Roma, Amor eterno: 7 cose imperdibili da vedere

Roma per me è il primo amore. La prima meta, il primo viaggio. Sognata, desiderata, attesa, è stata il regalo del mio diciottesimo compleanno. Grande festa?la macchina? io non avevo dubbi, sarebbe stato visitare Roma, il mio desiderio più grande. Così armata di carta, penna e cartina (eh già, 12 anni fa le cose erano un tantino diverse) mi misi a studiare.
Una settimana, sette giorni per conoscere Roma, quella vera, quella non da guida turistica, consigliata da riviste travel, patinata da “vacanze romane” ma “verace“, così com’è.


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Perché vedete vi è una sottile differenza fra fare la turista e fare la viaggiatrice, bisogna conoscere i posti anche quelli insoliti, fermarsi in qualche piazza di cui neanche conosci il nome solo perché ti piace. I dettagli, sono
quelli che rendono il viaggio irripetibile.  Amo programmare viaggi, conoscere in linee generali le zone da visitare, i luoghi più importanti, ma amo ancor di più far decidere l’istinto. L’istinto è quello che ti porta in posti, persone, che in ogni caso avresti dovuto conoscere. È questo per me viaggiare, perché poi alla fine di ogni viaggio quello che ricordi è l’esperienza del viaggio stesso.

Di Roma, ho amato la sua storia. Ogni pietra ha un passato, una storia da raccontare.
Fondata nel 753 a.c, è la città con la più alta concentrazione di beni architettonici al mondo.
Delimitata dalle mura aureliane, una cinta muraria voluta dall’imperatore Aurelio intorno al 270 a.c per difendere la città dalle invasioni barbariche, è costituita da sette colli: Palatino, Aventino, Campidoglio, Quirinale, Viminale, Esquilino e Celio.
Il numero 7 è un numero che si ripete nella storia di questa antica città, sette infatti furono i re di Roma: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo.

La leggenda narra che Marte, dio della guerra, si invaghì della bella Rea Silvia, nipote di Amulio. Quest’ultimo una volta salito al trono obbligò la giovane a diventare vestale e fare dono di castità in modo tale da non poter procreare, assicurandosi così il trono. L’imperatore Amulio, non poteva sapere che Marte, dopo averla posseduta l’avrebbe resa ben presto madre di due gemelli: Romolo e Remo.

Nacquero così due adorabili bambini e Amulio una volta appreso della nascita ordinò ai suoi soldati l’uccisione, ma quest’ultimi in preda ad un atto di carità decisero di abbandonarli sul lungo Tevere, dentro una cesta, inconsapevoli che il destino dei due pargoli fosse intrecciato con quello dell’intera città di Roma.

Il pianto disperato dei neonati venne udito da una lupa che salvò i bambini e se ne prese cura, allattandoli.
Un pastore, che insieme alla propria moglie si trovò a passare da lì, trovò incustoditi i neonati e decise di prendersene cura come se fossero figli suoi. Fu così che Romolo e Remo, divenuti grandi uccisero Amulio e fondarono una città nei pressi del Tevere, lungo il fiume in cui erano stati trovati dalla lupa.

I due fratelli però erano indecisi su luogo esatto in cui far sorgere la nuova città, decisero così di utilizzare un antico metodo etrusco, ovvero seguire l’orientamento del volo degli uccelli.
Il loro volo, però non fu visto da entrambi allo stesso modo. Romolo ne vide dodici di rondini lungo il colle Palatino mentre Remo sei, su un altro colle. Romolo per delimitare la città tracciò il perimetro, giurando che avrebbe ucciso chiunque l’avrebbe varcato. Remo disobbedì e venne ucciso dal fratello Romolo.
Che divenne così unico re della città di Roma.

Abbiamo detto che sette è il numero legato a questa città, vediamo le 7 cose imperdibili di Roma:

Colosseo
Noto in tutto il mondo è l’emblema della città. L’antico Anfiteatro Flavio è il più grande al mondo, fu edificato nel 71 d.c da Vespasiano, di forma ellittica poteva ospitare fino a 70 mila spettatori.
Anticamente infatti, veniva utilizzato per gli spettacoli dei gladiatori, manifestazioni pubbliche e spettacoli. Nel 1980 viene proclamato dall’UNESCO come Patrimonio dell’umanità, mentre nel 2007 rientra ufficialmente fra le 7 meraviglie del mondo.

