Ascoltati. Le emozioni sono importanti, sono il primo capo che indossiamo. È per questo che ti sarà utile la funzione di Gaia. Rintraccia le emozioni, ti aiuta a capire a te stessa.

Gioca, con i colori, con le stoffe, con gli stili. Indossa, combina e riadatta tutto ciò che c’è nel tuo armadio. In questo Gaia è perfetta.

Allenati, pratica sport… lo puoi fare anche a casa, esistono tanti workout come questo di fix fit. Fare sport aiuta non solo a ridefinire il tuo corpo ma a stare bene con te stessa.

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Segui la moda, ma crea un tuo stile. Chiedi a Gaia consigli su cosa indossare. Vedrai, hai uno stile anche tu.

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Valorizzati, non nascondere le tue forme, giocaci. Quello che tu reputi difetti, a volte hanno bisogno solo di essere valorizzati. Se proprio vuoi nasconderli, punta sui tuoi pregi. Indossa capi che mettono in risalto ciò che ti piace più di te. Se stai bene con te stessa, stai bene ovunque.

Tutte noi abbiamo cose che non ci piacciono e che vorremmo cambiare, ma non sei sola, con Gaia hai un’amica a cui chiedere consiglio e da cui trarre ispirazioni. Tieniti aggiornata seguendo anche il suo blog e per qualsiasi cosa, ricorda c’è GAIA!!

Quarantena a modo mio!

Questa quarantena è stata come la pioggia improvvisa in una giornata d’agosto.

Tu sei lì con le tue infradito e il telo da mare pronta per il mare ed ad un tratto piove.

Ed in quel momento c’è chi cerca riparo, chi rinuncia alla sua giornata a mare e chi invece cambia piani e si adatta.

Per indole io sono sempre stata propensa a far così, a trovare il lato positivo o qualcosa che più o meno si avvicina ad essa e cambiare i miei piani.

Ma oggi no, oggi non riesco. Oggi mi manca andare a mare anche solo per un po’, mi manca la birra con gli amici e le canzoni in macchina.

Oggi mi manca fare la fila per sedermi ad un tavolo, entrare in un negozio e dire “Grazie, stavo solo guardando“, mi manca il famoso caffè dentro un bar, mi manca la passeggiata in solitaria a fotografare la mia città. E mi manca passare per la fiera e sentire tutto quel vociferare. Mi manca “sbuffare” nell’attesa che il semaforo diventi verde. Mi manca provare rossetti e guardare le vetrine dei negozi pensando che certi vestiti non avrò mai l’occasione di indossarli.

Ma quello che mi manca di più sono le “riunioni ” attorno ad un tavolo, e non importa se sia quello di un locale, o a casa di amici, o di casa mia. Mi mancano gli affetti, e non perché le persone che mi vogliono bene non mi siano vicino… anzi! Ma semplicemente perché nulla può sostituire quell’atmosfera che si crea quando “vorresti” far capire a qualcuno qualcosa ma finisci per riderci su (nelle migliori delle ipotesi!).

Mi mancano gli abbracci, nonostante io sia una di quelle persone che non abbraccia piuttosto fa una battuta (è un abbraccio platonico il mio).

Mi manca perfino il mio lavoro da commessa, in cui da apprendista cercavo di far dei bei pacchetti con tanto di nastrino colorato e consigliavo regali come se a riceverli fossi poi io!! Mi manca tutto questo.

Ma nonostante ciò (ecco l’indole 🙂 ) sono contenta perché nonostante le mie mille mancanze, non ho mandato messaggi a random, a gente solo per sentirmi meno sola. Ho sentito, risentito solo chi, in modi diversi… diversissimi fa parte della mia vita.

Offline ed Online per me non fa differenza.

In questo periodo non mi sono sforzata a trovare il lato positivo, semplicemente mi sono promessa mai contro te stessa, fai quello che senti.

Ho colorato, ho scritto, ho fatto giardinaggio, ho letto, ho preparato dolci, ho guardato serie tv, ho studiato… ma NON ho fatto tanto altro. Perché nonostante quello che si pensi questo non è un periodo regalato, semplicemente è un momento che tutti, nessuno escluso, sta vivendo : A modo suo!

E così, nel giorno in cui si festeggia la libertà a me di libertà manca la mia.


