Siate Ribelli

Questo post è uno di quelli a cui penso da tanto… ma tanto tanto!
Parlare di ribellione per me, è un po’ strano ma normale per certi versi. Alla domanda “Tua figlia è una ribelle?” mio padre rispondeva… SI! Ecco, immagino la vostra faccia, era la mia quando mi dicevano che io ribelle non lo ero. Perché se da un lato, in famiglia o chi mi amava, aveva in mente un’idea di me (ribelle). Dall’altro chi mi conosceva

Questo post è uno di quelli a cui penso da tanto… ma tanto tanto!
Parlare di ribellione per me, è un po’ strano ma normale per certi versi.

L’idea di ribellione è per me un paradosso, come aggiungere il cioccolato al gelato alla fragola, quelle cose che fai perché comunque potrebbe andar bene, ma non benissimo! Mi spiego meglio: sono sempre stata molto tranquilla, non ho mai dato problemi ai miei, molto responsabile e riflessiva, molto con la testa sulla spalle ed i pensieri sempre altrove (si, potete dirlo, un po’ rompipalle va).

Quindi alla domanda “Tua figlia è una ribelle?” mio padre rispondeva… SI!

Ecco, immagino la vostra faccia, era la mia quando mi dicevano che io ribelle non lo ero. Perché se da un lato, in famiglia o chi mi amava, aveva in mente un’idea di me (ribelle). Dall’altro chi mi conosceva (amiche, le loro mamme, i vicini, le maestre ecc ecc ..) poteva dire, con assoluta certezza, che io non lo ero per nulla.

Quindi alla domanda oggi: “Sei una ribelle??” mi viene da rispondere no ed invece esce dalla mia bocca sempre un sì, secco! Qualcosa non quadra, già… sono d’accordo con voi, però a me piace capire, per cui mi sono detta “facciamo qualche passo indietro…” e così ho preso loro: bellissime, eleganti, semplici e sempre (o quasi) vestite di rosa: le principesse Disney.

Tutte noi da bambine abbiamo giocato su “Chi sei, delle principesse?”oppure “Qual’è la tua principessa preferita?”. Ecco, io a questa domanda non sapevo mai rispondere, a dire la verità non me ne piaceva nemmeno una.
Posate, perfette, silenziose, stupide (a volte), belle ed eleganti. Insomma non mi ci rivedevo proprio in nessuna. Così finivo per rispondere “Io, sono io” oppure mi inventavo delle principesse di sana pianta. (escludendo categoricamente dal mio outfit, il rosa confetto).

Si forse, già da qui avrei dovuto intravedere quella sfumatura di ribellione, ma sai pensi “Ma sì… chisennefrega, giochiamo“. Ora, perché proprio adesso ripescare questa cosa? perché mi è capitato di andare ad una festa per bambini o comunque stare con bambini ( io non ho figli, ma attiro bambini come il miele attira le api, ho quella predisposizione genetica per essere disegnata, baciata, tenuta per mano da nani entusiasti di avermi lì).
NB: per anni ho fatto la tata, è questa cosa mi ha aiutato..TANTISSIMO!!

Tornando a noi, sentivo dire alle bambine “Io sono Elsa”. Elsa di Frozen ovviamente. E lì sono rimasta perplessa. Elsa?? Io Frozen l’ho visto ( più di una volta a dire il vero) e la protagonista è Anna, o meglio il personaggio attivo è lei.

È lei che prende la decisione di partire alla ricerca della sorella, che disperata pensa bene di andar su in montagna a rinchiudersi con -10 gradi, lontano dal mondo. Tutto perché ha il potere di congelare le persone ( e che sarà mai, dei guanti e si va avanti, esistono cose peggiori nella vita). Ma lei no, lei parte di nascosto e va dove il rischio non è “congelare le persone” con le mani, ma che tu proprio non muova più le mani. Ora vedete quella che non ci pensa un attimo e va… è lei Anna.

Anna, dalle lentiggini, i capelli rossi ed un vestito che (scusate se mi permetto ma tutto è, tranne da principessa). Anna, un po’ (ok, tanto) imbranata, chiacchierona, sfida il ghiaccio, gli eventi solo perché la sorella, in preda ai suoi deliri, decide di sparire dal regno e lasciarla sola. Ora, il punto non è che cos’altro avrebbe potuto fare, chiunque (mi auguro) per una sorella avrebbe sfidato le intemperie, o più comuni orchi e draghi del castello. Il punto è:
“Io sono Elsa”.