Foro Romano
È l’area archeologica che si estende tra il Colosseo, Via dei Fori Imperiali, Campidoglio e Palatino.
Occupata originariamente da una palude, venne, tramite opere di urbanizzazione, bonificata fino alla completa scomparsa della stessa. Qui sono situati i monumenti più significati della civiltà romana: dagli antichi templi romani, tempio di Saturno o dei Dioscuri sino alla Basilica di Giulia e quella di Emilia, del periodo imperiale. Lungo il viale della Via Sacra, troviamo la Curia, in cui si teneva la riunione del senato, ed è uno dei luoghi più importanti della Roma repubblicana.

Phanteon
È il “Tempio di tutti gli Dei”, fondato tra il 25 e il 27 a.c. da Augusto Agrippa, come tempio dedicato a tutte le divinità passate. Di forma circolare, caratterizzata da una cupola circolare con a centro un oculo, un’apertura circolare che indicava “l’occhio del cielo su Roma”. Caratteristica affascinante è che l’oculo è totalmente aperto, ma grazie alla sua forma architettonica, l’acqua piovana non cadrebbe, ma defluisce verso i lati sino a ventidue fori di scolo sul pavimento.
Il tempio durante il periodo cristiano venne convertito in Chiesa cristiana assumendo il nome di Santa Maria della Rotonda, o Santa Maria Martyres.

Fontana di Trevi
È la più celebre fontana della città, vista e rivista in film e cartoline, eppure è uno di quei luoghi magici di Roma. È affascinante sentire il rumore dell’acqua che scorre, nel cuore della città.
Voluta da Papa Clemente XII, con l’intento di realizzare una grande fontana visibile dalla sua residenza al Quirinale, inizialmente venne affidata allo scultore Gian Lorenzo Bernini. I lavori però di realizzazione furono dispendiosi e furono costretti a bloccare i lavori. Successivamente, Papa Clemente XI riprese il progetto, affidando la realizzazione a Nicola Salvi e Giuseppe Pannini. In stile barocco, ancora oggi è una delle maggiori attrazioni della città.
È strettamente collegata all’acquedotto dell’Acqua Vergine, uno dei più antichi della città, ancora in uso e funzionante

Piazza di Spagna
Una scalinata, 136 gradini per trovarci nella piazza più famosa di Roma: Piazza di Spagna.
Denominata così per via del palazzo dei Borboni di Spagna, nel XVII secolo prendeva il nome di Piazza di Francia. Nel 1725 Papa Benedetto XIII inaugurò la scalinata, per collegare la Chiesa della Trinità dei Monti con l’ambasciata dei Borboni. Qui troviamo: la fontana barocca, detta della ” Barcaccia“, il Palazzo di Propaganda Fide, progettata da Bernini e di proprietà della Santa fede. Mentre al centro, la colonna dell’Immacolata Concezione, voluta da re Ferdinando delle Due Sicilie. Oggi la piazza ospita giornalmente numerosi turisti ed è tra le piazze più famose non solo a Roma, ma in tutto il mondo.

Basilica di San Pietro
Le sue origini sono molto antiche, voluta dall’imperatore Costantino nel IV secolo nel luogo in cui vi erano i resti dell’apostolo Pietro. Fu luogo di lunghi pellegrinaggi durante tutto il medioevo, sino al 1506 quando Papa Giulio decise di edificare una nuova basilica. Inizialmente i lavori furono affidati a Donato Bramante, e successivamente a Raffaello Sanzio che non riuscì comunque a finire i lavori, perché scomparve prima. Si occupò Antonio San Gallo di commissionare la continuazione dell’opera, ordinando a Michelangelo Buonarrotti, il quale darà forma definitiva al progetto che però venne ultimato da Bernini che rifinì gli interni

Oggi è la più grande basilica di Roma, nonché considerata la “madre” di tutte le chiese. È anche “Cappella pontificia” in quando adiacente alla dimora del Papa, qui infatti hanno sede le celebrazioni papali. Decine di migliaia di fedeli si recano in occasione delle celebrazioni liturgiche, ma non solo, anche per visitare numerose opere d’arte come la “Pietà” di Michelangelo oltre alle tombe dei Papi, all’interno delle Grotte del Vaticano. La piazza, Piazza San Pietro accoglie in un abbraccio i fedeli, la forma ellissoidale è studiata oltre che per dare movimento anche per donare questo senso di calore e raccolta attorno ai fedeli provenienti da tutto il mondo.