Poi però mi ricordo che è solo un momento…e come tale passerà!!

Come scegliere il nome di un blog

Scegliere il nome di un blog non è mai facile, ne ho parlato qui.

Non solo perché è molto personale, ti identifica ma anche perché deve rispettare determinati requisiti. Prima di vedere quali sono, è bene capire cos’è un nome e cosa sia invece un dominio. Il nome è appunto come si chiama il tuo blog o il tuo sito, mentre il dominio è più o meno la stessa cosa ma seguito da estensioni (.it, .com, .org, etc). Capita che le due cose non coincidono, ma non ha molto senso, soprattutto per quanto riguarda i motori di ricerca.

Se apriamo un blog è perché quest’ultimo deve essere letto e cercato sul web da chi ha interesse degli argomenti che tratterai ed è per questo che il nome di un blog deve essere:

  1. Facile, sia da ricordare che scrivere e pronunciare. Niente nomi difficili o composti in maniera particolare.

  2. Pertinente, con ciò di cui si parla. Se tratterete solo di viaggi non ha senso inserire parole che possono generare confusione nel lettore. (es. parole come beauty, pet etc)

  3. Non generale, pensiate al web come ad un mare pieno di pesci, se tutti i pesci fossero tutti dello stesso colore, sarà più difficile sceglierne uno piuttosto che un altro, mentre se in questo mare mettiamo un pesce giallo-azzurro, sarà più facile identificarlo. Per cui niente parole generiche es “dieta”, se tratterete di questo, ma trovate qualcosa di più specifico.

  4. Lungimirante, pensate al vostro blog come ad un’azienda nel tempo. Se tratterete di unico campo allora potrete utilizzare un determinato nome ( es. travel se tratterete solo di viaggi) ma se invece pensate di trattare più argomenti è bene un nome meno specifico.

  5. Pertinente, questo significa anche no a nomi legati all’età o che in qualche modo si potrebbero distanziare nel tempo con la tua immagine. Ad esempio parole come young (giovane), single, capelli rosa, Italy etc…

  6. Unico, il dominio andrà registrato ed acquistato. Capita di avere un nome in mente, ma trovarlo già “occupato“. No al riciclo, non ha senso prendere un nome già esistente, anche se modifichi qualcosa, rischi di generare confusione.

  7. Attenzione agli equivoci, nomi che potrebbero non solo generare confusione ma associarti a qualcosa di diverso da quello di cui tratti ( es :sexy, hard,bio, etc).

  8. No a trattini, puntini, e simili … rendono il tutto difficile da cercare e ricordare.

  9. Keywords e Seo, pensa a parole chiavi e all’ottimizzazione, i motori di ricerca sono abili nel mostrarti al pubblico, ma tu puoi semplificargli il lavoro rendendo tutto più facile. Usare una parola chiave ti aiuta ad essere più identificativo.

  10. Target, pensa ai tuoi lettori, alla tua nicchia di clienti o potenziali tali. No a nomi in inglese se il tuo target non è molto giovane, o nomi settoriali ed enigmatici. I nomi settoriali, solo se il tuo target è specifico (es. un blog che tratta di giurisprudenza può usare un nome specifico solo se so che i miei lettori sono avvocati, se invece so che mi rivolgerò a gente “comune” dovrò utilizzare qualcosa di meno specifico anche se settoriale.

Queste sono solo linee guida, non esistono leggi universali ma la semplicità è una caratterista vitale per ogni blog, sia per il contenuto che per il nome.

Unicità, non esiste un blog che tratta un argomento in esclusiva, ne esistono tanti e in qualsiasi campo. Oggi più che mai. Ma quello che ti differenzia è il tuo modo di essere, il tuo tratto distintivo…
fanne buon uso!

Vi racconto perché proprio Biggeye

Quando pensi di aprire un blog si sa, si hanno mille interrogativi:
Di cosa parlerò? che stile avrò? chi mi leggerà? ma sopratutto la cosa più importante, come mi chiamerò? eh già, perché anche se un blog è un progetto non sei tu… in qualche modo ti identifica. Sei tu nel bene e nel male. Io devo dire avevo in mente tutto, tranne appunto quest’ultimo punto.

Poi succede qualcosa ed eccomi qui: Vi racconto perché proprio Biggeye.