Sarà anche vero che Elsa in Frozen 2 è più dinamica e intraprendente. Per proteggere gli abitanti della foresta incantata e di Arendelle, il suo regno parte spedita alla ricerca di risposte e soluzioni. Ma questa storia di “Io sono Elsa” c’è già dal primo Frozen, quello in cui ad essere attiva ed intraprendete è Anna.

Carina, chiacchierona (tanto, macché sarà mai, le altre erano canterine), sbadata (sì, questo si ..) ma tra, chi tocca l’unica cosa che non doveva toccare, e chi canta e stende con gli uccellini, un po’ di sbadataggine è considerata normale. Allora perché Elsa e non lei? Semplice. Perché Elsa è una principessa, si VEDE: Bionda, bella, perfetta, (bionda l’ho già detto?!) che aspetta di essere salvata (ed ha pure i poteri, cavolo!).

Anna no, Anna non aspetta nulla. Sarà solo un caso, ma analizzando bene i personaggi, le scene ed il tutto, nella costruzione del personaggio “Anna” non c’è l’idea di una principessa, già in fase di produzione. Nel mondo dei cartoon, così come tutto ciò che viene costruito dai mass media, nulla viene lasciato a caso. Ammetto che amo studiare le dinamiche ( non per nulla mi sono iscritta in comunicazione ed ho fatto una tesina alle superiori sui Cartoon e la loro psiche”. Ma ammetto anche che di base c’è un’idea che negli anni si è addentrata nella nostra società, grazie anche a quelle bellissime principesse disney con cui passavamo ore ed ore a giocare, ed è quella che:

Un bel giorno arriverà qualcuno (sul cavallo magari) e ti salverà dal tuo destino!

Si fa un po’ ridere anche me, perché già oggi è difficile trovar qualcuno che sia pronto a mettersi in gioco con e per te, figuriamoci a badare anche ad un cavallo!!

Ma ironia a parte, l’idea è di dare le chiavi della propria felicità in mano a qualcuno e dire: “dipende da te, la mia felicità”. Ok, io non sarò sempre romantica, a volte mi rendo conto che “La mia vena sognatrice” mi abbandona quando si tratta di relazioni, ma come si fa a guardare e pensare di voler essere:

Biancaneve. Che di ingenuo ha, non l’aver mangiato una mela (oddio, magari le piacciono sul serio) ma l’aver pensato minimamente di andar a vivere con 10 uomini (nani o meno, questo erano)

Cenerentola. Il castello è il suo, le ricchezze sono sue, ma lei si fa trattare da serva. Il problema è il ballo, uno su 365 giorni (assurdo).

Aurora. La Bella addormentata. Un po’ rinc*glionita, tocca l’unica cosa che non avrebbe dovuto toccare: un fuso di un arcolaio, cadendo così in coma profondo.

Belle. Lei rappresenta l’idea utopica delle donne di cambiare un uomo. Si ok, lei c’è riuscita e lui (la Bestia) è più principe di tanti altri. Ma comunque lei ha pensato di poterlo cambiare (Pazzia).

Ariel. La Sirenetta, lei secondo me è quella che si è divertita di più: tra pesci, danze e granchi, sfida il proprio padre.
La più vera.

Le altre per me, sono bozze. Si sicuramente “papà” Disney ha capito negli anni che il mondo è cambiato e noi siamo cambiate: Mulan, Ribelle, Rapunzele. Tentativi di dar alle bambine quello che loro vogliono: una vita più entusiasmante ed intraprendente, un po’di sana emancipazione.
In realtà, sarebbe bello far capire che l’obiettivo vero non sia solo”realizzare i propri sogni” ma L’ENTUSIASMO per far in modo che questo ACCADA! Mettersi in gioco.

Bisognerebbe predisporre le bambine al:“Il viaggio non è la meta”.

Devi prendere in mano la tua vita senza aspettare chi o cosa giunga su un cavallo, per salvarti. Devi TU, far in modo che i tuoi sogni si realizzino. Ecco, essere ribelle non è andare sempre contro, non rispettare le leggi o gli altri, o chissà cosa. Essere ribelli significa credere in se stessi ed in qualcosa, senza dare a qualcuno la responsabilità di renderti felice e soprattutto non fermarsi davanti a nulla, quando vuoi ottenere qualcosa. Credere in qualcosa nonostante tutto.