Ovviamente, queste sono solo 7 cose da vedere a Roma, ma ce ne sono moltissime altre che andrebbero sicuramente visitate e approfondite. La città è molto grande, bellissima ed instancabile ed è per questo che è mia intenzione tornarci quest’anno, in fondo c’è sempre qualcosa che vale la pena rivedere, scoprire e riscoprire.


“Innamorati di te, della vita e poi di chi vuoi”

che l’amore si racchiuda in questa frase “Sei sempre tu”, riconoscere e riconoscersi fra dieci, cento, mille persone…sempre. E non importa se a riconoscersi è un padre con la propria figlia, un fratello con una sorella, due amiche o una zia con suo nipote. È Amore se riconosci quella persona, e quella persona fa parte di te (vale anche per te stesso).

Innamorati di te, della vita e poi di chi vuoi” scriveva Frida Kahlo, e chi più di lei conosce l’amore quello passionale, irrefrenabile, sconcertante, quello che per lei portava un unico nome: Diego Rivera.
Eppure da un amore tormentato, grande e ineguagliabile era arrivata ad accettare un’unica verità, se non ti ami non puoi amare, se non ami la vita non puoi amare, ma soprattutto se non c’è prima tutto questo non puoi amare.

Oggi è il giorno degli innamorati e ad essere sincera io non amo questo giorno, non ho un bel ricordo (anzi…) ed è per questo che avevo in programma di scrivere di qualche mio viaggio. Poi però sono stata in ospedale, e in ascensore c’era un anziano con una rosa in mano. La rosa era per sua moglie, la teneva in mano, fiero di quell’amore. Sembrava un giovane ragazzo al primo appuntamento.
Allora, ho iniziato a pensare alla sua lei… sarebbe stata felice? si, certo. L’avrebbe ringraziato? Sicuramente. Ad un tratto ho sorriso, pensando a quanto noi donne in realtà non ci accontentiamo mai, allora ho iniziato a pensare che sicuramente avrebbe fatto entrambe le cose, ma non prima di avergli detto ”Ma che ti sei messo?! ti avevo messo i vestiti sulla sedia, perché questo pullover che è tutto rovinato… sei sempre tu”.
Ecco credo che l’amore si racchiuda in questa frase “Sei sempre tu”, riconoscere e riconoscersi fra dieci, cento, mille persone…sempre. E non importa se a riconoscersi è un padre con la propria figlia, un fratello con una sorella, due amiche o una zia con suo nipote. È Amore se riconosci quella persona, e quella persona fa parte di te (vale anche per te stesso).

Quindi miei cari amici, se oggi non siete felicemente fidanzati o innamorati poco importa, è il giorno dell’amore e l’amore si sa è pieno di sfumature.
Uscite con amici, preparate il vostro dolce preferito, ascoltate una canzone che vi piace, programmate qualcosa per voi e per chi amate.

Non soffermatevi dove sapete che non potete amare, dove non siete amati, ma amatevi e fatelo in modo tale da saper scegliere a cui dire “sei sempre tu” perché purtroppo o per fortuna non possiamo decidere di chi innamorarci.
Non tutti sanno dimostrare il loro amore, e non tutti se ne ricordano spesso, ciò non significa che non ti amino con tutto ciò di cui sono capaci. È vero l’amore è ogni giorno, non basta una data nel calendario per ricordarlo, non basta una rosa e dei cioccolatini, ma ci sono, esistono e sarà come dice qualcuno puro “marketing” ma perfino il golfino che state indossando in questo momento è stato creato a fronte di un bisogno, ed è stato creato per ricavarne qualcosa. È marketing. Quindi ben vengono i bigliettini scritti a mano, i messaggi dentro un cioccolatino, un tenero peluche, ma soprattutto ben venga tutto ciò che vi fa sorridere.