Indubbiamente ha a che fare con il mio cognome, è un gioco di parole: occhione…occhio grande…occhio.. Biggeye! Ma non è per questo. Succede che casualmente “incontro” un ragazzo, diciamo che più che incontro succede che iniziamo a sentirci tramite social, fin qui niente di strano direte (concordo) ma non sopporto le persone che in qualche modo “stuzzicano“, di quelle che ti dicono le cose come stanno… dico che non le sopporto ma in realtà credo che per riflesso mi identifico parecchio per cui finisco per esserne attratta inevitabilmente..!!

Di fatto questo ragazzo inizia a chiamarmi Biggy. Chi mi conosce sa, che odio essere chiamata con paroline tipo gioia, tesoro, piccola, ecc…!! Ma Biggy non so perché mi piaceva. Credo, anzi credo di esserne sicura, che mi diede questo nomignolo per via del cognome (non so, non ho mai chiesto a dire il vero… ma è la cosa più logica).

Inoltre questo nomignolo mi ha ricordato di quando ero più piccolina.
La mia bisnonna, infatti amava chiamarmi in dialetto siculo “Occhi i cirasa” (occhi di ciliegia) perché avevo degli occhi molto grandi e scuri.

In qualche modo, l’ho sentito mio!

Tornando al tizio… (con cui sinceramente c’è stato un semplice caffè, niente di più) Succede che mi manda un messaggio sostenendo che io faccio tanto ma poi in sostanza nulla. Era un periodo molto particolare della mia vita, e l’ultima cosa che volevo era sentirmi dire da un tizio appena conosciuto frasi di questo tipo.. eppure in me ha scaturito qualcosa!

Ma ancora non ero arrivata proprio a questo qualcosa!

Succede che incontro un mio “caro amico di vecchia data” e tra una chiacchiera ed un’altra mi dice “Vane, io non capisco perché tu sai quello che vuoi fare ma non lo fai“.

BOOM ! Ecco me sull’orlo di un promontorio messa alle strette: Salti o rimani immobile??

Sono una gemelli, amo le cose un po’ rischiose e a quel punto spinta da orgoglio, rabbia, entusiasmo e determinazione (ed anche di “CHE CAZ*O VUOLE LA GENTE DA ME lo ammetto) inizio a fare ciò che amo di più al mondo: scrivere.

Con questo ragazzo non c’è stato nulla di un semplice caffè, non c’è stata la famosa “scintilla” neanche l’ho rivisto più, però ha contribuito al mio progetto. Per cui grazie (non si sa mai leggesse).

Questo per dire che, proprio in questo momento particolare in cui ci ritroviamo volenti o dolenti a fare i conti con la nostra realtà più intima, tutto va sempre come deve andare.

Il destino decide per noi, a volte pensiamo di governarlo, di legarlo, di intrattenerlo ma alla fine dei giochi è lui a decidere come e quando entrare nella tua vita. A noi ci è dato il compito solo di captare i segnali che esso invia, perché fidatevi il destino sa come farsi riconoscere.

Lascia andare il passato e affidati in ciò che sarà … magari la prossima volta ha in serbo qualcosa di più che un semplice blog!!

Nel prossimo post spiego “Come scegliere il nome di un blog“, seguimi 🙂

Photography


La fotografia …il primo amore, quello che ti ricorda la gita a scuola da bambina..!
Kodak usa e getta, pronta a qualsiasi caduta, acquistata rigorosamente il giorno prima per l’occasione. Poi la prima, quella “seria” .. quella di cui promettevi di non aprire il retro per non rovinare il negativo. La curiosità di una bimba che ama stare dietro l’obiettivo e che sogna la camera oscura. !Poi, da grande, per i 18 anni arriva quella amata… regalo dei genitori.. con l’augurio di non smettere mai di “fotografare” la vita con gli occhi da bambina.
Ed infine quella attuale.. la reflex che porto con me per le grandi occasioni o quando semplicemente ho bisogno di rilassarmi..!


La fotografia, quell’arte che ti ricorda che ogni cosa bisogna vederla da più punti di vista, e che soprattutto la propria visione non sarà mai come quella di qualcun’altro … nonostante il focus dell’oggetto sia identico!
Attimi, momenti unici che mi piace “immortalare” e rivedere sempre.

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