Se poi magari la vita ti riserva qualcuno con cui, oltre ad invitarti ad andare insieme sul cavallo, ti invita pure a dargli da mangiare o magari (quoto questo) a lasciare quel cavallo a casa, bello tranquillo ed andar a piedi CON TE, sulla spiaggia, in campagna, sull’asfalto .. beh sarebbe meglio! Sarebbe, qualcosa in più!

Ed è per questo che, pur avendo abbandonato: principesse, barby e bamboline, da un bel po’, la mia risposta è sempre questa “Io sono io” – Al massimo: ANNA!

Siate Ribelli!!

Si lo so, questo colore è in perfetto stile ELSA ma per me rappresenta il mio essere ribelle 🙂 :). Io non ho mai amato il rosa, così nonna che è molto all’antica (per cui rosa bimba, azzurro bimbo) non si capacitava del fatto che tutti i vestitini rosa che mi regalava, non andavano indossati. Così, non potendo regalare cose di azzurro (destinati ai maschietti) iniziò con il verde acqua/tiffany. Lei era felice, ed io pure, sia perché non dovevo più veder cose rosa davanti i miei occhi, sia perché ero la sua piccola ribelle!!

 

Un viaggetto inaspettato

Sono appena tornata da un breve weekend, uno di quelli improvvisati che fai un po’ per lavoro, un po’ per schiarirti le idee, un po’ perché a volte senti l’esigenza di andare … tanto per andare!

Sono appena tornata da un breve weekend, uno di quelli improvvisati che fai un po’ per lavoro, un po’ per schiarirti le idee, un po’ perché a volte senti l’esigenza di andare… tanto per andare! Inizialmente avrei voluto raccontarvi ogni dettaglio, avrei voluto farvi vedere tante cose e scrivere di tante cose, ma la verità è che questo “viaggetto inaspettato” io me lo sono voluto godere.

Sono partita senza sapere esattamente dove andare. Niente luoghi da scoprire, niente libri a riguardo, niente programmi. Perché io, che a volte ( anzi diciamo spesso) mi divido in questa dualità, ho un lato avventuroso ed un altro che prevede tutto ciò che è possibile prevedere. Amo organizzare, non perdermi nulla, amo sapere e conoscere la storia, i posti, la cucina di un luogo prima di ogni partenza. Questa volta no, questa volta ho detto “lasciamo fare alla vita…

In verità la particolarità di quest’esperienza è stata data dal fatto che son partita con persone che non conoscevo, o meglio che non avevo mai visto prima se non tramite uno schermo, con cui avevo collaborato in pieno lockdown ma che a me è sembrato conoscere da sempre. In verità, io (credevo) di non essere così temeraria, ho una predisposizione genetica alla responsabilità, per cui se alla “Vanessa” di qualche anno fa avessero detto cosa stava andando a fare, sicuramente quella (di Vanessa) avrebbe risposto “Si, certo magari un’altra volta eh…“. La Vanessa, quella di adesso, non ha esitato un attimo. Questa cosa mi ha stupito ed entusiasmato allo stesso tempo.

Stupito perché credevo non fosse da me, in verità credo che sia molto me. Credo di avere la stessa percentuale di predisposizione genetica per essere affascinata dall’avventura e dall’inaspettato.

Tornando a noi, io vorrei scrivere tutto ciò che ho visto a Palermo: la Cattedrale, le viuzze, le borgate, le chiese… un mix di culture ed architetture che trovi solo in Sicilia, perché ogni popolo che ha lasciato qualcosa, ha anche preso qualcosa, determinando qualcosa di nuovo mai visto prima. Solo una terra che ha visto invasioni da popoli differenti può offrire uno scenario così…

Sono partita con Agnese, attrice dai capelli rossi, un po’ blogger, ma tanto romana. E arrivata a Catania ed abbiamo iniziato il nostro tour proprio qui a casa mia, nella Catania barocca, che amo e (a volte) odio allo stesso tempo.