Vi è l’Amore di Romeo e Gulietta, Tristano e Isotta, Dante e Beatrice, Leopardi e Silvia, Rose e Jack (quest’ultimi sono più familiari eh …) e poi c’è l’Amore quello umano, quello vero, quello che “Mannaggia quando ti ho incontrato, ma per fortuna è successo e comunque sia andata è stato bello incontrarsi”. L’Amore non ha definizione.
Personalmente io non vedo l’ora di poter dire “ Una rosa? Dov’è il mio girasole? che è con l’età ti stai dimenticando il mio fiore preferito?” e lui sicuramente risponderà “Sei sempre tu”.

Buon San Valentino a tutti voi.

Impara l’arte del fallimento

Il vero successo è imparare l’arte del fallimento, capire che, quello che hai affrontato, in ogni caso “è successo” nella tua vita e tu sei riuscito al di là delle aspettative ad affrontarlo.

Tra le cose che ti dicono quando cresci è che più o meno la tua vita si svolgerà così: troverai un buon lavoro, un buon marito/una brava moglie, farai carriera (forse) e costruirai una famiglia (forse), in altre parole… avrai successo.

Non importa quanto sia alto il tuo quoziente intellettivo, dove vivi, chi sposerai… tu avrai successo! Il successo è tutto. Il primo della classe, la ragazza perfetta, il lavoro dei tuoi sogni, una vita perfetta, avrai tutto se solo riuscirai ad avere successo.

Basta digitare la parola “successo” su internet e troverai articoli come:”Guida per il successo“, “I segreti per il successo“, “Come avere successo nella vita“, “Dieci regole per avere successo” ( eh già… in fondo è facile, dai che ci vuole a seguire 10 semplici regole) e ti troverai all’apice del successo.

Ciò che nessuno ti dirà mai è che ci saranno scivoloni, cadrai, ti smarrirai, odierai a volte il lavoro che farai, ti innamorerai di quella sbagliata ma che a te sembra perfetta, arriverai ultimo a quel concorso, dirai fine ad un matrimonio, chiuderai la tua azienda… in altre parole: fallirai.

Nessuna guida per il fallimento, ed ecco che ti ritrovi lì con in mano tutti i cocci dei tuoi fallimenti. Siamo nell’epoca dei grandi successi e tu, o tieni il passo o ti ritrovi ad un passo dal baratro. Il fallimento è qualcosa che non possiamo permetterci, ma chi più e chi meno, ha almeno fallito in qualcosa nella propria vita. Perché che piaccia o no, il fallimento è umano.

In realtà, il successo ed il fallimento hanno un denominatore comune: il far succedere una cosa. È lì, la sottile differenza in cui anche un fallimento potrà diventare un successo.

Che tu ti sia iscritto all’università ma poi hai capito che non eri “portato” per quel percorso di studi, che ti sia sposato con la persona che credevi fosse quella “giusta“quando in realtà non lo era, che tu abbia cambiato lavoro, affrontato mille avversità oppure semplicemente che tu ti sia esercitato, allenato, per quella prova tanto attesa, che poi hai fallito, tutto ciò poco importa, quello che importa, è che tu l’abbia fatto.

Il vero successo è imparare l’arte del fallimento, capire che, quello che hai affrontato, in ogni caso “è successo” nella tua vita e tu sei riuscito al di là delle aspettative ad affrontarlo.

Quindi qualora tu abbia fallito in qualcosa, qualora ti trovassi con i tuoi cocci rotti, sappi che hai due soluzioni: guardare i cocci rotti e rimanere immobile o prendere i cocci rimasti ed andare avanti. I cocci ci sono e tu non puoi far nulla, ciò che farà la differenza è il tuo atteggiamento.

Ti dirò di più, esiste una terza opzione (la mia preferita): lasciare i cocci a terra e andare avanti.

Bisogna “sporcarsi le mani”, impastare, rimpastare, inventare, apprendere e fare meglio. Giocare con i colori della tavolozza, con i neri e con i bianchi , accostare il blu cobalto al giallo e il verde all’arancio. Giocare con le parole, con i suoni, con i dati e i diagrammi, con le viti e i tasselli, con i fili e gli uncinetti. Giocare con la vita e per la vita.

La verità è che abbiamo bisogno di più fallimenti per dare la giusta prospettiva al vero successo. Perché la cosa più brutta che possa capitare nella vita è non aver mai fallito in qualcosa, perché significa che non ti sei mai mosso di un passo dal punto di partenza.

Ho provato , ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio meglio.

Samuel Beckett