Abbiamo camminato e mangiato (tanto entrambe le cose), abbiamo fatto tantissime scale per poi accorgerci che bisogna sempre salire (giuro, appuntatevelo, se trovate delle scale… salite sempre, sarà faticoso, ma la vista è fantastica). Abbiamo fatto mille foto non instangrammabili, ma sono quelle più vere, quelle in cui dici “Cavolo, quel momento lo ricordo“.

Volevo che lei conoscesse la città ma volevo anche che conoscesse me, le mie abitudini, i posti che amo. Ci tenevo a questo, perché potrei parlarti di me, e delle mie passioni all’infinito, ma ci sono luoghi che portiamo dentro e che a volte è giusto mostrare a qualcuno! Siamo state piccole avventuriere alle Gole dell’Alcantara, ed abbiamo mangiato il famoso Cannolo siciliano, vista mare.

Devi fare la viaggiatrice non la turista, ciò significa che se una piazzetta ti piace, ma nessuna guida la cita, futtitin*i ( per i non siculi: fregatene) siediti e goditi la tua piazzetta, perché potrai vedere mille monumenti ed imparare a memoria i nomi delle ultime dinastie, ma non potrai mai dimenticare le sensazioni di un luogo. Quelle rimarranno tue.

Ed è così che di Palermo, dove siamo state successivamente, vi racconto di come mi sono trovata seduta in una piccola piazzetta di Bagheria, con un calice di vino in mano e “perfetti sconosciuti” accanto, che a me però è sembrato di conoscere da sempre. Chi l’avrebbe mai detto…!

Eppure ero lì, credo che fosse esattamente il luogo in cui mi dovessi trovare. Credo che esistono persone, luoghi, ed esperienze che ci aspettano da sempre.
Questo, che a volte spaventa e sconvolge, altre volte entusiasma terribilmente!

Abbiamo mangiato pane, panelle e crocchè seduti all’università di Palermo.
Perché qui, abbiamo incontrato l’altro, il palermitano con cui ancora dobbiamo trovare un compromesso su quella palla di riso che noi (catanesi) chiamiamo arancino e per loro è femmina (si femmina…assurdo lo so!). Su una cosa però siamo d’accordo, chiamatela come volete ma è buona, tanto a Catania quanto a Palermo!!

Palermo ha tanto da offrire, sia artisticamente che storicamente, ma io mi sono innamorata delle borgate poco fuori la città: Sant’Elia, Porticello, Aspra e lei, quella che più di tutte ha fatto centro, Punta Santa Nicolicchia.

Abbiamo visto spiagge stupende, di notte e di giorno. Visto tramonti bellissimi, ma ci siamo anche goduti il silenzio dopo la sveglia delle 5 del mattino solo per vedere l’alba. Colazione, caffè solo per tornare a letto, soddisfatte e contente di aver vissuto quel momento!

Ecco, vedete quando si incontra qualcuno non sappiamo mai che posto occuperà nella nostra vita, se il tempo di un saluto oppure una mano da stringere sempre.

Nessuno può saperlo, né tu nell’altro. Quello che però è possibile sapere è se quel momento avresti voluto viverlo insieme. Io con lei, che adesso è mia amica, abbiamo parlato tanto, raccontandoci passati, inventandoci prossime avventure e fatto progetti. Nessuno sa cosa si realizzerà eppure entrambe sappiamo che era così che doveva andare. Come mi disse un giorno qualcuno Conoscersi non è mai per caso…” non so se sia vero, ma so che non poteva essere altrimenti!

La fine del viaggio è stato un caro arrivederci, il rientro è stato per me un po’ brutto, uno di quelli che non vorresti mai vivere. Vedere lottare le persone che ami tra la vita e la morte, è una delle sensazioni che non augureresti mai a nessuno. Perché vi racconto questo? perché non avrei voluto scrivere, perché il dolore non se ne va via scrivendo… ma è questo che fa di me quella che sono!

Avrei voluto entusiasmarvi con la mia voglia di andare in giro per il mondo, ma è difficile quando il mondo ti crolla, così non posso che dirvi di vivere la vita come viene: prendete un attimo per voi, lasciate andare ciò che non vi fa bene, lasciatevi guidare dal momento, salite le scale quando ce ne di bisogno, senza dimenticare che tutto costa fatica è vero, ma anche solo per un attimo, quella vista … andava vissuta!